Giovedì, 18 Settembre 2014 08:02

Dagli scarti agricoli la materia prima per produrre energia. L'agricoltura multifunzionale a festAmbienteLavoro

Prodotti termoacustici e di illuminotecnica realizzati usando la lana di pecora. Utensili dedicati alla piccola agric ltura familiare. Pitture rasanti e intonaci ricavati dalle sotto-lavorazioni del latte. Vengono dalla Sardegna alcuni degli esempi di utilizzo degli scarti per produrre materiali ecologici per l'edilizia.
Sempre in Sardegna, a Porto Torres,  l'ENI ha realizzato una bioraffineria, sostituendo il vecchio petrochimico che produceva plastica dal petrolio: adesso, dagli scarti agricoli, si producono biolubrificanti e bioadditivi per la filiera dei cosmetici o dei pneumatici.
Oppure si può andare a Vercelli dove dagli scarti agricoli si produce bioetanolo, utilizzato come carburante per le automobili o per fare plastica.
L'agricoltura no food è stata una delle protagoniste di festAmbienteLavoro, insieme alle produzioni biologiche ed ai prodotti pugliesi di qualità che hanno animato il mercatino del bio
"La terra...la sola cosa per cui valga la pena di lavorare, di lottare, di morire! Perché è la sola cosa che duri". Una citazione che risale al 1939. Il film era il celebre "Via col vento". La terra era quella di Tara. A distanza di decenni, anche i giovani pugliesi riscoprono la loro Tara. Sempre più ragazzi con esperienze formative importanti alle spalle, come lauree e master, tornano alla radici apportando al primo settore innovazione, idee, genio. In Puglia quello dell'agricoltura è un settore in crescita netta e si moltiplicano i progetti legati all'agricoltura, finanziati anche dalla Regione.
Se ne è parlato domenica nello Speakers' corner dedicato all'agricoltura multifunzionale. Il legame inevitabile e imprescindibile è quello con Expo 2015.
A portare la sua esperienza, tra gli altri, anche Giacomo Linoci. Un nome che in questo settore è già molto apprezzato. Si deve a lui, infatti, la riscoperta del melograno, come prodotto da coltivare e promuovere nelle terre del Sud Italia. E da lui che nasce l'idea del consorzio Pomgrana. "Il progetto è frutto di uno studio durato 10 anni e durante il quale sono state selezionate 2 varietà di melograno – ha spiegato – tra centinaia e centinaia di tipologie presenti in tutto il mondo. Wonderful One e Akko, sono risultate le migliori al mondo in termini produttivi, qualitativi e di apprezzamento da parte dei consumatori. E poi sono quelle che meglio si adattano negli ambienti pedo-climatici del Sud Italia ed è qui che meglio esprimono le loro potenzialità e si prestano alla trasformazione ed estrazione di succhi".

Nel dibattito, coordinato da Alessandra Cavallaro della Gazzetta del Mezzogiorno, si è cercato di capire quali prospettive e quale futuro si prevedono per i giovani e per il territorio ionico nel primo settore, in questa fase cruciale di cambiamento, con gli interventi di Rachele Invernizzi di Assocanapa e di Serena Minunni, presidente di ColdirettiGiovani e Impresa Puglia . Ha raccontato il suo nuovo progetto di riscatto sociale anche Vincenzo Fornaro, allevatore che si è reinventato coltivatore di canapa, per non soccombere al destino di un'azienda di famiglia da chiudere a causa dei veleni industriali. 
Sulle coltivazioni no food è tornato Fabrizio  Nardoni, assessore alle risorse agroalimentari della regione Puglia: " Abbiamo lavorato su una risposta vera che potesse essere non solo progetto futuribile ma immediato recupero di un potenziale rurale che purtroppo rischiavamo di perdere per sempre. A Taranto e Brindisi le terre a ridosso dei grandi agglomerati industriali non subiranno la fine infausta dell'abbandono ma torneranno ad essere vitali grazie all'introduzione di coltivazioni no-food e di bio-remediation"

Per Beppe Croce, responsabile nazionale Agricoltura di Legambiente, un grande problema è costituito dagli ogm. "Come è avvenuto per il nucleare, qualcuno cerca di convincere gli italiani che le coltivazioni gm sono una cosa buona e che chi non le vuole è un oscurantista. Più semplicemente noi non le vogliamo nei nostri campi perché ci sono molti motivi per ritenerle inutili e dannose  Se nei primi anni tutto sembra funzionare, col passare del tempo iniziano ad apparire infestanti e insetti resistenti alle tossine emesse dalla pianta, che diventa più debole. Questa è la ragione per cui oggi numerosi agricoltori statunitensi e argentini stanno tornando all'agricoltura convenzionale. Non per ragioni ideologiche: hanno verificato che le rese diminuiscono mentre i pesticidi aumentano. Se i vantaggi sono inconsistenti, sono invece certi i danni alla biodiversità, agli apicoltori e ai coltivatori bio e convenzionali che in questi anni stanno lavorando sulla qualità. Cosa avrebbe da guadagnare il nostro sistema agroalimentare dall'introduzione di sementi standard omologate quando la sua fortuna è legata alla eccellenza e alla tipicità? Come mai Eataly a New York è uno dei posti più visitati dai turisti? Perché Wall-Mart, la più grande catena distributiva statunitense, chiede a Barilla una pasta 100% grano italiano?"

Per evitare semine ogm, Legambiente, insieme alle oltre trenta associazioni che aderiscono alla task force "Liberi da ogm", ha avviato da tempo una campagna di mobilitazione. 
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