Venerdì, 02 Ottobre 2020 14:53

Recovery plan: 10 sfide green per l'Italia. Le proposte di Legambiente e Forum Disuguaglianze e Diversità

L'accordo europeo di luglio e il lancio del programma NextGenerationUE, e in particolare della Recovery and Resilience Facility, rappresentano un'opportunità straordinaria per rilanciare l'economia italiana, attraverso obiettivi e risorse che sono mancati dopo la crisi del 2008, e disegnare una traiettoria di sviluppo giusto e sostenibile. Si tratta di restituire speranza a un Paese che negli ultimi trenta anni si è impoverito e ha visto progressivamente indebolire la rete di infrastrutture sociali e sanitarie, scolastiche e universitarie. Siamo, dunque, a un passaggio straordinario ed epocale, da non sprecare, in cui al centro è la scelta di investire nel Green Deal Europeo abbandonando le ricette del passato con l'obiettivo di "build back better": ricostruire meglio e in modo diverso, con innovazione, sostenibilità, attenzione al disagio sociale e alle disuguaglianze cresciute in questi anni.

Agli Stati membri spetta il compito di elaborare Piani nazionali di ripresa e resilienza, che devono contenere investimenti e riforme in grado di gettare le basi per una ripresa verde, digitale e sostenibile, che abbia al centro un'azione climatica ambiziosa alla quale si chiede di destinare almeno il 37% delle risorse complessive.

Legambiente e Forum Disuguaglianze e Diversità intendono contribuire al lavoro che porterà all'approvazione del Piano italiano attraverso un percorso di approfondimento, confronto, osservazione civica con l'obiettivo di apportare idee e progetti, entrando nel merito delle scelte perché queste scelte non riguardano il Governo ma tutti e ogni territorio. È ciò che la Commissione Europea chiede di fare, prevedendo che nel Piano si dia conto del contributo del partenariato civico, sociale ed economico.

Per questo, facendo seguito alle proposte di metodo e strategiche avanzate dal ForumDD sul terreno sociale lo scorso 24 luglio, Legambiente e ForumDD presentano  quelle che sono le 10 sfide green per cambiare il futuro, individuando le missioni strategiche su cui impegnare le risorse e le riforme indispensabili ad aprire questo nuovo scenario. 

Il confronto politico sul Piano è però partito con il piede sbagliato, con una corsa a inviare progetti da parte di ministeri e grandi aziende controllate dallo Stato, come se il problema fosse di fare in fretta e impegnare quanto prima le risorse, pena il rischio di perderle. Non è così e al contrario il percorso deciso da Bruxelles prevede un orizzonte di 6 mesi per l'elaborazione del piano e le risorse previste dai diversi canali di cui è costituito il programma verranno stanziate progressivamente nei prossimi quattro anni, anche se con una forte concentrazione nei primi due. Nelle ultime settimane il messaggio del Governo è in parte cambiato e sono state presentate le Linee Guida con gli obiettivi/ambiti di intervento che dovranno guidare l'accesso ai fondi europei, ma manca un'analisi dei problemi e delle priorità su cui si vuole intervenire per non sprecare le ingenti risorse messe a disposizione che per l'Italia ammontano a 209 miliardi (85 di sovvenzioni e 124 di prestiti) per NextGenerationEU e circa 40 miliardi per i fondi di coesione, incluso il Just Transition Fund: investimenti cruciali per tradurre in realtà la transizione verde e digitale nel nostro Paese.

"Abbiamo un'occasione storica per rilanciare il Paese che non dobbiamo sprecare – dichiara Edoardo Zanchini, vicepresidente di Legambiente -. Al Governo chiediamo di fermare la corsa ai progetti e di aprire un confronto sulle priorità che si vogliono portare avanti per costruire un progetto a 10 anni che permetta di muovere idee e passioni, speranze per le persone e le comunità. Un paese dove tra dieci anni si sarà tornati nella media europea per il numero di bambini che accedono alle scuole d'infanzia, per l'abbandono scolastico, per l'accesso all'università e per gli investimenti in ricerca, per la diffusione della banda larga. Dove si è finalmente messo mano agli oltre 200mila ettari di terreni inquinati ancora in attesa di bonifica e alle perdite degli acquedotti, alle migliaia di scuole in attesa di riqualificazione e messa in sicurezza. Le scelte green possono contribuire a definire il percorso di rilancio del Paese, non solo per le risorse che potranno mobilitare, circa 90 miliardi di euro complessivamente, ma soprattutto perché possono diventare una leva di innovazione dell'economia e di rigenerazione e rilancio dei territori, da coordinare con le altre politiche di finanziamento previste per rilanciare il sistema sanitario, per la digitalizzazione".

"Milioni di italiani stanno reagendo allo shock e alla caduta di domanda ridisegnando i loro piani di vita – dichiara Fabrizio Barca, Coordinatore del Forum Disuguaglianze e Diversità -. Avviene prima di tutto dal lato della domanda, con cambiamenti nei modi di vita, di consumo e di lavoro. E a questi cambiamenti provano ad adattarsi lavoratrici e lavoratori, imprenditrici e imprenditori, offrendo beni, servizi, tempo di lavoro. È uno di quei momenti dove le politiche devono e possono favorire l'adattamento, e facendolo possono accrescere a un tempo giustizia sociale e ambientale. Favorendo quelle produzioni verdi dove, ci dicono le analisi internazionali, l'Italia ha un vantaggio comparato. E avendo cura che ogni azione a favore dell'ambiente favorisca in primo luogo i vulnerabili. Questo è il senso delle idee che oggi mettiamo sul tavolo".

Il Recovery e resilience plan italiano dovrà dare risposta alle tre grandi questioni poste dalla crisi e dalla transizione energetica: le persone, le imprese e il lavoro, i territori. Dovrà disegnare interventi che favoriscano in primo luogo le fasce sociali più deboli, per ridurre la divaricazione sociale cresciuta in questi anni tra chi si può permettere di cambiare – con una casa certificata, il solare, l'auto elettrica, prodotti biologici e di qualità, materiali riciclati ecc. – e chi rischia di pagare di più per i servizi, la casa in cui vive e per muoversi, senza vedere alcun miglioramento e con anche il rischio di perdere il lavoro. Le scelte che dovranno essere prese nel Piano dovranno aiutare investimenti in sostenibilità, ricerca, innovazione, qualità che sono la migliore medicina per il rilancio dell'economia. Sul fronte dei territori, i rapidi cambiamenti nelle produzioni industriali legate alla maggiore attenzione ai temi ambientali obbligherà molte imprese a ripensare e in alcuni casi a chiudere le proprie produzioni, con conseguenze sul lavoro e le comunità di alcune aree del Paese; il Recovery plan deve accelerare i progetti di riconversione industriale e riqualificazione e individuare le politiche capaci di rilanciare territori.

La discussione sui progetti andrà ripresa quando i principi e i criteri europei e nazionali, la loro declinazione territoriale, saranno stati presentati, discussi e condivisi. In modo da spiegare e motivare perché si vuole premiare quella scelta o soluzione piuttosto che un'altra, dovrà essere chiaro quali sono gli obiettivi e i percorsi che si vogliono accelerare in modo da fermare la corsa di progetti sbagliati, incoerenti con la prospettiva di decarbonizzazione.

Il Piano dovrà individuare anche le riforme strutturali di cui il nostro Paese ha bisogno, a partire dalla pubblica amministrazione con una forte semplificazione degli interventi green e investimenti nella Pubblica amministrazione per accelerare nella definizione dei progetti, nell'accesso alle risorse e nel coordinare gli interventi. La stella polare delle politiche europee dei prossimi anni è la decarbonizzazione e il governo italiano è chiamato a individuare scelte coerenti e a riscrivere il Piano energia e clima (Pniec) per adeguare gli obiettivi al nuovo target di almeno il 55% della riduzione delle emissioni climalteranti entro il 2030. Per questo occorre il coraggio politico di cancellare con la Legge di Bilancio 2021 i sussidi più assurdi ancora in vigore (ad esempio quelli che premiano rendite a danno dell'ambiente, come gli sconti per chi estrae petrolio e gas o materiali dal sottosuolo) ma serve anche proporre una transizione nei diversi settori che permetta di trasformare contributi ed esoneri dalle accise in investimenti in innovazione e efficienza. Con un piano capace di valorizzare e dare forza agli interventi per la transizione green e digitale, in grado di mettere assieme giustizia ambientale e giustizia sociale, il rilancio del Pil nei prossimi anni potrebbe essere ben superiore a quello previsto dal Governo (arrivare a una crescita dell'1,6% anno). L'obiettivo al 2030 che occorre porsi è di recuperare la distanza dalla media europea per il tasso di occupazione (73,2% contro il 63% italiano, dove i problemi più rilevanti riguardano i tassi di occupazione giovanile e femminile) creando lavoro in settori che hanno grandi potenzialità e fortemente radicati nei territori.

Ecco in sintesi le dieci sfide green che possono cambiare il futuro (il documento integrale è scaricabile dagli Allegati)

1.Un salto di scala industriale, territoriale e comunitario per le fonti rinnovabili: una nuova missione di strategia industriale basata su impianti eolici offshore e solari a terra in aree dismesse e comunità energetiche e autoproduzione da fonti rinnovabili. Per cui le riforme indispensabili sono la semplificazione delle procedure e l'eliminazione dei sussidi alle fonti fossili nella produzione e consumo di energia.

2.Dimezzare i consumi energetici del patrimonio edilizio pubblico e privato: con la proroga del superbonus al 2025 con revisione dei criteri in modo da spingere l'efficienza energetica e le fonti rinnovabili in sostituzione de gli impianti a gas e l'introduzione di un fondo per l'accesso al credito da parte delle famiglie per gli interventi di efficienza energetica. Le riforme indispensabili sono l'accelerazione e programmazione degli interventi di efficienza energetica sul patrimonio edilizio pubblico di scuole, ospedali, uffici pubblici, edilizia sociale; la semplificazione degli interventi di riqualificazione energetica e sostituzione di edifici con prestazioni di Classe A.

3.Innovazione e giusta transizione nei territori della rivoluzione industriale: con le prossime chiusure di numerose centrali a carbone e olio combustibile e di tante imprese che dovranno ripensare le produzioni industriali in un contesto di forte innovazione, occorrerà aiutare la riconversione del sistema e creare opportunità di riqualificazione e rilancio delle attività. Le missioni strategiche sono finanziare con le risorse del Just transition fund gli interventi di rigenerazione ambientale e rilancio economico, culturale e industriale delle aree della transizione energetica e della dismissione produttiva. Fare di Taranto e Brindisi il distretto dell'innovazione industriale green.

4.Accelerare l'economia circolare rafforzando le filiere territoriali: occorre completare l'impiantistica per chiudere il ciclo della materia e accelerare la creazione di un mercato delle materie prime seconde e di materiali provenienti da recupero e riuso. Le missioni strategiche sono applicare i criteri del green public procurement a tutte le procedure di acquisto di beni e servizi, lavori pubblici; accelerare la realizzazione di impianti per la chiusura del ciclo dei rifiuti. Le riforme indispensabili sono semplificare la normativa end of west per la cessazione della qualifica di rifiuto; rivedere la fiscalità per spingere l'economica circolare.

5.Accelerare la transizione industriale green: attraverso la definizione di una strategia nazionale per gli investimenti nei settori industriali strategici della decarbonizzazione su cui convogliare le risorse del recovery plan con priorità a automotive, batterie, idrogeno verde, elettrificazione e digitalizzazione dei porti e del trasporto pubblico locale. E attraverso il prolungamento degli incentivi Industria 4.0 al 2025 allargandoli agli interventi green.

6.Ridurre il gap nell'accesso alla mobilità sostenibile tra i territori e nelle periferie: creare opportunità per i territori e le periferie ignorati dalle politiche ordinarie. Le missioni strategiche su cui impegnare le risorse sono completare l'elettrificazione delle linee ferroviarie e l'installazione del sistema di controllo e sicurezza al Sud, nelle isole, nelle linee nazionali e regionali ancora sprovviste; acquistare treni con standard ad alta velocità al sud e lanciare una gara per aumentare l'offerta di servizio; realizzare un progetto di rilancio delle infrastrutture di mobilità sostenibile nelle aree urbane italiane. L'obiettivo deve essere di realizzare entro il 2030 almeno 200km metro, 250 km di tram, 5.000 km di percorsi ciclabili. Le riforme indispensabili sono una più forte regia delle scelte infrastrutturali e di servizio; la revisione della tassazione sui combustibili per renderla proporzionale alle emissioni e eliminare i sussidi all'olio di palma.

7.Rigenerazione delle aree urbane: attraverso politiche che affrontino finalmente la situazione delle periferie, riqualifichino gli spazi pubblici e la mobilità, riducano i problemi di accesso alla casa e di degrado del patrimonio edilizio esistente. Le riforme indispensabili sono la semplificazione degli interventi di rigenerazione urbane e una regia nazionale e coordinamento delle politiche di supporto agli Enti Locali nella progettazione, finanziamento, attuazione e monitoraggio degli interventi.

8.Ridurre i ritardi e i divari digitali: l'accesso alla connettività è un diritto da garantire a tutti i cittadini e per questo è fondamentale accelerare i lavori per la banda ultralarga, investire in infrastrutture di cloud computing e intelligenza artificiale, realizzare nelle città metropolitane piattaforme digitali pubbliche a servizio delle politiche di mobilità e di adattamento ai cambiamenti climatici, accelerare nel dispiegamento del 5G garantendo informazione ai cittadini e applicazione di standard di esposizione a tutela della salute e la definizione di regolamenti comunali per localizzare le stazioni radio base.

9.Sicurezza e adattamento al clima dei territori: nel territorio italiano stanno accelerando i fenomeni meteorologici estremi che provocano danni nei territori e vittime: dal 2010 vi sono stati quasi 600 eventi che hanno provocato danni rilevanti in 350 Comuni. Le missioni strategiche sono finanziare piani e interventi di adattamento climatico nelle aree urbane a maggior rischio; rafforzare le attività di monitoraggio degli impatti sanitari dei cambiamenti climatici. Le riforme indispensabili sono l'approvazione del piano nazionale di adattamento al clima, in cui definire le priorità di intervento nelle città e nei territori; la revisione della normativa di tutela del territorio e rafforzare i controlli, per scongiurare la costruzione nei territori a rischio idrogeologico.

10.Rafforzare il modello agroecologico: la lotta ai cambiamenti climatici passa infatti per il rafforzamento e la corretta gestione del patrimonio forestale e nella direzione di un modello agricolo che contribuisca alla riduzione degli impatti climalteranti, alla valorizzazione del biologico e alla qualificazione dell'agricoltura integrata, promuovendo l'economia circolare e l'utilizzo di materiali riutilizzabili, riciclabili e compostabili, fino al profilo etico del lavoro in agricoltura e alla lotta all'uso dei fitofarmaci illegali. Occorre per questo indirizzare le risorse europee verso l'agroecologia, e rafforzare la gestione sostenibile dei boschi attraverso politiche di vantaggio per la certificazione delle filiere locali di produzione di legna per l'arredo e le costruzioni, per il pellet da biomasse. Le riforme indispensabili sono l'approvazione della Legge sull'agricoltura biologica e revisione delle priorità della Politica Agricola Comune, che deve superare la logica dei finanziamenti a pioggia e per ettaro e divenire sempre di più un punto di riferimento per chi pratica agricoltura sostenibile, e aumentare i controlli sul caporalato e lo sfruttamento dei braccianti in agricoltura, realizzazione di strutture per l'ospitalità dei lavoratori stagionali.

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