Mercoledì, 07 Marzo 2012 10:19

L’ILVA insiste, davanti al TAR di Lecce, nella richiesta di sospensiva dell’AIA.

Legambiente: il ricorso dell’ILVA è infondato sia in fatto che in diritto.

Confidiamo che questa volta il TAR voglia accogliere le tesi difensive delle parti

resistenti anche perché l’accoglimento del ricorso ILVA sarebbe, nella situazione attuale,

davvero paradossale

.

 

Oggi dinanzi al Tar Puglia sede di Lecce si è svolta l’udienza di Camera di Consiglio

sulla istanza di sospensiva avanzata dall’ILVA S.p.A..

Neppure in un momento drammatico come l’attuale, nel quale emergono elementi di

tale gravità che dovrebbero indurre tutti ad una riflessione più approfondita circa le

modalità con cui l’attività dell’impianto siderurgico si è svolta in passato e continua a

svolgersi attualmente, ebbene neppure in tale momento, in cui si discute

dell’ordinanza emessa dal Sindaco di Taranto e delle perizie depositate nell’incidente

probatorio disposto dal G.I.P. del Tribunale di Taranto, e quindi della prova che le

prescrizioni sino ad oggi imposte non sono sufficienti a rendere le emissioni

inquinanti in linea con i limiti di legge e con la sopportabilità dei cittadini, con gravi

conseguenze sulla salute di questi ultimi, l’ILVA ha dato prova di voler aprire una

fase di dialogo più sereno con il territorio e le istituzioni, magari rinunciando alla

istanza di sospensiva oggi discussa.

L’ILVA ha invece insistito pervicacemente, nella propria richiesta di sospensione

dell’efficacia del provvedimento di A.I.A., relativamente alle prescrizioni in materia

di sistemi di abbattimento di macro e micro inquinanti, nonché di rete di smaltimento

delle acque reflue.

E’ facile trarre, da questo atteggiamento dell’ILVA, una duplice considerazione: da un

lato deve intendersi che la società sia intenzionata a proseguire nella propria

sistematica azione tesa all’impugnativa di qualsiasi provvedimento che interessi la

propria attività, con la facile previsione che anche l’ordinanza del Sindaco Stefano

sarà oggetto di impugnativa; dall’altro sembra evidente che viene chiusa ogni

possibilità di dialogo con i cittadini e le istituzioni locali, ritenendo che la sede idonea

per la definizione dei rapporti sia quella giudiziaria e non quella concertativa e

procedimentale. Ciò risulta particolarmente e negativamente significativo anche in

considerazione del fatto che il prossimo 14 marzo è previsto un incontro tra

istituzioni locali e Ministero propedeutico alla riapertura del procedimento di A.I.A.,

e che potrebbe essere proprio quella la sede nella quale, in contraddittorio con tutte le

altre parti, andare a verificare le modalità di esecuzione e il peso delle prescrizioni.

Legambiente ritiene che il ricorso avverso il provvedimento di A.I.A. sia infondato

sia in fatto che in diritto, così come specificamente dettagliato nell’atto di

costituzione depositato in giudizio, e che a maggior ragione sia da rigettare l’istanza

di sospensione, sia perché la materia posta al vaglio del TAR è di tale complessità

tecnica che mal si concilia ad una decisione in sede cautelare, sia perché non

sussistono i requisiti previsti dalla legge per il suo accoglimento, con particolare

riferimento al cd. periculum in mora, essendo tutte le prescrizioni impugnate non

suscettibili di applicazione immediata.

Si confida quindi che questa volta il TAR voglia accogliere le tesi difensive delle

parti resistenti e rigettare l’istanza cautelare, anche perché un suo accoglimento, nella

situazione attuale, risulterebbe davvero paradossale.

 

Circolo di Taranto

 

7 marzo 2012

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