Lo denuncia il Coordinamento provinciale per il Parco Terra delle Gravine con una lettera indirizzata al Presidente e al Vicepresidente della Regione Puglia, al Presidente ed all'assessore all'ambiente della Provincia di Taranto.
Al Presidente della Regione NICHI VENDOLA
Al Vicepresidente della Regione A.BARBANENTE
Al Presidente della Provincia G.FLORIDO
All'Ass. prov. all'Ambiente G.MANCARELLI
Agli organi di informazione
E' in atto un nuovo inammissibile attacco al Parco regionale "Terra delle Gravine".
Domenica 14 aprile, mentre a Taranto i cittadini venivano chiamati a pronunciarsi sulla chiusura dello stabilimento emblema dei problemi ambientali, a Martina Franca l'Associazione "Libera Caccia" parlava della "caccia sostenibile alla beccaccia" e registrava lo sconcertante intervento del Presidente della Commissione Regionale Ambiente, teso a promuovere una proposta di riperimetrazione del Parco regionale Terra delle Gravine.
Si è arrivati al termine del lungo e sofferto iter legislativo per la ridefinizione del perimetro dell'area protetta solo nel 2011, dopo anni e anni di estenuanti confronti tra soggetti istituzionali, pubblici e privati. Il punto di forza da sempre portato avanti dalle associazioni ambientaliste, impegnate anche sul campo della scottante emergenza ambientale a Taranto, è stato quello di vedere il Parco come strumento di tutela per poter valorizzare le peculiarità del territorio e cominciare da queste a prospettare nuove e diverse linee di sviluppo per la sua economia.
Taranto ha sofferto per la logica della 'monocoltura', in cui tutto o quasi ha ruotato intorno al colosso Ilva.
Quale futuro si potrà ridisegnare per questo devastato territorio, se non si coltiverà una pluralità di alternative che facciano leva sulle peculiarità storiche, archeologiche, geografiche, sulle produzioni locali, spesso danneggiate dall'inquinamento, sulla ricchezza di coste e di paesaggi dell'entroterra? Non è immediato cogliere quanto sia prezioso uno strumento quale il Parco delle Gravine in questa prospettiva? L'inammissibile immobilismo dei politici e delle Istituzioni, nonché l'accidentato iter per la definizione del suo perimetro, lo hanno tenuto congelato per troppi anni.
Tentare oggi di rimettere in discussione la perimetrazione, anziché far decollare davvero il Parco come strumento di sviluppo eco-sostenibile, è la dimostrazione di una sconcertante cecità verso il nostro territorio, compensata però da una puntuale attenzione verso una ..... sostenibile caccia alla beccaccia.
Chiediamo immediatamente alla Regione e alla Provincia (nel cui programma elettorale, tra l'altro, il Parco risultava essere uno strumento strategico!) di scongiurare i tentativi in atto e di promuovere con urgenza, nell'ambito delle proprie competenze, ogni azione atta a uscire dall'immobilismo e a far finalmente decollare l'area protetta. E' appena il caso di ricordare che la Provincia è l'Ente di Gestione transitorio del Parco e che il Presidente Florido ne è – formalmente – il Presidente!
I politici locali si devono pronunciare con chiarezza a favore dei beni comuni e ripensare un futuro per Taranto e la sua provincia che parta dai beni ambientali, paesaggistici, culturali, archeologici e da una agricoltura di qualità. Temi dei quali spesso si riempiono la bocca nei salotti televisivi, senza poi farvi seguire concreti atti amministrativi. Si deve cominciare dalla Terra delle Gravine e dal Parco.
Al fine di meglio discutere tali problematiche, chiediamo un incontro urgente alle Autorità in indirizzo.
Taranto, 16 aprile 2013
il Coordinamento provinciale per il Parco Terra delle Gravine
Martedì, 16 Aprile 2013 21:06
Parco delle gravine: ancora un nuovo inammissibile attacco
Pubblicato in
Il Territorio e il Mare
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