Lunedì, 22 Ottobre 2012 17:36

Maxivariante Salinella: un progetto nato male che speriamo non finisca peggio

Il prossimo lunedì si voterà in Consiglio Comunale sulla cosiddetta maxivariante Salinella, un progetto che comporta un ingente intervento edilizio nel quartiere Salinella.

Nato durante la Giunta Di Bello con indici di edificabilità intollerabilmente elevati (1 metro cubo per ciascun metro quadro), fu successivamente rivisto con una riduzione di tale indice ritenuta da più parti insufficiente a rendere accettabile un’operazione che risulta discutibile in linea generale. È infatti difficile comprendere la necessità di costruire nuovi alloggi in una città che si sta lentamente ma progressivamente spopolando e che vede ampie aree dei suoi quartieri centrali già pressoché disabitate.  Questo progetto andrebbe inoltre a incentivare quella che da alcuni è stata chiamata la “periferizzazione” della nostra città, ovvero lo spostamento di ampie fasce di popolazione in quartieri privi di adeguati servizi e infrastrutture e. per questo motivo, spesso diventati aree emarginate economicamente e socialmente.

Ancora: questa operazione sembra non rispondere ad alcun criterio di programmazione del territorio comunale di ampio respiro o almeno nulla in tal senso si evince nei rari interventi sulla questione di rappresentanti del governo cittadino e dei diversi partiti; eppure si tratta di un intervento che – se realizzato – andrebbe a modificare profondamente la fisionomia di un quartiere non irrilevante nel tessuto cittadino e – se le abitazioni previste fossero tutte abitate - costituirebbe una realtà da 15.000 abitanti!

All’inizio di quest’anno sembrava che il progetto, modificato dalla attuale giunta e riapprovato dalla Regione, dovesse andare in votazione in Consiglio Comunale, ma le polemiche e forse alcune incertezze nella maggioranza lo fecero accantonare con l’idea di modificarlo ulteriormente abbattendone ancora gli indici di edificabilità e collegando le eventuali concessioni di aumento della cubatura alla costruzione di edilizia sociale (alloggi per sfrattati e categorie a vario titolo protette), all’uso di tecniche costruttive proprie della bioedilizia e all’uso di fonti rinnovabili per l’approvvigionamento energetico degli edifici.

Indubbiamente questa ipotesi andava incontro a quella che riteniamo un’esigenza ormai improrogabile:modificare la metodologia costruttiva in un territorio come il nostro, già aggredito da ogni forma di inquinamento. Progettare e costruire sostenibile significa fornire un grande contributo alla causa ambientale, significa consumare meno territorio e farlo in modo responsabile e non più dissennato, pensare ad abitazioni sane e a basso consumo e non più a semplici contenitori di bassa qualità e a basso rendimento energetico oltre che altamente costosi.

Nulla si sa di questa eventuale modifica del progetto, ma sembra di capire che quella che andrà in votazione lunedì sia nient’altro che la proposta dello scorso gennaio: cosa si è fatto in questi mesi? Possibile che nessuno abbia pensato di aprire una discussione che coinvolgesse cittadini e associazioni, l’ordine degli architetti e tutti coloro che sono interessati a dire la loro sul futuro urbanistico della città?

Possibile che una vicenda come questa, nata in maniera a dir poco discutibile, debba concludersi con una votazione frettolosa che la suggellerebbe ancora peggio?

Legambiente Circolo di Taranto - Lunetta  Franco

Libera – Annamaria Bonifazi

LIPU - Paola Lodeserto

 

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