Legambiente ha scritto al Soprintendente per i beni architettonici e paesaggistici per le province di Lecce, Brindisi e Taranto ribadendo la sua contrarietà alla realizzazione del cosiddetto "tartarugaio" e chiedendo spiegazioni per gli stringatissimi pareri favorevoli espressi in merito dalla Sovrintendenza.
Nella lettera, viene ripercorso l'iter che ha condotto alla realizzazione di un manufatto edilizio che per Legambiente rappresenta un vero e proprio "schiaffo" per un paesaggio urbano, quello della città vecchia di Taranto, il cui skyline e la cui morfologia è stata definitivamente trasformata da un progetto che poco o nulla ha in termini di rispetto e salvaguardia del patrimonio storico e ambientale.
Per la realizzazione del progetto in questione infatti, oltre ad aver demolito un edificio esistente (e che magari avrebbe potuto ospitare esso stesso le attività del "Centro", dopo opportuna riqualificazione), si è proceduto a realizzare una serie di opere cosiddette "marittime", consistenti in una nuova colmata a mare al di sotto dei bastioni su mar Grande. La nuova colmata a mare ha permesso che il nuovo edificio non fosse realizzato sull'area del vecchio edificio demolito, ma più aggettante verso il mare. La nuova posizione e la volumetria maggiore del nuovo edificio rappresentano ora una vera e propria barriera visiva verso il mare per chi transita sul corso Vittorio Emanuele II in direzione del ponte girevole.
Il Comune di Taranto ha richiesto due volte un parere di compatibilità alla Sovrintendenza per i Beni Architettonici e Paesaggistici di Lecce, Brindisi e Taranto, una prima volta nel 2003 per il progetto originario ed una seconda volta nel 2012 per il progetto di variante. In entrambi i casi gli stringatissimi pareri favorevoli espressi dalla Sovrintendenza hanno posto quali uniche e identiche condizioni che "i materiali e le finiture esterne, nonché gli elementi di arredo fisso posti all'esterno, siano concordati con la scrivente nel corso di specifico sopralluogo".
Non una parola sull'impatto che una struttura del genere potesse avere in un contesto delicato come quello di un centro storico e della città vecchia di Taranto in particolare. Non una parola sulle opere marittime e sulla alterazione della morfologia e della conformazione fisica dell'isola. L'unica attenzione che la Sovrintendenza pone quali caratteri di compatibilità con la presenza di un centro storico alle spalle, riguardano i materiali di finitura esterna (che da ciò che si sta realizzando vediamo essere in blocchetti di tufo o carparo di colore giallo ocra), la tipologia degli infissi esterni e, immaginiamo, anche le panchine che verranno poste all'esterno (come efficacemente evidenziato dalle immagini render che campeggiano all'esterno del cantiere).
Davvero molto poco, quasi nulla, rispetto alla modificazione del paesaggio urbano di un unicum come la città vecchia di Taranto. Un parere, insomma, per Legambiente incomprensibile. Da qui la richiesta di motivarne le ragioni, dopo aver preso visione dell'opera, avanzata al Soprintendente.
Venerdì, 17 Maggio 2013 20:46
Tartarugaio: forte l'impatto dell'edificio, la Sovrintendenza spieghi i suoi pareri
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