Domenica, 12 Gennaio 2014 09:48

Diossine nel latte di un allevamento a Massafra. Bene i controlli di ARPA e ASL. Bloccare il raddoppio dell'inceneritore

La diossina rilevata nel latte di un allevamento massafrese - sebbene sia ancora da accertarne l'origine – non può che essere considerata l'ennesimo elemento della criticità di un territorio che non può più sopportare alcun ulteriore carico ambientale anche in considerazione del fatto che già sono stati rilevati superamenti dei livelli di diossina e furani nella zona "Parco di guerra" di Massafra,
Legambiente ribadisce pertanto il suo no senza se e senza ma ad un progetto paradossale e insostenibile, contrario ai vincoli urbanistici e agli obiettivi di raccolta differenziata.

Il raddoppio del termovalorizzatore di Massafra non solo non serve al fabbisogno del territorio, ma ne accentua le criticità di carattere ambientale. In Puglia è urgente una vera svolta nella gestione dei rifiuti come Legambiente continua a sostenere da anni; bisogna chiudere con vecchie e superate pratiche di smaltimento, dal grave impatto ambientale e puntare sulla raccolta differenziata, ferma ancora a percentuali troppo basse, ma anche sul completamento degli impianti a partire da quelli per il trattamento della frazione umida.
Secondo Legambiente l'approvazione del raddoppio del termovalorizzatore di Massafra determinerebbe un contesto insostenibile di presenze di impianti di incenerimento (Massafra, Amiu Taranto e Cementir) in grado di bruciare quasi il 90 % dei rifiuti solidi urbani della provincia e circa il 55% del CDR che, in base alla vigente pianificazione, dovrebbe prodursi in tutta la Puglia.
E' del tutto evidente come il territorio si trasformerebbe in bacino extra provinciale e regionale non solo per lo smaltimento dei rifiuti speciali come avviene attualmente per le discariche, ma anche per l'incenerimento. Inoltre quest'area, per le sue peculiarità (rientra nella rete "Natura 2000" e confina con il Parco delle Gravine), dovrebbe essere oggetto di una politica di tutela e di riqualificazione ambientale e paesaggistica dal degrado provocato da una attività di smaltimento dei rifiuti prolungatasi dissennatamente da quasi un ventennio e non certamente di un aggravio del proprio carico ambientale.
Il progetto, in contrasto anche con i vincoli di ordine urbanistico – paesaggistico sussistenti sul sito, va definitivamente accantonato anche in considerazione dell'inclusione del sito stesso nell'area ad elevato rischio ambientale ed in quella di interdizione al pascolo in seguito all'ordinanza regionale del 2010.

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