Martedì, 31 Gennaio 2012 12:57

ILVA: i periti indicano gli interventi necessari per ridurre l’inquinamento

Circolo di Taranto    Taranto, 31 gennaio 2012

COMUNICATO STAMPA

“I periti confermano quanto sostenuto da Legambiente in tutte le sedi e cioè che sono

necessarie misure decisamente più’ rigorose per contenere il massiccio carico

inquinante provocato dall’Ilva. L’azienda, da parte sua, con il ricorso al Tar contro

l’Aia vuole “ammorbidire” le già insufficienti prescrizioni. Adesso Istituzioni e

Ministero non possono far finta di niente e devono pretendere l’adozione di

tecnologie e pratiche operative che minimizzino le emissioni.” Questo il commento di

Lunetta Franco

e Leo Corvace del Circolo tarantino di Legambiente in merito

alle conclusioni della “superperizia” predisposta dal Gip nell’ambito del

procedimento per disastro ambientale a carico dell’Ilva rese note nei giorni scorsi.

“Le conclusioni dei periti sono di grande rilevanza” – continuano i due esponenti di

Legambiente – “in quanto affermano che nello stabilimento non sono adottate “tutte

le misure idonee ad evitare la dispersione incontrollata di fumi e polveri nocive alla

salute dei lavoratori e di terzi”. Sono inoltre di estrema importanza sia rispetto al

ricorso al TAR inoltrato dall’azienda, sia rispetto alle misure da assumere per far

fronte all’emergenza PM10. Da esse vengono infine conferme sulla denuncia

effettuata a giugno da parte del NOE in merito al fenomeno dello “slapping” in

acciaieria”.

I periti, inoltre, non si limitano ad evidenziare i punti deboli dei vari impianti

Ilva, ma indicano gli interventi necessari per ridurne il carico inquinante

.

In merito alla diossina, ad esempio, l’attenzione deve essere rivolta all’efficacia degli

elettrofiltri installati sull’agglomerato per impedire la dispersione delle polveri

captate e alle modalità di smaltimento delle stesse nelle discariche interne. Le polveri,

in base al loro livello di contaminazione da diossina, sono destinate a differenti

tipologie di discariche. Non risulta però che vengano effettuati adeguati controlli nel

merito. Tali questioni, già sollevate dalle associazioni in sede di procedimento per il

rilascio dell’AIA, sono state ignorate dalla commissione IPPC e dal Ministero

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dell’Ambiente i quali, nella versione definitiva dell’AIA, hanno eliminato la

prescrizione riguardante “il controllo sistematico delle ricadute al suolo dei

microinquinanti“.

Circa la mancata adozione di tutte le misure idonee ad evitare le emissioni fuggitive,

le risposte dei periti confermano le critiche, rivolte da Legambiente all’AIA rilasciata

all’Ilva. La commissione IPPC ed il Ministero dell’Ambiente hanno infatti

scandalosamente eliminato o sminuito importanti prescrizioni contenute nei

documenti presentati in fase istruttoria come “l’adozione di un sistema di

monitoraggio ad alta risoluzione temporale lungo il perimetro della cokeria“

(eliminata); “lo studio per la riduzione delle emissioni diffuse e fuggitive”

(confermato ma finalizzato non più al raggiungimento dell'80 % ma del 50 % di

diminuzione delle stesse emissioni e comunque senza fissare un termine temporale

per il raggiungimento degli obiettivi); Commissione IPPC e Ministero hanno inoltre

modificato in maniera inaccettabile i criteri di valutazione dei tempi delle emissioni

visive, svuotando di fatto la portata della prescrizione riguardante “l’istallazione di

un sistema di monitoraggio a videocamera in varie postazioni strategiche all'interno

dello stabilimento”.

Tutte prescrizioni rivendicate da Legambiente e che avrebbero potuto tenere sotto

controllo le emissioni non convogliate dai vari impianti. Su questo tema la perizia ,

riportando dati preoccupanti anche per i parchi minerali, rende ancora più

s tringente la necessità di procedere alla loro copertura per far fronte

all’emergenza PM10. Le Istituzioni interessate non possono non tenerne conto.

Dalla perizia emergono altri dati, come la differenza anche notevole delle prestazioni

ambientali tra una batteria e l’altra, che impongono di allineare le suddette prestazioni

a quelle migliori rilevate e l’installazione da parte dell’Ilva del sistema di

abbattimento delle emissioni convogliate dai camini della cokeria. Una prescrizione

prevista nell’AIA (tra le poche rigorose) ma che l’azienda tenta di eliminare con il

suo ricorso al TAR cui Legambiente ha presentato opposizione.

Non va sottovalutato, infine, che le conclusioni dei periti possono fornire ulteriori

elementi a sostegno delle eventuali vertenze dei lavoratori in tema di salute e

sicurezza nonché delle richieste di risarcimento per danni subiti a vario titolo a causa

delle emissioni inquinanti dello stabilimento siderurgico.

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