Mercoledì, 16 Maggio 2012 12:22

Pronto il ricorso dell’Ilva contro la riapertura dell’AIA. Legambiente: l’arroganza dell’azienda è senza limiti

“E’ veramente senza limiti l’arroganza dell’Ilva”. Questo il commento di Legambiente alla notizia

del ricorso al TAR dell’azienda contro la riapertura dell’AIA. Siamo di fronte all'ennesimo ricorso

alla giustizia amministrativa da parte dell'Ilva spa, posto che sono attualmente pendenti dinanzi al

TAR Puglia sede di Lecce sia il ricorso avverso alcune prescrizioni della provvedimento di AIA, sia

il ricorso avverso l'ordinanza sindacale del Sindaco di Taranto, successiva al deposito delle perizie

chimico-fisica ed epidemiologica nel processo penale pendente dinanzi al Tribunale di Taranto, sia

il ricorso avverso il provvedimento con cui é stata modificata la componente ambientale della

tariffa per prelievo dell'acqua ad uso industriale.

La notizia, peraltro, conferma la sensazione, già nettamente percepibile nei mesi scorsi, che in Ilva

abbia prevalso la fazione dei "falchi" sulle "colombe" e che si sia di fronte ad una strategia ormai

conclamata di muro contro muro senza alcuna concessione al dialogo.

“L’Ilva dovrebbe mettersi d’accordo con se stessa - continua la nota congiunta di Legambiente

firmata da Lunetta Franco, presidente del circolo di Taranto, Francesco Tarantini, presidente

regionale e da Stefano Ciafani, vice presidente nazionale dell’associazione -: da una parte ricorre al

TAR contro la “vecchia” AIA chiedendo la rimozione di alcune delle poche misure rigorose

contenute in quella autorizzazione da noi già ritenuta del tutto insufficiente e inadeguata ad

affrontare il carico inquinante che il siderurgico riversa sulla città di Taranto; dall’altro ricorre

contro l’ipotesi di una nuova AIA di cui non si conoscono ancora né i contenuti (come è ovvio visto

che il procedimento è stato aperto da pochissimi giorni), né le linee guida e gli eventuali

cambiamenti rispetto alla vecchia autorizzazione. Il tutto mentre la città è letteralmente inondata da

messaggi pubblicitari tesi a evidenziare l’impegno contro l’inquinamento di un’azienda che, da 3

anni, nei propri Rapporti sull’ambiente e la sicurezza propaganda i propri investimenti (sempre gli

stessi nei 3 rapporti 2009, 2010 e 2011) per l’ambientalizzazione degli impianti tarantini”.

“L’Ilva, abituata a fare il bello e il cattivo tempo con governi che le hanno concesso di operare

quasi indisturbata, - basterà solo ricordare il ruolo di “avvocato difensore” dell’azienda svolto dal

precedente ministro dell’ambiente Stefania Prestigiacomo nella partita sulla legge regionale

antidiossina e sulla stessa AIA -, appena si profila l’ipotesi di una istruttoria dell’AIA che tenga

conto della insufficienza delle prescrizioni precedenti anche alla luce delle perizie presentate nei

mesi scorsi nel corso dell’incidente probatorio svolto nell’ambito dell’inchiesta per disastro

ambientale, mostra ancora una volta la protervia di chi si vanta a parole dei propri interventi contro

l’inquinamento, ma quasi nulla vuole fare di concreto per contenere il proprio carico inquinante”.

“Legambiente non ci sta - concludono Lunetta Franco Francesco Tarantini e Stefano Ciafani -: ci

opporremo con tutte le nostre forze a questo disegno contrastando anche in giudizio questa deriva

processuale, parteciperemo all’istruttoria dell’AIA (abbiamo già presentato al Ministero

dell’Ambiente un documento con 26 richieste per noi irrinunciabili) e ci faremo promotori di ogni

azione utile affinché tutti gli enti competenti adottino ogni provvedimento utile al definitivo varo di

un sistema di prescrizioni finalmente idonea a preservare il bene vita ed il bene salute, nonché il

diritto dei cittadini di Taranto ad un ambiente non inquinato.

Chiediamo pertanto al Comune di Taranto e al nuovo sindaco che sarà eletto la prossima domenica,

alla Provincia di Taranto, alla Regione Puglia e allo stesso Ministro dell’Ambiente di non piegarsi a

questo ricatto e di operare perché all’Ilva siano finalmente imposte quelle prescrizioni, da noi

richieste da anni, che ne riducano drasticamente l’impatto ambientale”.

Legambiente

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