PREMESSA  

Nella perizia predisposta dal GIP P. Todisco risulta come gran parte degli interventi previsti dagli atti di intesa 2002 / 2005 siano stati effettuati su impianti poi risultati non funzionanti oppure non realizzati affatto. Ne consegue che il piano di adeguamento alle B.A.T., presentato dall'Ilva nell'ambito della procedura di rilascio dell'A.I.A. e peraltro riferito a dati del lontano 2005, poggiasse su basi non corrispondenti al reale stato di esercizio degli impianti e dei livelli di inquinamento ad essi collegati. Ne deriva, ancora, che:  

- lo stesso piano non possa essere assunto a riferimento per quanto riguarda il riesame dell'AIA concessa nell'agosto dello scorso anno.

- il riesame avrebbe dovuto comportare la proposizione di un quadro aggiornato e più consone alla realtà circa il contesto ambientale dello stabilimento siderurgico.

  Si ritiene, inoltre, che il riesame dell'AIA avrebbe dovuto riguardare la complessità delle varie sorgenti di impatto ambientale e non limitarsi al settore aria.

  Si prende atto di come il nuovo parere formulato dalla commissione IPPC abbia recepito molte delle richieste e/o degli orientamenti proposti dalla Legambiente nei 26 punti ritenuti "irrinunciabili" in un documento inoltrato al Ministero dell'Ambiente il 3 maggio c.a. e nelle osservazioni alla precedente AIA.  Nel frattempo  gli sviluppi dell'inchiesta avviata dalla Procura di Taranto nei confronti dell'Ilva ( per disastro colposo e  doloso, getto pericoloso di cose, avvelenamento di sostanze pericolose, etc), l'applicazione delle nuove bref approvate dalla Commissione Europea e l'approvazione della legge regionale n. 21 del 24.07.2012 hanno radicalmente mutato il quadro di riferimento. Si rende quindi necessario integrare e/o modificare i punti di questo documento apportando i rilievi che seguono al parere espresso dalla commissione IPPC ad ottobre 2012. Le osservazioni che seguono tengono anche conto  delle emergenze benzo(a)pirene e PM10. La centralina di via Machiavelli ubicata nel quartiere Tamburi ha registrato lo sforamento dell’obiettivo di qualità di 1 ng/mc relativo al benzo(a)pirene negli anni 2011, 2010, 2009 e 2008. Per quanto riguarda il PM10 lo scorso anno le centraline di monitoraggio dislocate in via Machiavelli ed in via Archimede hanno rispettivamente registrato 45 e 40 superamenti sforando il limite normativo di 35. In quello in corso al 15 ottobre i superamenti sono stati 36 e 25.  

PRESCRIZIONI DI CARATTERE GENERALE

  Le criticità ambientali e sanitarie del territorio _ già dichiarato ad elevato rischio ambientale, inserito tra i SIN per le bonifiche ed alle prese con le emergenze benzo(a)pirene e PM10 in corso _ impongono l’inserimento, nell’AIA, di  prescrizioni volte a ridurre, drasticamente e nei tempi più celeri, i flussi di massa e le concentrazioni dei vari inquinanti immessi nell’ambiente, adottando :

I provvedimenti tecnici assunti dai custodi giudiziari nominati dal Gip P. Todisco. Occorre rilevare come il parere non abbia recepito le prescrizioni della magistratura in ordine ai tempi di chiusura di diversi impianti quali l'AFO 5 ed alcune batterie della cokeria. Tale discrepanza può inficiare alla base l'efficacia dell'AIA che si va ad approvare. L'esercizio di impianti sotto sequestro può configurarsi come persistenza di una situazione dichiarata di pericolo e reiterazione del reato ad essa associata. Per Legambiente il riesame dell'AIA deve proporsi come complesso di prescrizioni a carico dell'azienda per poter risanare e/o ristrutturare gli impianti sequestrati e consentirne la riapertura.  

Le nuove MTD approvate dalla Commissione Europea in data 28 febbraio 2012 ed in particolare il perseguimento del limite più restrittivo  previsto per i vari settori impiantistici.

le migliori tecnologie in assoluto (art. 29 septies del D.Lgs 152/06 già 59/05 art. 8 del D.Lgs) e limiti di emissione molto più rigorosi rispetto a quelli previsti dalla legislazione nazionale e regionale, mirando a ridurre al minimo l'inquinamento (art. 29 sexies del D.Lgs già art. 7 comma 4 del D.Lgs 59/05).  

i contenuti della legge regionale n. 21 del 24.07.2012. L'applicazione di questa norma implica che le prescrizioni adottate nel riesame dell'AIA debbano essere rivisitate sulla base della valutazione del danno sanitario indotto dall'esercizio dello stabilimento

Si ritiene inoltre indispensabile prescrivere all’azienda di fornire fideiussione di importo adeguato a fronte di futuri interventi di dismissione e bonifica.

  Le prescrizioni, riguardanti il solo settore aria, devono prevedere :

a)

Confinamento / incapsulamento, salvo difficoltà tecniche insormontabili, degli impianti e delle parti del processo produttivo responsabili delle emissioni diffuse e fuggitive come in larga parte previsto dalle nuove BAT.

b)

Adozione generalizzata di filtri a tessuto alle varie fonti di emissioni con relativo programma di controllo della loro efficienza e di smaltimento delle polveri captate.

c)

Monitoraggio e/o campionamento in continuo di macro e micro inquinanti presso gli impianti maggiormente inquinanti e trasparenza dei dati. Il sistema di monitoraggio in continuo deve garantire un controllo, da parte degli enti preposti, non nella sola fase di trasmissione finale dei dati ma anche in quella intermedia di elaborazione automatica degli stessi dati nel software. Del resto questa è una delle condizioni imposte dal Gip P. Tedesco per consentire agli impianti sotto sequestro di poter riprendere l'esercizio dopo il loro risanamento ambientale.

d)

Modifica della capacità produttiva di 15 milioni t/a di acciaio prevista nell'AIA rilasciata nell'agosto 2011 poiché assolutamente incompatibile, con qualsiasi processo di risanamento ambientale dello stabilimento siderurgico. Altresì insostenibile deve ritenersi la quota 11,5 mln t/a di acciaio prevista, a regime,  nel nuovo parere redatto dalla commissione IPPC.  In un processo produttivo come il siderurgico, più alta è la produzione e maggiori sono le emissioni in atmosfera e nel mare, svilendo qualsiasi intervento di miglioramento ambientale indipendentemente dalle pratiche operative adottate. Si richiede quindi che l’AIA  preveda un limite alla capacità produttiva futura dello stabilimento inferiore  a 8 mln di ton/a di acciaio che, comunque, nell'attuale situazione impiantistica e in rapporto alle criticità ambientali del territorio risulta oggi insostenibile.  

e)

La riduzione, in conseguenza di quanto esposto nel punto precedente, dei tempi di riduzione dei flussi di massa del parametro polveri imposti all'azienda per cokeria (73 %), agglomerato (60 %), altiforni (47 %) ed acciaierie (50 %) portandoli da marzo 2016 a 31.12.2014.

f)

Nelle osservazioni di Legambiente era stata registrata la grande incongruenza tra il parere della commissione IPPC ed il PMC dell'Ispra. Nei due documenti erano riportati parametri e modalità di monitoraggio differenti in rapporto allo stesso oggetto. Questa dissonanza è stata all'origine dell'accoglimento, da parte del TAR di Lecce, del ricorso inoltrato dall'Ilva con conseguente eliminazione di parte del precedente piano di monitoraggio e controllo ambientale. Se ne richiede il ripristino per le parti riguardanti il settore aria e secondo le nuove formulazioni previste dalle nuove Bref .

g)

Il perseguimento delle migliori tecnologie in assoluto deve anche tradursi in prescrizione del valore più basso degli intervalli tabellari previsti dalle nuove Bref per i vari settori produttivi.

h)

L'adeguamento alle migliori prestazioni ambientali offerte da impianti similari nell'ambito dello stesso settore e nel rispetto dei limiti imposti. La perizia chimica predisposta dal GIP P. Todisco ha, ad es., evidenziato come le batterie della cokeria o gli altiforni abbiano tra loro rendimenti diversi.

i)

L'implementazione del sistema di video - sorveglianza non solo in funzione dell'osservazione dei fenomeni di emissioni diffuse e fuggitive ma anche dei camini e delle torce degli impianti maggiormente inquinanti come la cokeria.

j)

Ottimizzazione del sistema di gestione ambientale con una programmazione delle sue diverse componenti tra cui : controllo efficace dei processi e delle prestazioni con puntuale adozione di misure correttive e nuove tecnologie pulite , manutenzione tesa a garantire la piena efficienza ambientale degli impianti, formazione del personale, prevenzione e gestione delle emergenze.

k)

Una relazione circa il reale stato di applicazione delle prescrizioni previste dall'AIA rilasciata nell'agosto 2011 e degli interventi che il gestore dichiara di aver effettuato in base ai precedenti atti di intesa. La sua stesura avrebbe dovuto essere propedeutica ai lavori della commissione IPPC per garantirne  puntualità ed efficacia.

  COKERIA

  Sono state accolte diverse richieste della Legambiente come prescrizione dei tempi di distillazione, del controllo della temperatura, del monitoraggio in continuo di IPA e benzene nelle fasi di caricamento e sfornamento.

  *  Le disposizioni “Rif. 2” del 17.09.2012  dei custodi giudiziari prescrivono il completo ed immediato  rifacimento delle batterie 3 – 4 – 5 – 6 – 9 – 10 - 11 e l’adeguamento delle batterie 7 – 8 e 12 con relativo rifacimento delle torri di spegnimento n. 1 – 2 – 4 – 5 – 6 – 7. Disposizioni recepite dal parere con formulazioni insufficienti e con tempi di previsione dilazionati nel tempo per le batterie 11 (avvio 1.1.2014), 7 – 8 e 12 (1.7.2014).  

   La portata degli interventi prescritti è tale per cui occorre prendere in considerazione la possibilità di una ricostruzione della cokeria in una zona maggiormente distante dal centro abitato, dotandola di celle di maggiori dimensioni come previsto dalla BAT "X /46". Il numero delle celle verrebbe in tal modo ridotto ottenendo una maggiore efficienza e minori emissioni. La capacità complessiva di distillazione dovrebbe comunque rimanere invariata. L'operazione riproporrebbe sul territorio quanto già avvenuto a Duisburg.

  * Nel caso di non recepimento del punto precedente si ritiene doversi procedere alla chiusura delle quattro batterie dal maggior impatto ambientale e dalla minore efficienza tecnologica. Misura ritenuta necessaria per una riduzione delle emissioni di polveri, IPA ed altre sostanze inquinanti.

   * Gli interventi previsti nel parere della commissione IPPC  per le batterie 5 - 6  risultano, nella loro formulazione,  generici rispetto a quanto proposto sia dall'azienda il 18.09.2012 nel "piano di investimenti immediati" che dai custodi giudiziari nelle disposizioni “Rif. 2” emanate il 17.09.2012.  Occorre quindi che la prescrizione del parere sia integrata dalla seguente formulazione, maggiormente esplicativa, adottata dal "piano" aziendale : demolizione e ricostruzione del piano di carica, delle pareti refrattarie e dei generatori dei forni a coke; sostituzione delle carpenterie, dei telai fissi e delle porte dei forni; sostituzione dei bariletti di convogliamento gas; rifacimento di tutte le reti di fluidi di servizio dell'impianto. Si richiede che tale integrazione sia allargata anche alle prescrizioni previste per le batterie 3 - 4 - 9 - 10 - 11. Occorre, inoltre, che la commissione motivi la decisione di non imporre le stesse prescrizioni per le restanti batterie 7 - 8 - 12 per le quali sono previste solo l'installazione del sistema "proven" e la ricostruzione della torre di spegnimento ad esse rapportate (pag. 20 del parere).

 * Nel parere si affronta in maniera insufficiente l'applicazione della BAT "51" relativa alla fase di spegnimento del coke. Si condivide per le polveri il limite imposto, a regime, di 20 mg/Nmc. Occorre che venga però esplicitata la modalità con la quale l'azienda debba raggiungere tale obiettivo. Nel merito si ritiene necessario il ricorso alla tecnica dello spegnimento a secco a cui il limite citato è peraltro  associato nelle stesse BAT. L'adozione della nuova tecnica viene favorita dalla prescrizione che prevede la ricostruzione di tutte le torri di spegnimento.

  * Su ricorso dell’Ilva la prescrizione, prevista nell'AIA rilasciata ad agosto 2011, di adozione di sistemi di abbattimento delle emissioni dai camini delle batterie è stata eliminata con sentenza del TAR di Lecce. Per l’azienda era ritenuta “insostenibile”; per il TAR “illogico e privo di specifica giustificazione”(ord. 1187/2012) . Nel recente passato anche il rispetto del limite di 0,4 n/mc di diossina e del campionamento in continuo del camino E 312 dell’agglomerato erano stati ritenuti irrealizzabili dall’azienda salvo renderli progetti fattibili per obbligo normativo e/o su pressione delle istituzioni.  Attualmente, quindi, i sei punti di emissione sono privi di sistemi di abbattimento pur appartenenti ad un impianto tra i più inquinanti dello stabilimento e sulla cui gestione la perizia chimica del Gip ha espresso non poche riserve. La commissione  IPPC ha ritenuto di conformarsi alle decisioni assunte dal TAR. Si ritiene, invece, che la notevole portata ( alla capacità produttiva, di ben 842.000 Nmc/h)  delle emissioni da questi camini  imponga la reintegrazione di tale prescrizione nel riesame dell’AIA. Del resto le citate disposizioni “Rif. 2” dei custodi giudiziari vanno in questa direzione come di seguito riportato e di cui si chiede il recepimento : “dovranno essere installati idonei sistemi di trattamento fumi, mediante filtri a manica, ai punti di emissione convogliata E422, E 423, E 424, E 425, E 426, E 428 al fine di garantire un valore limite inferiore a 10 mg/Nmc per le polveri …”(pag. 8).

A tale prescrizione da reintegrare può collegarsi la n. 36 del parere che prevede il convogliamento di tutte le emissioni fuggitive sprigionate durante il processo produttivo con relativo abbattimento con filtro a tessuto. Occorre, altresì, che per la prescrizione n. 36 si imponga la presentazione di un progetto esecutivo in luogo del previsto studio di fattibilità.

* Il monitoraggio della temperatura dei piedritti e delle celle di combustione previsto dalla prescrizione n. 37 deve essere in continuo per meglio garantire l'osservanza della BAT "II /46" ("evitare forti variazioni della temperatura") e della BAT " III / 46" ("osservazione e monitoraggio generali del forno").

* Tra le misure previste per limitare le emissioni di benzo(a)pirene rientrano le opere quotidiane di manutenzione e di regolazione della tenuta delle porte dei forni a coke elevate a  314 ore uomo al giorno per tutto l'anno (600 durante i "wind day"). Tali operazioni espongono però gli addetti a gravi rischi per la gran dispersione dal piano di carica di fumi e gas particolarmente nocivi. Occorre quindi che venga imposto un sistema che consenta di eseguire le manovre in maniera automatica da lavoratori posti al riparo in postazioni mobili.  

* La visibilità di consistenti emissioni dai camini, durante le fasi di caricamento, può essere indice di fessurazioni nel materiale refrattario delle celle. Da qui la necessità dell’installazione di videocamere non solo mirate al controllo delle emissioni fuggitive ma anche di quelle convogliate.

* Occorre prescrivere un sensore per monitorare il grado di deformazione meccanica delle pareti dei forni. Un dispositivo di questo tipo risulta già installato nello stabilimento siderurgico di Dunkerque.

PARCHI MINERALI

 * I tempi previsti per la copertura dei parchi primari (60 gg. + 36 mesi ) sono inaccettabili in rapporto a disagi e danni provocati dalla dispersione nell’aria delle polveri e dell’emergenza PM10 tuttora in corso. La produzione di PM10 di origine industriale è indubbiamente ascrivibile oltre che ai processi di combustione anche alla movimentazione delle materie prime nei parchi di stoccaggio dell’Ilva per effetto dei venti e delle azioni meccaniche. Una conferma di questa asserzione è contenuta nella sentenza di condanna subita dall’Ilva il 28.09.05 in sede di Cassazione per la dispersione di polveri dai parchi minerali “ g) le polveri rinvenute in quantità notevole e prelevate in varie zone della città di Taranto, provenivano certamente dai parchi minerali dello stabilimento Ilva, stante le loro caratteristiche costitutive accertate mediante analisi che avevano evidenziato la massiccia presenza, in esse, di ferro,vanadio, cromo e manganese”. La stessa sentenza inoltre rileva “i consulenti tecnici del P.M. avevano accertato come, annualmente, sulla superficie di un mq si depositassero circa 100/200 grammi di polvere, destinati ad aumentare nei punti più vicini al perimetro dello stabilimento siderurgico ed a diminuire a distanza di circa 400/500 metri da esso, inoltre, che per la polvere totale era stato sfiorato il livello di attenzione di 150 mg/mc”. Il Tribunale del riesame, nel provvedimento adottato il 7 agosto 2012 ha sostenuto come “ …dall’area parchi , in conclusione, sono state emesse polveri che non dovevano fuoriuscire o che, comunque, non dovevano superare il limite di normale tollerabilità ex art. 844 c.c. “. Venivano in tal modo confermate le conclusioni contenute nel decreto di sequestro preventivo emanato dal GIP P. Todisco secondo cui i “materiali sversati derivanti da tale area sono tali da indurre imbrattamenti e danneggiamenti agli edifici, e soprattutto molestie e danno alla salute umana.” Ne discerne come la problematica rilevata costituisca tuttora una fonte di rischio per la salute di lavoratori e popolazione e non possa quindi procrastinarsi oltre i tempi tecnici strettamente necessari per provvedere alla sua rimozione. Si richiede, quindi, che la copertura dei parchi minerali avvenga in tempi sensibilmente ridotti rispetto ai 36 mesi previsti.

* Si richiede, nelle more della copertura dei parchi minerali ed oltre gli interventi già previsti nel “parere”, l’installazione di sensori lungo il perimetro degli stessi parchi e limiti di polverosità da non superare salvo far scattare idonee misura di contenimento con un piano straordinario da concordare con gli enti di controllo. Tale misura era già prevista nel      primo atto di intesa siglato nel 1997, salvo perderne le tracce successivamente.

* Occorre che si prenda in considerazione la possibilità di poter approvvigionare gli altiforni tramite pellets. Tale soluzione potrebbe ridurre nettamente la dimensione dei parchi con i relativi benefici in termini di riduzione dell'impatto ambientale.

 

ALTIFORNI 

  Si richiede l'osservanza della disposizione di servizio "Rif.2" del 17.09.2012, con la relativa  tempistica, predisposta dai custodi giudiziari e consistenti in :

- spegnimento e completo rifacimento  AFO 1 e AFO 5

- interventi di miglioramento :

         a) sistema di captazione e depolverazione stock- house su AFO 1 e 2.

         b) captazione emissioni dal campo di colata AFO 1 - 2 - 5

         c) adozione nuovo sistema di granulazione loppa con relativo circuito acqua e condensazione          

             dei vapori per AFO 1 - 5  

         d) adozione sistema per la limitazione emissioni diffuse dallo scarico della sacca a polvere per

             AFO 2

  Tale disposizione, secondo quanto emerge dalla perizia chimica predisposta dal Gip P. Todisco,  non trova completo riscontro con quanto prescritto nel "parere" redatto dalla commissione IPPC. I punti b) e d), con riferimento all'AFO 2, ne sono infatti esclusi.

Si rilevano anche diversi inauditi ritardi ed incongruenze. L'intervento b) sull'AFO 1, secondo quanto riportato nel cronoprogramma aziendale inserito nell'AIA rilasciata, avrebbe dovuto già essere realizzato entro il 2010; per l'AFO 5 entro settembre 2013 mentre per il "parere" il solo avvio dei lavori viene fissato entro il 1° luglio 2014. L'intervento c) per l'AFO 1 avrebbe dovuto concludersi entro settembre 2011; per l'AFO 5 entro settembre 2013 a fronte del "parere"  in cui l'avvio dei lavori viene anche in questo caso previsto entro il 1° luglio 2014. In positivo si registra come il punto c), in difformità con la disposizione dei custodi, sia esteso nel "parere" anche all'AFO 4.

 Risulta che solo negli impianti stock house di AFO 4 e 5 siano installati filtri a tessuto mentre in quelli di AFO 1 e 2 sono adottati sistemi di abbattimento ad umido con una capacità di captazione polveri decisamente inferiore. Si richiede l'adozione di filtri a tessuto anche per questi due ultimi altiforni, misura del resto obbligata per rispettare il limite di 10 mg/Nmc imposto nel "parere".

  Si richiede, in applicazione delle BAT "n. I/61 e n. 62" , la copertura dei canali di colata per tutti gli altiforni ed il divieto di utilizzare catrame per il rivestimento degli stessi con relativo controllo di merito.

  Si richiede l'applicazione della "BAT 69", non contemplata nel "parere", in ordine all'implementazione  di sistemi atti a ridurre gli odori nella fase di trattamento delle scorie.

AGGLOMERATO

  Nel "parere" da subito si prescrive  "la completa captazione ed il convogliamento delle attuali emissioni diffuse generate dal raffreddatore circolare".

  L'installazione di filtri a tessuto lungo il processo di sinterizzazione è invece divenuta questione piuttosto controversa. Formalmente l'azienda si è dichiarata disponibile a realizzare l'intervento nel citato "piano di investimenti immediati". Nel "parere" non viene invece previsto. Se ne richiede la prescrizione in quanto garantisce performance decisamente superiori rispetto agli elettrofiltri ed in grado di far rispettare il limite più severo previsto dalle nuove Bref per il parametro polveri.

  Si ribadisce l'importanza del campionamento in continuo delle emissioni di diossina dal camino E 312 su un impianto che ne produce la maggior quantità nel Paese con tutte le conseguenze ambientali, sanitarie ed economiche nel territorio circostante. La tecnologia è recepita nel PMC ma con la formulazione ambigua di "campionamento a lungo termine" di cui si chiede il cambiamento in " campionamento in continuo".

ACCIAIERIE

  Il "parere" recepisce le prescrizioni contenute nelle "disposizioni" dei custodi giudiziari.

  Dal rapporto del NOE reso noto nel giugno dello scorso anno  emerge un quadro preoccupante circa la portata dello "slopping".  Dal 1° aprile al 10 maggio 2011 le video - riprese hanno registrato, nella sola fase diurna, 121 eventi di questo fenomeno all'ACC/1 e 69 per l'ACC/2. Occorre intervenire prescrivendo, oltre il monitoraggio del fenomeno, l'adozione di automatismi previsto da sistemi cosiddetti "esperti" in grado di regolare il processo di soffiaggio dell'ossigeno e dell'altezza della lancia nel convertitore, intervenendo quindi sulla formazione della schiuma nella scoria.  

  Si ritiene importante la chiusura e copertura dell'ACC/1 proposte dall'Ilva nel suo "piano di investimenti immediati" presentato il 18 settembre c.a.. E' in linea con la realizzazione di un nuovo sistema di depolverazione a tessuto previsto sia dal "parere" che dalle "disposizioni".

  La dispersione di fumi e gas viene registrata anche dai tetti dell'ACC/2 nonostante la recente 'installazione di un nuovo sistema di depolverazione secondaria. Occorre che nel merito venga svolta un'indagine per far emergere la portata di questa disfunzione e le sue cause per poter assumere i provvedimenti del caso.

  Occorre affrontare le problematiche relative all'adozione della tecnica della "combustione soppressa", in base alla quale il gas di acciaieria viene recuperato solo nella fase centrale del processo di affinazione in convertitore (durante la quale detiene  maggior quantità di ossido di carbonio) mentre nelle fasi iniziali e finali viene combusto in torcia. Non a caso nel suo rapporto il NOE denuncia un uso continuato delle torce del tutto distorto, di fatto assurto a pratica di smaltimento e non legato ad eventi eccezionali (emergenze e/o problemi di sicurezza). Questa tecnica è prevista dalle B.A.T. ma, tanto più in assenza di accorgimenti che incidano sulla combustione delle torce, ai vantaggi del recupero del gas di acciaieria (poi sfruttato a scopo energetico) fanno da contrappeso insopportabili emissioni inquinanti. Tale anomalia va decisamente superata con le eventuali opportune modifiche di processo e/o adozione di adeguati sistemi di captazione. Occorre che i sistemi di prelievo dei gas in torcia ed idonei sistemi di monitoraggio in continuo dei parametri portata, CO, e temperatura di combustione, pur previsti dall'AIA, siano implementati da subito. Occorre inoltre che le torce, oltre quanto previsto dal "parere" siano dotate sia di un sistema atto ad impedire l’ingresso di aria nel corpo della stessa (con relativo monitoraggio in continuo dell’ossigeno) e sia di smokeless per migliorare la combustione e ridurre le emissioni di residui carboniosi (fumate nere). Oltretutto il NOE ipotizza che l'azienda possa non possedere l'autorizzazione necessaria per la dispersione delle emissioni diffuse trattate in questo capitolo.

PIANO DI CONTROLLO E  MONITORAGGIO AMBIENTALE

   Si prende atto della prescrizione n. 89 del "parere" relativo al monitoraggio in continuo di tutti i camini delle aree cokeria, agglomerato, altiforni ed acciaierie, della rete di monitoraggio da ubicare lungo il perimetro dello stabilimento e del sistema di monitoraggio in continuo di IPA, BTEX e polveri in linea con quanto richiesto dalla Legambiente. Si ritengono comunque troppo lunghi i sei mesi concessi all'azienda per presentare un "piano per la piena esecuzione del PMC" poichè si aggiungono al tempo di un anno già previsto dall'AIA in fase di riesame.

  Inoltre si richiede che i "parametri conoscitivi" indicati per alcune categorie di inquinanti relativamente al monitoraggio di diversi camini possano essere trasformati in cogenti o, comunque, legati ad alcuni interventi da adottare in caso di superamento del limite tabellare.

  Occorre inoltre che tutti i dati relativi al rispetto delle prescrizioni dell'AIA, inclusi i dati del monitoraggio predisposti dal PMC, siano consultabili su un apposito sito predisposto dal Ministero dell'Ambiente in collaborazione con Ispra ed Arpa Puglia.

  Si ritengono troppo lunghi i tempi concessi per la presentazione del programma LDAR da parte dell'azienda poiché ha già usufruito di quelli previsti dall'AIA in riesame. Si richiede che, tenendo presente anche del sequestro in atto sugli impianti dell'area "a caldo", i tempi siano ridotti a tre mesi.

Leo Corvace

Taranto, 17 ottobre 2012

Pubblicato in L'Industria
Martedì, 20 Novembre 2012 17:47

Ai Ministri Clini, Passera e Severino

CAMERA DEI DEPUTATI

Resoconti - Seduta n. 605 di giovedì 15 marzo 2012

Svolgimento di interpellanze urgenti (ore 13,50).

(Elementi ed iniziative di competenza in relazione agli sviluppi delle indagini sulle emissioni di sostanze pericolose ed inquinanti da parte dello stabilimento Ilva di Taranto - n. 2-01400 Bratti,, Vico, Mariani, Franceschini).

PRESIDENTE. Il sottosegretario di Stato per l'ambiente e la tutela del territorio e del mare, Tullio Fanelli, ha facoltà di rispondere.

TULLIO FANELLI, Sottosegretario di Stato per l'ambiente e la tutela del territorio e del mare. Signor Presidente, in risposta all'interpellanza urgente n. 2-01400 dell'onorevole Bratti ed altri, si forniscono i seguenti elementi di risposta. La procura della Repubblica di Taranto, a seguito delle risultanze di un prolungato monitoraggio effettuato dal Reparto NOE di Lecce, ha inquisito i vertici aziendali dell'ILVA, Emilio e Nicola Riva, nonché i dirigenti del locale stabilimento per disastro doloso Pag. 169e/o colposo, avvelenamento di terreni e sostanze alimentari, omissione dolosa di cautele contro gli infortuni sul lavoro, il danneggiamento aggravato, il getto e lo sversamento di sostanze pericolose, nonché la violazione della normativa in materia di inquinamento ambientale.
In conseguenza di ciò, il GIP ha disposto una consulenza tecnica multidisciplinare per l'espletamento di due perizie: l'una epidemiologica sulle emissioni dello stabilimento, l'altra concernente gli effetti dell'esposizione ambientale ed occupazionale sulla morbosità e mortalità della popolazione di Taranto e del suo hinterland. La complessa situazione ha, tra l'altro, indotto il procuratore della Repubblica ad indirizzare, lo scorso 2 febbraio, al Ministero dell'ambiente, alla regione Puglia, alla provincia ed al comune di Taranto, una missiva in cui, nell'illustrare la delicatezza della vicenda, ha sensibilizzato ciascuno all'esercizio delle rispettive competenze. La prima perizia, oggetto di incidente probatorio svoltosi lo scorso 17 febbraio, ha evidenziato, al momento degli accertamenti effettuati dagli organi di controllo e con riferimento alle emissioni di diossine, benzo(a)pirene, PCB e polveri minerali, il mancato rispetto delle procedure previste dalla normativa nazionale e regionale. Inoltre, nella maggioranza delle aree e/o delle fasi di processo, è risultata una emissione di inquinanti superiore a quella che avverrebbe in caso di adozione da parte della ILVA delle BAT (Best available technology) con la performance migliore come stabilito dal BREF.
La seconda perizia, depositata il 1o marzo, sarà oggetto di incidente probatorio il prossimo 30 marzo; agli esperti, nominati dal tribunale di Taranto, sono stati rivolti tre specifici quesiti riguardanti le patologie, i decessi ed i ricoveri annuali riconducibili alle emissioni inquinanti, nonché l'impatto delle medesime sulle patologie croniche. Entrambe le perizie hanno avuto una ulteriore risonanza sull'opinione pubblica, alimentando le preoccupazioni già diffuse nella popolazione e sollevando proteste da parte delle associazioni ambientaliste. Il Ministero dell'ambiente, acquisite le perizie, ha provveduto ad inoltrarle alla Commissione istruttoria per l'AIA-IPPC al fine di verificare se esse contengano effettivamente elementi di novità tali da giustificare l'avvio del riesame del provvedimento di Autorizzazione integrata ambientale già rilasciato.
Al riguardo, è opportuno precisare che gli elementi, contenuti nelle citate perizie, che hanno destato preoccupazione nella procura, non riguardano tanto le sostanze che compongono le emissioni dell'impianto (già ben note e tipiche dell'attività condotta), quanto gli effetti sull'ambiente e sulla salute determinati dalle quantità e modalità di rilascio degli inquinanti. In merito all'aspetto sanitario, il sindaco di Taranto ha provveduto, in esito alla segnalazione del procuratore della Repubblica, ad emanare un'apposita ordinanza con prescrizioni a carico dell'ILVA, ritenendo sussistenti le condizioni di eccezionale ed urgente necessità della salute pubblica e dell'ambiente, senza peraltro esercitare la facoltà di richiedere (come espressamente previsto dalla legge in tali casi) il riesame dell'AIA ministeriale.
L'ARPA Puglia, con nota del lo febbraio 2012, ha reso noto un distinto e diverso studio riguardante i risultati del monitoraggio diagnostico del benzo(a)pirene a Taranto; alla luce di tali elementi il presidente della regione Puglia ha inviato una lettera al Ministro Clini, con nota del 5 marzo 2012, con la quale ha richiesto l'avvio del riesame dell'AIA rilasciata.

In seguito a tale richiesta, il Ministro, tempestivamente, ha convenuto di programmare un incontro con il presidente della Regione Puglia ed il sindaco di Taranto per esaminare congiuntamente la situazione e concordare le iniziative da adottare, tra cui il riesame dell'AIA, incontro che si è svolto nella giornata di ieri, 14 marzo 2012 a Bari. Il Ministro Clini, il presidente della regione Puglia, Nichi Vendola, e il sindaco di Taranto, Ippazio Stefano, hanno concordato di avviare il riesame complessivo dell'AIA rilasciata il 4 agosto ultimo scorso per lo stabilimento dell'Ilva di Taranto sulla base delle «BAT Conclusion» per il settore siderurgico, conclusioni recentemente pubblicate sulla Gazzetta ufficiale europea in esito ad una decisione della Commissione europea. Gli obiettivi prioritari prefissati sono l'inquinamento da polveri sottili e quello da idrocarburi policiclici aromatici, cercando soluzioni che siano compatibili con la continuità produttiva e con la riqualificazione e il miglioramento delle attività produttive. Sarà svolto un lavoro puntuale di ricognizione delle soluzioni tecnologiche e organizzative che possono ridurre le cause di inquinamento di sorgenti di rischio che sono evidenziate nelle perizie e che emergono anche dal monitoraggio effettuato a valle dall'autorizzazione integrata ambientale.
Va notato che oggi è disponibile un elemento in più al quale fare riferimento perché è, appunto, entrata in vigore la nuova normativa tecnica di riferimento europeo che stabilisce le migliori tecnologie disponibili per l'attività industriali in Europa che sono anche il riferimento obbligatorio per le procedure di autorizzazione. Già nei prossimi giorni si svolgerà una riunione tecnica per esaminare le azioni che consentano concretamente di avviare il processo di messa in sicurezza e di bonifica dei siti industriali e delle altre aree comprese nel sito di interesse nazionale dì Taranto.

PRESIDENTE. L'onorevole Vico, cofirmatario dell'interpellanza, ha facoltà di replicare.

LUDOVICO VICO. Signor Presidente, onorevole sottosegretario, ho ascoltato con attenzione la risposta all'interpellanza. Mi permetterò rapidissimamente di rappresentare ad ella, al Ministro e al Governo italiano di quale contesto stiamo parlando, da cui ritengo non si possa assolutamente prescindere. Taranto è una città industriale al servizio dell'economia nazionale, voluta dai Governi post-unitari fino ai giorni nostri. Fin dalla fine del 1800 nasce l'arsenale della Marina militare ancora operativo; durante il Fascismo si sviluppa la cantieristica sia militare che civile e nel secondo dopoguerra si aggiungono l'acciaio pubblico, il cemento pubblico e la raffinazione pubblica. Solo nella seconda metà degli anni Novanta del secolo passato, l'acciaio e il cemento vengono privatizzati e, negli ultimi 15 anni, in questa grande città, accanto al porto industriale si è aggiunto positivamente il porto hub di transhipment e, infine, il grande stabilimento di avionica di Alenia che costruisce parti del boeing 787 dreamliner. Insomma, se mi consente, onorevole sottosegretario, nel sistema industriale di Taranto lavorano circa 30 mila persone, di cui 14 mila solo in Ilva. E, allora, mi permetto  di chiedere che si adotti un giusto  approccio da parte del  Governo per costruire un positivo rapporto tra il legislatore, le rappresentanze territoriali ed il Governo medesimo, sia in quest'Aula che ad altri livelli al fine di affrontare la vicenda in essere. Cosa  che il Ministro Clini, mi pare, abbia  già avviato.

Stiamo parlando della storia di una città industriale italiana, che si chiama Taranto. Spero, perciò, di essere stato sommariamente sufficiente nella rappresentazione del contesto, perché dentro quel contesto le questioni che sono davanti a noi, ( come poste dall'interpellanza urgente), hanno bisogno delle giuste soluzioni.
L'evento congiunturale dentro il contesto è in capo all'autorità giudiziaria. Esso avrà i suoi esiti e i suoi sviluppi in ordine agli incidenti probatori già conclusi e a quelli che sono ancora in corso.

Per parte nostra , il punto che nella replica mi permetto di riproporre al Governo è la seguente: è decisivo, nonché importante, che si annunci, in ordine alle novità provenienti dall’autorità giudiziaria rappresentate dalle perizie chimica ed epidemiologica , che esistono le condizioni reali e concrete per la riapertura e l'autorizzazione AIA..
Penso in questo momento, che la sua  dichiarazione di avviare il riesame dellAIA   sia una risposta importante per affrontare le questioni ( in quella città italiana e industriale che si chiama Taranto) ed il grande problema di come portare a sintesi positiva il diritto alla salute e il diritto al lavoro. Questo è il punto più delicato , l’auspicio degli interpellanti ,  l'annuncio della riapertura dell'AIA, che restituirebbe all'intera comunità di chi lavora e di chi vive in quel territorio gli elementi dell'impegno delle istituzioni e del rispetto delle leggi e ovviamente anche della nuova normativa europea a cui lei ha fatto riferimento.
Tuttavia mi permetto già di porre in agenda, oltre alle richieste avanzate dal presidente della regione, dal sindaco di Taranto e dal presidente della provincia nel più recente incontro di ieri, la necessità di addivenire ad un coordinamento tra il suo dicastero e quello dello sviluppo economico al fine di avere davanti in maniera esplicita e chiara gli elementi asimmetrici e di contraddizione non solo in relazione all'AIA che si riapre, ma in ordine alle tante questioni antiche alle quali l'onorevole Mariani nelle sue conclusioni ha fatto riferimento che appunto si chiamano bonifiche e aggiungerei anche i dragaggi. Ma non è questa la sede più adatta se non quella di richiamare alla nostra memoria una serie di questioni che sono l'agenda del Governo Monti, del Governo italiano e dei suoi Ministeri, soprattutto in quella città che diviene il simbolo italiano e industriale. Mi permetto di dire, apprezzando le conclusioni di cui ella ha fatta menzione, che stiamo parlando del simbolo del rapporto tra istituzioni e comunità, tra politica e comunità, tra lavoro e ambiente, tra industria e salute. Non c'è nulla di retorico nelle mie parole, ma soltanto un auspicio cui teniamo e a cui penso che come gruppo del PD lavoreremo, ma non è esclusivo patrimonio del gruppo del PD (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico).

Pubblicato in L'Industria

I seguenti sono 26 punti che Legambiente ritiene irrinunciabili per ridurre nell'immediato il notevole impatto ambientale prodotto dallo stabilimento siderurgico di Taranto. Non mancano alcuni punti ritenuti strategici per le sorti dello stabilimento.

A) ACCORDO DI PROGRAMMA E LIMITE ALLA CAPACITA' PRODUTTIVA

1. Immediata attuazione dell'accordo di programma con relative verifiche, in rapporto all'intero contesto ambientale dell'area di Taranto, delle AIA rilasciate

2. Autorizzazione con limite di 9 milioni di ton/a di acciaio da ridurre gradualmente negli anni a seguire con relativo accordo di programma di salvaguardia occupazionale

3. Chiusura definitiva AFO 3

1 - In data 11 aprile 2008 è stato sottoscritto per Taranto l'accordo di programma previsto dal D.lgs 59/2005 in base al quale le AIA dovrebbero essere rilasciate in maniera definitiva solo dopo una valutazione complessiva delle criticità ambientali del territorio. Nonostante il rilascio (ndr. in via provvisoria) delle AIA alle maggiori imprese del territorio, non è stato ancora dato corso alla sua applicazione. Il quadro ambientale e sanitario preoccupante di recente emerso dalle due perizie predisposte dal gip P. Todisco (nell'ambito del procedimento con ipotesi di reato di procurato disastro ambientale nei confronti dell'Ilva) hanno ulteriormente confermato la palese inadeguatezza delle prescrizioni imposte dalle AIA per fronteggiare i notevoli livelli di inquinamento del territorio. Vi è quindi l'estrema urgenza di riconsiderare tutte le AIA sinora rilasciate in esecuzione dell'accordo di programma e degli elementi emersi da perizie ed indagini/referti delle forze dell'ordine (NOE, Finanza, Polizia provinciale) ed Arpa Puglia.

2 – 3 - Si ritiene assolutamente incompatibile, con qualsiasi processo di risanamento ambientale dello stabilimento siderurgico, il rilascio di un'AIA che autorizzi una capacità produttiva di 15 mln ton/annui di acciaio. In un processo produttivo a basso valore aggiunto quale il siderurgico, più alta è la produzione e maggiori sono le emissioni in atmosfera e nel mare, svilendo qualsiasi intervento di miglioramento ambientale indipendentemente dalle pratiche operative adottate. Si richiede quindi che l'AIA debba prevedere un tetto di 9 milioni di tonnellate di acciaio come massima capacità produttiva, da ridurre gradualmente in periodi successivi con relativo accordo di programma di salvaguardia occupazionale. In questo contesto si rende indispensabile la chiusura definitiva dell'AFO 3. Occorre inoltre considerare come, al di là del revamping effettuato un decennio fa, la gran parte delle batterie della cokeria abbia superato i 40 anni di esercizio con relative problematiche di usura.

COKERIA

L'emergenza benzo(a)pirene ed in generale gli alti livelli di inquinamento prodotti dalla cokeria impongono che il suo esercizio avvenga in maniera condizionata e sotto controllo. Le prescrizioni proposte in questo documento, possono far rientrare l'emergenza benzo(a)pirene e ridurre i livelli di emissione di questo inquinante in maniera stabile solo però in presenza di interventi strutturali di miglioramento degli impianti. A Piombino, ad es., la riduzione della produzione tramite allungamento dei tempi di distillazione ha comportato il raggiungimento di risultati apprezzabili per la batteria "45 forni" e deludenti invece per la "27 forni" che presentava, rispetto alla prima, un'impiantistica obsoleta sulla quale l'azienda non intendeva neanche intervenire e per questo è stata oggetto di ordinanza di chiusura. Va tenuto presente come nella perizia predisposta dal gip P. Todisco le batterie della cokeria abbiano prestazioni diverse. Le batterie 3 - 4 e 12 presentano prestazioni migliori rispetto alle altre e sono quindi indice delle possibilità di miglioramento di queste adottando gli opportuni accorgimenti.

Funzionali a questi obiettivi sono i seguenti provvedimenti da assumere :

4 Abbattimento emissioni diffuse e fuggitive dell'80%

5 Predisposizione di sistemi di monitoraggio in continuo di IPA, BTEX e campionamento polveri nelle macchine caricatrici e sfornatrici

6 Rete monitoraggio ad alta risoluzione temporale lungo il perimetro della cokeria per emissioni fuggitive

7 Sistema abbattimento emissioni sui camini della cokeria che, attualmente, ne sono sprovvisti

8 Installazione di un sensore per monitorare il grado di deformazione meccanica delle pareti dei forni delle batterie della cokeria

9 Rinuncia all'utilizzo del pet–coke nella cokeria

10 Tempi di distillazione delle batterie della cokeria non inferiori a 20 / 22 ore e monitoraggio automatico temperatura piedritti e celle di distillazione

11 Per la valutazione delle emissioni visibili prevedere un monitoraggio "periodico giornaliero" rispetto a quello attualmente prescritto nell'AIA basato sulla "media mensile mobile"

4 - 5 - 6 - Nell'AIA concessa lo scorso luglio, per la riduzione delle emissioni diffuse e fuggitive è prescritto uno studio finalizzato non più al raggiungimento dell'80 % di riduzione, come espresso nel "Parere" del 2009, o del 60 % come nel "Parere" del febbraio 2011, ma ulteriormente ridotto al 50 %. Per l'esecuzione del relativo progetto non sono stabiliti termini. Si richiede che tale studio debba essere presentato entro 30 giorni e mirato alla riduzione dell'80 % delle emissioni entro i tre anni successivi. Per tenere sotto controllo il fenomeno occorre l'installazione di una rete di monitoraggio ad alta risoluzione lungo il perimetro della cokeria (fence monitoring) ed un sistema di monitoraggio in continuo di IPA, BTEX e di campionamento polveri nelle macchine caricatrici e sforna tric: Entrambe le prescrizioni erano già previste nei primi pareri della commissione IPPC e sono state eliminate nella stesura definitiva. Occorre, inoltre, rendere operativo il programma di manutenzione periodica finalizzato all'individuazione di perdite ed alla riparazione di tubi e flange (LDAR). Infine, occorre una valutazione costi-benefici ambientali per l'installazione di un sistema di spegnimento a secco del coke dopo il suo sfornamento.

7 - 8 - I sei camini della cokeria sono attualmente privi (pag. 193 dell'AIA) di sistemi di abbattimento delle emissioni nonostante la loro ingente quantità (alla capacità produttiva, ben 842.000 Nmc/h ). Queste emissioni spesso sono il prodotto non solo della combustione dei gas nei piedritti, ma anche della dispersione (IPA, benzene. NO2, SO2, catrame, naftalina, ammoniaca, metalli pesanti, ecc) dai forni della cokefazione per "trafilamento" delle pareti di refrattari. Vi è quindi la necessità dell'installazione sui camini di sistemi per il loro abbattimento. Per contenere il fenomeno del "trafilamento" occorre evitare grosse fluttuazioni della temperatura nelle celle per impedire shock termici sulle murature refrattarie ed un programma di manutenzione periodica. Per tenerlo sotto controllo occorrono meccanismi di automatismo come l'installazione di un sensore per monitorare il grado di deformazione meccanica delle pareti dei forni (come nello stabilimento siderurgico di Dunkerque), il monitoraggio in continuo del gas coke (portata e quantità giornaliera) inviato in torce di sicurezza, il controllo continuo delle emissioni convogliate (la visibilità di consistenti emissioni dai camini, durante le fasi di caricamento, può essere indice di fessurazioni nel materiale refrattario delle celle) e delle torce anche tramite videocamere. Da rilevare come il camino E 427, interessato alle emissioni della fase di trattamento del gas coke, non dispone di alcun sistema di monitoraggio in continuo. Mentre per gli altri camini della cokefazione, secondo la perizia del gip, non sarebbero monitorati in automatico tutti i parametri previsti dalla normativa.

9 - L'utilizzo del pet–coke come combustibile nella cokeria non offre garanzie per una combustione completa per il basso rapporto tra idrogeno e carbonio e, soprattutto, produce sostanze estremamente pericolose come IPA (in particolare oltre i 370° in condizioni anaerobiche quali quelle in cui opera la cokeria), metalli pesanti, maggiori quantità di CO, oltre a cloro e grosse quantità di zolfo. Le maggiori emissioni di SOX possono anche comportare maggiori fenomeni di corrosione ed incrostazioni (solo in parte mitigati dalla minore quantità di ceneri) sulle pareti dei refrattari con le perdite conseguenti in termini di emissioni. Va nuovamente rilevato come i camini della cokeria non siano provvisti di sistemi di abbattimento delle emissioni.

10 - A tempi più lunghi di distillazione corrispondono: sfornamento di un prodotto migliore e minori emissioni di gas incombusti altamente inquinanti. Per cui occorre una completa distillazione della miscela di carbon fossile che può essere garantita imponendo tempi di cottura nell'ordine di 20 / 22 ore. Allo scopo è inoltre necessario evitare forti fluttuazioni della temperatura nelle celle di distillazione (garantendo basso contenuto di materiale volatile e ceneri) prevedendone un controllo tramite monitoraggio in continuo. Da tenere sotto osservazione, inoltre, la presenza di gas residuali nei tubi di sviluppo dopo lo sfornamento.

11 - La video – sorveglianza è un importante sistema di controllo e deve essere estesa a tutti i punti di emissione sensibili, convogliate e non. In particolare, per la cokeria ( vedi punti 4 e 5) va prevista per tutte le diverse fasi di esercizio con trasmissione dei dati in tempo reale all'ARPA. Le soglie di rispetto circa la durata della visibilità delle emissioni sono state elevate, nel "Parere" del febbraio 2011, da 10" a 30" rispetto al primo "Parere"; nell'ultima stesura addirittura a 60". Non solo: la valutazione dei tempi nell'AIA viene definita sui tempi lunghi della media mobile mensile, rispetto a quella giornaliera prevista dal primo "Parere" della commissione IPPC, sminuendo l'efficacia della prescrizione. Si richiede il ripristino della prescrizione nella formulazione proposta nel "Parere" del 2009, con valutazione su media giornaliera, durata di visibilità nell'ordine di 10" nelle condizioni ottimali di esercizio e riduzione automatica della produzione in rapporto al superamento delle soglie di rispetto.

C) - PARCHI MINERALI E MATERIE PRIME

12 Copertura ed impermeabilizzazione dei parchi minerali e dei treni nastri trasportatori

13 Sostituzione di scaricatori dotati di benne con scaricatori continui per l'estrazione del materiale dalle stive delle navi

D) AGGLOMERATO

14 Campionamento in continuo delle emissioni di diossina sul camino E 312 dell'impianto di agglomerazione

15 Controllo dispersione polveri (contenenti diossina) lungo l'intero processo di sinterizzazione.

E) CONTROLLO E MONITORAGGIO

16 Monitoraggio e/o campionamento in continuo di macro e micro inquinanti presso gli impianti maggiormente inquinanti e trasparenza dei dati

17 - Il sistema di monitoraggio in continuo deve garantire un controllo dell'Arpa Puglia non nella sola fase di trasmissione finale dei dati, ma anche in quella intermedia di elaborazione automatica degli stessi dati nel software

16 – 17 - Obiettivo prioritario deve essere quello di ridurre drasticamente, nei tempi più rapidi, l'ammontare annuo e le concentrazioni dei vari inquinanti immessi nell'ambiente. In realtà si sono riscontrati vari innalzamenti dei V.L.E. o diluizioni dei tempi di monitoraggio da un parere all'altro della commissione IPPC cedendo alle pressioni dell'Ilva. Legambiente ha rilevato, relativamente a 152 camini dell'"area a caldo" esaminati (cokeria, agglomerato, altiforni, acciaieria), ben 60 innalzamenti del V.L.E. del parametro polveri (pari a circa il 40 %), 19 innalzamenti su 47 camini per i quali era previsto il monitoraggio del NO2 (circa il 40 %), 24 innalzamenti su 49 camini per i quali era previsto il monitoraggio del SO2 (circa il 49 %), addirittura l'eliminazione del parametro CO (previsto in 5 casi). Queste emissioni devono essere invece tenute sotto controllo in maniera più rigorosa rispetto al PMC allegato all'AIA concessa lo scorso luglio e quindi è necessario propendere per un monitoraggio o campionamento in continuo almeno sugli impianti maggiormente inquinanti. Deve esserne misurata oltre alla concentrazione anche la portata. Il ventaglio di inquinanti da monitorare deve includere almeno quelli inseriti nell'allegato III del D. Lgs 59/2005. Particolare attenzione va riposta su microinquinanti come diossine, furani, IPA, mercurio. I V.L.E. devono essere riportati almeno ai livelli fissati dal "Parere" nel 2009.

Per poter garantire una trasparenza in tutte le varie fasi del controllo ambientale occorre che l'Arpa Puglia possa esercitare le sue funzioni non nella sola fase di trasmissione finale dei dati ,ma anche in quella intermedia di elaborazione automatica degli stessi dati nel software. Inoltre occorre che tutti i dati relativi al rispetto delle prescrizioni dell'AIA e, più in generale, della normativa ambientale da parte dell'Ilva siano consultabili su un apposito sito predisposto dal Ministero dell'Ambiente in collaborazione con Ispra ed Arpa Puglia.

F) BONIFICA

18 - Chiusura delle procedure relative a caratterizzazione, analisi di rischio e bonifica delle aree rientranti nel SIN con stipula a breve di un contratto di programma.

18 - Dopo circa un decennio le procedure sono ancora in corso e, soprattutto per l'Ilva, lungi dall'arrivare a definizione. Il piano di caratterizzazione non è stato ancora approvato definitivamente; conseguentemente neanche l'analisi di rischio. I dati comunque a disposizione sono stati ritenuti a livello di emergenza circa lo stato di contaminazione delle acque di falda superficiale e profonda. Nel merito, a più riprese sono stati imposti all'Ilva interventi di messa in sicurezza d'emergenza anche tramite confinamento fisico. Prescrizioni assunte dal Ministero dell'Ambiente in ordine alle decisioni scaturite da varie conferenze dei servizi decisorie (dalla prima del 19.10.2006 a quella del 15.03.2011), alle quali l'Ilva si è sempre opposta con ricorsi al Tar ottenendone di recente il rigetto definitivo. Di conseguenza non si è ancora proceduto agli interventi di messa in sicurezza ed alla definizione di quelli di bonifica nonostante la competente conferenza dei servizi sin dal 2006 abbia riscontrato il citato stato di emergenza della falda. Per far fronte alla ingente opera di bonifica di cui il territorio necessita occorre in tempi brevi sottoscrivere un accordo di programma come già effettuato per altri territori. Si rende inoltre urgente, da parte dei ministeri competenti, apporre le dovute correzioni di ordine amministrativo-progettuale, ma anche normativo. per poter rendere più efficaci le misure assunte dalle conferenze dei servizi sui SIN spesso bloccate in sede di TAR.

G) SCARICHI IDRICI E RECUPERO REFLUI DEPURATI

19 - Campionamento e monitoraggio in continuo degli scarichi idrici da effettuarsi a pié' di impianto e non dopo miscelazione con acque di processo e di raffreddamento nella parte terminale dei due canaloni. Controllo dei sedimenti dei canaloni.

19 - Attualmente i prelievi vengono effettuati nella parte terminale dei canali di scarico, quindi a valle della profonda diluizione degli scarichi dei singoli impianti con le acque di raffreddamento (90% della quantità scaricata in mare) e di processo. Tale pratica appare in contrasto con la normativa di settore (comma 5 art. 101 D.Lgs 152/06). Vi è quindi la necessità del monitoraggio in continuo degli scarichi dei diversi impianti prima della loro confluenza nei canaloni principali e dell'installazione di misuratori di portata. Occorre inoltre il monitoraggio costante anche dei sedimenti dei canali di scarico. Nella conferenza dei servizi sul S.I.N. del 15 gennaio 2008 si sostiene che si "devono rispettare i limiti massimi di concentrazione degli inquinanti fissati per i sedimenti marini antistanti". Dal piano di caratterizzazione sono emerse contaminazioni di questi fanghi industriali, anche superiori a quelle fissate dall'ex ICRAM rispetto ad alcuni parametri come benzo(a)pirene, PCB, IPA e metalli pesanti. Del resto vi è riversamento a mare di parte di questi fanghi durante le operazioni di pulizia/rimozione nel tratto finale dei canaloni ed in quanto non sempre il barrieramento riesce a fronteggiare l'onda d'urto degli scarichi. Una loro contaminazione superiore ai limiti di legge li trasforma in rifiuto e li rende quindi non più recuperabili nel processo produttivo.

20 - Utilizzo reflui dei depuratori Gennarini e Bellavista eliminando il prelievo di acqua dai fiumi Sinni e Tara

20 - In Puglia il fenomeno del depauperamento delle risorse idriche sotterranee ha assunto dimensioni preoccupanti (Relazione sui dati ambientali dell'area di Taranto 2009 di Arpa Puglia). Vi è quindi la necessità, anche in rapporto alle emergenze idriche scoppiate nel corso di varie estati, di una politica di risparmio e recupero della risorsa acqua accanto ad una generale riduzione del prelievo da ogni fonte. La prescrizione all'Ilva di utilizzo dei reflui affinati dei due depuratori Bellavista e Gennarini trova le sue motivazioni in questa cornice. Non solo, rientra anche nella programmazione emergenziale del Commissario Delegato per l'emergenza idrica. In particolare questa operazione potrebbe finalmente liberare le risorse idriche necessarie per riempire l'invaso Pappadai, altrimenti destinato a rimanere un'opera incompiuta con grave sperpero di ingenti investimenti pubblici. Questa struttura è di vitale importanza per il rifornimento idrico a scopi irrigui agricoli della zona orientale della provincia jonica e del limitrofo Salento. La prescrizione è inoltre perfettamente realizzabile (peraltro già in uso presso lo stabilimento di Piombino) poiché l'impianto di superaffinamento in costruzione garantirà livello e modalità di affinamento adeguati. E' quindi del tutto evidente la valenza della prescrizione in oggetto come di "pubblica utilità" e di risposta alla dichiarazione dello stato di emergenza regionale

H) CET/2

21- Eliminazione utilizzo olio combustibile nella CET/2 e definizione tempi di sua dismissione.

21 - La CET/2 è di vecchia costruzione (1975 con revamping nel 1999-2001) e di tecnologia tradizionale. A differenza della CET/3 i gas di recupero siderurgici non vengono depurati o filtrati da elettrofiltri prima della loro utilizzazione. Nelle more della sua dismissione, comunque da prevedere entro limiti temporali definiti, occorre che almeno venga del tutto eliminato il ricorso (anche se attualmente inferiore rispetto al passato) all'olio combustibile responsabile di emissioni di SO2, NOx, IPA e metalli pesanti.

I) DIRETTIVA "SEVESO" E NORMATIVA ANTINCENDIO

22 - Adempimenti rapporto di sicurezza "Seveso" e certificato prevenzione incendi

22 - In rapporto agli obblighi della direttiva "Seveso" ed al rilascio del certificato prevenzione incendi l'azienda ha accumulato gravi ritardi. Dopo l'iniziale bocciatura, il "Rapporto di sicurezza" (per ARPA Puglia la documentazione esaminata mostrava "numerose carenze, soprattutto per gli aspetti di Analisi di rischio", nota del 15.07.08, inficiando tuttora la redazione del P.E.E. ) è stato approvato dal CTR con varie prescrizioni. Non si è, inoltre, a conoscenza se l'Ilva abbia superato le difficoltà per il rilascio del certificato prevenzione injcendi (scaduto nel 2006). Non tutto è quindi a posto sul piano della prevenzione. Occorre che l'azienda adempia a tutti gli oneri per poter ottenere il rilascio del certificato prevenzione incendi ed osservare le prescrizioni imposte dal CTR per il "Rapporto di sicurezza".

L) TUTELA DEI LAVORATORI

23 -Piano dettagliato di sorveglianza sanitaria dei lavoratori esposti

23 - Il ricorso alle M.T.D. deve mirare ad un netto miglioramento delle condizioni di lavoro. L'Ilva deve produrre un'approfondita analisi del rischio per ciascun reparto produttivo anche procedendo alla misurazione degli agenti cancerogeni o mutageni (art. 64 comma 1 lettera "d" del D.Lgs 626/94 ed art. 181/182 del D.Lgs 81/08) abbinando indicatori biologici e monitoraggio ambientale. Potranno così meglio definirsi gli obiettivi da conseguire attraverso le M.T.D. ed il piano di gestione della sicurezza. Gli interventi devono prevedere l'eliminazione o la drastica riduzione ed isolamento degli agenti cancerogeni o mutageni e la modifica delle lavorazioni più esposte (art. 62 del D.Lgs 626/94 ed art. 182 del D.Lgs 81/08). I livelli di esposizione non devono comunque limitarsi al mero rispetto dei valori limite fissati dalla normativa, ma tener conto della gravità del contesto ambientale e di sicurezza in cui i lavoratori sono impiegati e quindi spinti ai più bassi tecnicamente possibili. Il principio di prevenzione deve essere applicato in tutte le modalità e forme e deve basarsi su una puntuale programmazione degli interventi di manutenzione degli impianti. L'ILVA deve presentare un piano dettagliato di sorveglianza sanitaria dei lavoratori esposti, completo delle misure di protezione che intende adottare nei loro confronti (anche nel periodo del pensionamento) sulla base delle indagini diagnostiche e delle risultanze degli esami clinici e biologici effettuati (art. 69, D.Lgs 626/94 e D.Lgs 81/08). Ai rappresentanti sindacali per la sicurezza deve essere garantito l'accesso al "registro di esposizione" e tutte le attribuzioni previste dall'art. 50 del D.Lgs 81/08. Nel merito di questi adempimenti l'Ilva deve garantire la massima trasparenza e pubblicizzazione del suo operato.

M) ACCIAIERIA

24 - Controllo efficacia sistema depolverazione secondaria installato su ACC/2 e misure atte a ridurre drasticamente il fenomeno dello "slopping". Intervento di adeguamento del sistema di depolverazione secondaria nell'ACC/1.

25 - Installazione sulle torce delle acciaierie di sistemi di prelievo dei gas con idonei sistemi di monitoraggio in continuo dei parametri portata, CO, e temperatura di combustione; di un sistema atto ad impedire l'ingresso di aria nel corpo della stessa torcia e di smokeless per migliorare la combustione e ridurre le emissioni di residui carboniosi (fumate nere).

24 - Le anomalie denunciate dal NOE (giugno 2011) circa il fenomeno dello "slopping", ossia la dispersione dai tetti delle acciaierie di nuvole di fumo rosso dovute alla presenza di ossidi di ferro, è indice della scarsa efficacia delle prescrizioni previste nell'AIA concesso lo scorso luglio all'Ilva per contrastarle. Ci si riferisce alle specifiche pratiche operative (A5121001 e POS A1118) adottate dall'azienda nonché al cattivo funzionamento del sistema di depolverazione secondaria in esercizio presso questi impianti, uno dei quali di recente installazione (ACC/2). L'altro, nell'ACC/1, risalente al 1986, non è stato oggetto di alcuna misura di adeguamento nell'AIA. Per tenere sotto controllo il fenomeno dello "slopping", occorre che da subito venga almeno imposta l'installazione del sistema di videomonitoraggio senza attendere i lunghi ed incerti tempi previsti dall'AIA. Per contenerlo occorre invece che, nelle more di interventi strutturali, all'azienda vengano urgentemente imposte delle stringenti misure di pronto intervento da far scattare nell'evidenziazione del fenomeno. Lo "slopping" è responsabile, secondo dati Ilva riferiti al 2005, della dispersione di almeno 573 t/a di polveri (con il loro carico di metalli pesanti), stima peraltro calcolata per difetto non essendo considerate alcune fasi del processo produttivo inerenti le acciaierie.

25 - Nel rapporto del NOE si denuncia anche un uso distorto delle torce essendone l'utilizzo di tipo continuativo, quindi assurto a pratica di smaltimento, e non legato ad eventi eccezionali (emergenze e/o problemi di sicurezza). L'azienda adotta infatti la tecnica della "combustione soppressa", in base alla quale il gas di acciaieria viene recuperato solo nella fase centrale del processo di affinazione in convertitore (durante la quale detiene maggior quantità di ossido di carbonio) mentre nelle fasi iniziali e finali viene combusto nelle torce. Questa tecnica è prevista dalle BAT ma, tanto più in assenza di accorgimenti che incidano sulla combustione delle torce, ai vantaggi del recupero del gas di acciaieria (poi sfruttato a scopo energetico) fanno da contrappeso insopportabili emissioni inquinanti. Tale anomalia va decisamente superata con le opportune modifiche di processo. Occorre che, a breve, siano installati sistemi di prelievo dei gas in torcia ed idonei sistemi di monitoraggio in continuo dei parametri portata, CO, e temperatura di combustione, pur previsti dall'AIA ma con i soliti inaccettabili tempi lunghi. Occorre, inoltre, che le torce siano dotate sia di un sistema atto ad impedire l'ingresso di aria nel corpo delle stesse (con relativo monitoraggio in continuo dell'ossigeno), sia di smokeless per migliorare la combustione e ridurre le emissioni di residui carboniosi (fumate nere). Nel 2007 le quantità stimate di gas e fumi bruciati in torcia non recuperabili erano pari a circa 653 t/a. Oltretutto il NOE ipotizza che l'azienda possa non possedere l'autorizzazione necessaria per la dispersione delle emissioni diffuse trattate in questo capitolo.

N) FATTIBILITA' MODIFICHE IMPIANTISCHE

26 Istituzione tavolo tecnico per verificare fattibilità modifiche impiantistiche nel ciclo produttivo con l'utilizzo di tecnologie come Corex o Finex.

26 - Per ridurre il notevole impatto ambientale occorre anche prendere in considerazione tecnologie innovative da proporsi in sostituzione o in modifica degli attuali processi produttivi. E' il caso di tecnologie quali Finex e Corex attraverso le quali, ricorrendo ad un cosiddetto "gassificatore di fusione", è possibile eliminare il ciclo "cokeria- sinterizzazione-–altoforno". I benefici sarebbero riscontrabili non solo in termini di abbattimento delle emissioni, ma anche in minori costi operativi e risparmio energetico

Pubblicato in L'Industria
Giovedì, 15 Marzo 2012 01:00

Interpellanza Ilva del 15 Marzo 2012

CAMERA DEI DEPUTATI

Resoconti - Seduta n. 605 di giovedì 15 marzo 2012

Svolgimento di interpellanze urgenti (ore 13,50).

(Elementi ed iniziative di competenza in relazione agli sviluppi delle indagini sulle emissioni di sostanze pericolose ed inquinanti da parte dello stabilimento Ilva di Taranto - n. 2-01400 Bratti,, Vico, Mariani, Franceschini).

 

PRESIDENTE. Il sottosegretario di Stato per l'ambiente e la tutela del territorio e del mare, Tullio Fanelli, ha facoltà di rispondere.

TULLIO FANELLI, Sottosegretario di Stato per l'ambiente e la tutela del territorio e del mare. Signor Presidente, in risposta all'interpellanza urgente n. 2-01400 dell'onorevole Bratti ed altri, si forniscono i seguenti elementi di risposta. La procura della Repubblica di Taranto, a seguito delle risultanze di un prolungato monitoraggio effettuato dal Reparto NOE di Lecce, ha inquisito i vertici aziendali dell'ILVA, Emilio e Nicola Riva, nonché i dirigenti del locale stabilimento per disastro doloso Pag. 169e/o colposo, avvelenamento di terreni e sostanze alimentari, omissione dolosa di cautele contro gli infortuni sul lavoro, il danneggiamento aggravato, il getto e lo sversamento di sostanze pericolose, nonché la violazione della normativa in materia di inquinamento ambientale.
In conseguenza di ciò, il GIP ha disposto una consulenza tecnica multidisciplinare per l'espletamento di due perizie: l'una epidemiologica sulle emissioni dello stabilimento, l'altra concernente gli effetti dell'esposizione ambientale ed occupazionale sulla morbosità e mortalità della popolazione di Taranto e del suo hinterland. La complessa situazione ha, tra l'altro, indotto il procuratore della Repubblica ad indirizzare, lo scorso 2 febbraio, al Ministero dell'ambiente, alla regione Puglia, alla provincia ed al comune di Taranto, una missiva in cui, nell'illustrare la delicatezza della vicenda, ha sensibilizzato ciascuno all'esercizio delle rispettive competenze. La prima perizia, oggetto di incidente probatorio svoltosi lo scorso 17 febbraio, ha evidenziato, al momento degli accertamenti effettuati dagli organi di controllo e con riferimento alle emissioni di diossine, benzo(a)pirene, PCB e polveri minerali, il mancato rispetto delle procedure previste dalla normativa nazionale e regionale. Inoltre, nella maggioranza delle aree e/o delle fasi di processo, è risultata una emissione di inquinanti superiore a quella che avverrebbe in caso di adozione da parte della ILVA delle BAT (Best available technology) con la performance migliore come stabilito dal BREF.
La seconda perizia, depositata il 1o marzo, sarà oggetto di incidente probatorio il prossimo 30 marzo; agli esperti, nominati dal tribunale di Taranto, sono stati rivolti tre specifici quesiti riguardanti le patologie, i decessi ed i ricoveri annuali riconducibili alle emissioni inquinanti, nonché l'impatto delle medesime sulle patologie croniche. Entrambe le perizie hanno avuto una ulteriore risonanza sull'opinione pubblica, alimentando le preoccupazioni già diffuse nella popolazione e sollevando proteste da parte delle associazioni ambientaliste. Il Ministero dell'ambiente, acquisite le perizie, ha provveduto ad inoltrarle alla Commissione istruttoria per l'AIA-IPPC al fine di verificare se esse contengano effettivamente elementi di novità tali da giustificare l'avvio del riesame del provvedimento di Autorizzazione integrata ambientale già rilasciato.
Al riguardo, è opportuno precisare che gli elementi, contenuti nelle citate perizie, che hanno destato preoccupazione nella procura, non riguardano tanto le sostanze che compongono le emissioni dell'impianto (già ben note e tipiche dell'attività condotta), quanto gli effetti sull'ambiente e sulla salute determinati dalle quantità e modalità di rilascio degli inquinanti. In merito all'aspetto sanitario, il sindaco di Taranto ha provveduto, in esito alla segnalazione del procuratore della Repubblica, ad emanare un'apposita ordinanza con prescrizioni a carico dell'ILVA, ritenendo sussistenti le condizioni di eccezionale ed urgente necessità della salute pubblica e dell'ambiente, senza peraltro esercitare la facoltà di richiedere (come espressamente previsto dalla legge in tali casi) il riesame dell'AIA ministeriale.
L'ARPA Puglia, con nota del lo febbraio 2012, ha reso noto un distinto e diverso studio riguardante i risultati del monitoraggio diagnostico del benzo(a)pirene a Taranto; alla luce di tali elementi il presidente della regione Puglia ha inviato una lettera al Ministro Clini, con nota del 5 marzo 2012, con la quale ha richiesto l'avvio del riesame dell'AIA rilasciata.

In seguito a tale richiesta, il Ministro, tempestivamente, ha convenuto di programmare un incontro con il presidente della Regione Puglia ed il sindaco di Taranto per esaminare congiuntamente la situazione e concordare le iniziative da adottare, tra cui il riesame dell'AIA, incontro che si è svolto nella giornata di ieri, 14 marzo 2012 a Bari. Il Ministro Clini, il presidente della regione Puglia, Nichi Vendola, e il sindaco di Taranto, Ippazio Stefano, hanno concordato di avviare il riesame complessivo dell'AIA rilasciata il 4 agosto ultimo scorso per lo stabilimento dell'Ilva di Taranto sulla base delle «BAT Conclusion» per il settore siderurgico, conclusioni recentemente pubblicate sulla Gazzetta ufficiale europea in esito ad una decisione della Commissione europea. Gli obiettivi prioritari prefissati sono l'inquinamento da polveri sottili e quello da idrocarburi policiclici aromatici, cercando soluzioni che siano compatibili con la continuità produttiva e con la riqualificazione e il miglioramento delle attività produttive. Sarà svolto un lavoro puntuale di ricognizione delle soluzioni tecnologiche e organizzative che possono ridurre le cause di inquinamento di sorgenti di rischio che sono evidenziate nelle perizie e che emergono anche dal monitoraggio effettuato a valle dall'autorizzazione integrata ambientale.
Va notato che oggi è disponibile un elemento in più al quale fare riferimento perché è, appunto, entrata in vigore la nuova normativa tecnica di riferimento europeo che stabilisce le migliori tecnologie disponibili per l'attività industriali in Europa che sono anche il riferimento obbligatorio per le procedure di autorizzazione. Già nei prossimi giorni si svolgerà una riunione tecnica per esaminare le azioni che consentano concretamente di avviare il processo di messa in sicurezza e di bonifica dei siti industriali e delle altre aree comprese nel sito di interesse nazionale dì Taranto.

PRESIDENTE. L'onorevole Vico, cofirmatario dell'interpellanza, ha facoltà di replicare.

LUDOVICO VICO. Signor Presidente, onorevole sottosegretario, ho ascoltato con attenzione la risposta all'interpellanza. Mi permetterò rapidissimamente di rappresentare ad ella, al Ministro e al Governo italiano di quale contesto stiamo parlando, da cui ritengo non si possa assolutamente prescindere. Taranto è una città industriale al servizio dell'economia nazionale, voluta dai Governi post-unitari fino ai giorni nostri. Fin dalla fine del 1800 nasce l'arsenale della Marina militare ancora operativo; durante il Fascismo si sviluppa la cantieristica sia militare che civile e nel secondo dopoguerra si aggiungono l'acciaio pubblico, il cemento pubblico e la raffinazione pubblica. Solo nella seconda metà degli anni Novanta del secolo passato, l'acciaio e il cemento vengono privatizzati e, negli ultimi 15 anni, in questa grande città, accanto al porto industriale si è aggiunto positivamente il porto hub di transhipment e, infine, il grande stabilimento di avionica di Alenia che costruisce parti del boeing 787 dreamliner. Insomma, se mi consente, onorevole sottosegretario, nel sistema industriale di Taranto lavorano circa 30 mila persone, di cui 14 mila solo in Ilva. E, allora, mi permetto  di chiedere che si adotti un giusto  approccio da parte del  Governo per costruire un positivo rapporto tra il legislatore, le rappresentanze territoriali ed il Governo medesimo, sia in quest'Aula che ad altri livelli al fine di affrontare la vicenda in essere. Cosa  che il Ministro Clini, mi pare, abbia  già avviato.

Stiamo parlando della storia di una città industriale italiana, che si chiama Taranto. Spero, perciò, di essere stato sommariamente sufficiente nella rappresentazione del contesto, perché dentro quel contesto le questioni che sono davanti a noi, ( come poste dall'interpellanza urgente), hanno bisogno delle giuste soluzioni.
L'evento congiunturale dentro il contesto è in capo all'autorità giudiziaria. Esso avrà i suoi esiti e i suoi sviluppi in ordine agli incidenti probatori già conclusi e a quelli che sono ancora in corso.

Per parte nostra , il punto che nella replica mi permetto di riproporre al Governo è la seguente: è decisivo, nonché importante, che si annunci, in ordine alle novità provenienti dall’autorità giudiziaria rappresentate dalle perizie chimica ed epidemiologica , che esistono le condizioni reali e concrete per la riapertura e l'autorizzazione AIA..
Penso in questo momento, che la sua  dichiarazione di avviare il riesame dellAIA   sia una risposta importante per affrontare le questioni ( in quella città italiana e industriale che si chiama Taranto) ed il grande problema di come portare a sintesi positiva il diritto alla salute e il diritto al lavoro. Questo è il punto più delicato , l’auspicio degli interpellanti ,  l'annuncio della riapertura dell'AIA, che restituirebbe all'intera comunità di chi lavora e di chi vive in quel territorio gli elementi dell'impegno delle istituzioni e del rispetto delle leggi e ovviamente anche della nuova normativa europea a cui lei ha fatto riferimento.
Tuttavia mi permetto già di porre in agenda, oltre alle richieste avanzate dal presidente della regione, dal sindaco di Taranto e dal presidente della provincia nel più recente incontro di ieri, la necessità di addivenire ad un coordinamento tra il suo dicastero e quello dello sviluppo economico al fine di avere davanti in maniera esplicita e chiara gli elementi asimmetrici e di contraddizione non solo in relazione all'AIA che si riapre, ma in ordine alle tante questioni antiche alle quali l'onorevole Mariani nelle sue conclusioni ha fatto riferimento che appunto si chiamano bonifiche e aggiungerei anche i dragaggi. Ma non è questa la sede più adatta se non quella di richiamare alla nostra memoria una serie di questioni che sono l'agenda del Governo Monti, del Governo italiano e dei suoi Ministeri, soprattutto in quella città che diviene il simbolo italiano e industriale. Mi permetto di dire, apprezzando le conclusioni di cui ella ha fatta menzione, che stiamo parlando del simbolo del rapporto tra istituzioni e comunità, tra politica e comunità, tra lavoro e ambiente, tra industria e salute. Non c'è nulla di retorico nelle mie parole, ma soltanto un auspicio cui teniamo e a cui penso che come gruppo del PD lavoreremo, ma non è esclusivo patrimonio del gruppo del PD (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico).

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 “Il tavolo romano è stato, come si prevedeva, interlocutorio. Positivo è che le problematiche ambientali locali siano state elevate a  questione nazionale, ma il rischio è che dopo i riflettori ci si incunei in percorsi  dai risultati modesti e di facciata”. Questo il commento di Legambiente dopo la riunione dello scorso 17 aprile a Roma. “E’ già accaduto nel passato con gli atti di intesa 2002/2005:” – continua la nota di Legambiente – “il tavolo parallelo sullo sviluppo insediato a Roma si perse strada facendo. Mentre all’Ilva veniva concesso - tra le proteste di Legambiente e una città silente - di incrementare produzione ed inquinamento”.

  La partita fondamentale, in realtà, si gioca soprattutto sulla riapertura dell’AIA. E’ in questa procedura che si decidono le modalità di gestione ambientale dell’Ilva. Legambiente si è già attivata ed attrezzata nel merito. Ha inoltrato al Ministero dell’Ambiente richiesta di partecipazione e consegnato una relazione descrittiva dei 26 punti che ritiene irrinunciabili (pur se non esaustivi) per la nuova AIA.

L’associazione aveva peraltro già formulato osservazioni sui diversi pareri espressi, a partire dal 2009, dalla commissione IPPC, intervenendo anche sugli aspetti tecnici del processo produttivo dell’Ilva. Tali osservazioni sono state però scarsamente considerate da una commissione IPPC e da un ministero dell’ambiente (all’epoca Stefania Prestigiacomo) appiattiti sulle posizioni dell’Ilva.

L’obiettivo, con la riapertura dell’AIA, è sempre lo stesso”  afferma Legambiente: “l’adozione delle tecnologie e delle prescrizioni più severe per poter drasticamente abbattere gli attuali livelli di inquinamento”. Legambiente, dopo i 26 punti, si predispone a redigere nuove osservazioni aggiornando quelle già presentate alla luce dei nuovi Bref (Migliori tecnologie) approvati in sede europea.

  La riapertura dell’AIA per l’ILVA non è però sufficiente secondo l’associazione: occorre applicare l’accordo di programma sottoscritto l’11 aprile 2008 e riconsiderare tutte le AIA sinora concesse in rapporto alle criticità ambientali globali e tra loro interdipendenti del territorio.

 Infine, occorre chiarezza sulle bonifiche.

Allo stato attuale non esiste alcuno studio o ricerca che quantifichi costi e personale necessario per risanare il territorio e  indichi tipologie e modalità degli interventi necessari.

Non solo; per quanto riguarda l’Ilva, la conferenza dei servizi sul SIN è ancora in corso e, dopo dieci anni di lavori, è ancora lungi dal concludersi. ll piano di caratterizzazione dell’Ilva non è stato ancora approvato definitivamente e di conseguenza neanche l’analisi di rischio e, men che meno, il progetto di bonifica.

I provvedimenti di messa in sicurezza - sbandierati in questi giorni - imposti  all’azienda da Ministero dell’Ambiente e conferenza dei servizi del SIN fin dal 2006, sono stati impugnati dall’Ilva ben cinque volte sino ad essere definitivamente affossati dal TAR con sentenza del 23 febbraio 2012.

Più che la propaganda dunque, oggi occorre affrontare di petto questa situazione.

Obiettivo prioritario è la stipula di uno specifico accordo di programma come già avvenuto per altre aree contaminate (il 16 aprile scorso ne è stato firmato uno sul SIN di Marghera - che ha una superficie persino maggiore di quello di Taranto - in cui, tra investimenti pubblici e privati, verranno mobilitati circa 5 miliardi di euro) e la chiusura al più presto di tutte le conferenze dei servizi sul SIN ancora in corso.

Ma non basta. Se non si apporranno le dovute correzioni di ordine amministrativo, tecnico – progettuale e, se necessario, normativo, i provvedimenti assunti da conferenze dei servizi e Ministero dell’Ambiente continueranno ad essere bloccati dai vari TAR a Taranto come nel resto del Paese. E questa è ormai una vera emergenza che, se non affrontata, rischia di rendere “aria fritta” qualsiasi ragionamento sulle bonifiche in Italia.

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