Una colossale colata di cemento incombe sulla città, una pietra tombale sull'aspirazione, a parole condivisa da tutti, di arrestare l'espansione urbanistica di Taranto, un ulteriore folle consumo di suolo del tutto slegato da inesistenti crescite di fabbisogni abitativi, uno sberleffo a chi ha dato fiducia al processo avviato per arrivare finalmente all'adozione di un nuovo piano regolatore basato sulla riqualificazione dell'esistente.
L'area interessata è la famigerata Sottozona 32 del Piano Regolatore, quella, per intenderci, dove è sorto Auchan, non lontana da quella in cui sorgerà il nuovo ospedale di Taranto e da quella interessata da un altro rovinoso progetto di espansione, quello targato SIRCOM, contro cui Legambiente si è strenuamente battuta e che per fortuna è stato respinto alcuni fa.
Nel silenzio generale è infatti in corso l'esame della suddivisione della sottozona 32 in sei subcomparti, operazione propedeutica per poter realizzare eventuali interventi edificatori. Evidentemente si vuole superare, con un colpo di spugna, la Delibera del Consiglio Comunale del 12 dicembre 2014 con cui il Consiglio Comunale dava mandato al Dirigente della Direzione Urbanistica-Edilità di non procedere alla redazione del Piano Particolareggiato in località Cimino – Sottozona n. 3.32, delibera che ha consentito finora evitare di dare la stura a nuove, rovinose cementificazioni.
In esame c'è anche un progetto specifico che, all'interno di uno dei subcomparti, con la motivazione di ricucirla con la città consolidata, prevede tra l'altro, in quella che oggi è una zona che i comuni mortali definirebbero "campagna", una "ricettività" con una estensione complessiva di oltre 32mila metri quadrati e la presenza di ben tre edifici qualificati come alberghi, un'area di 10mila metri quadri destinata a struttura commerciale e una zona in cui, insieme a laboratori per la ricerca verrebbero realizzati anche alloggi per ricercatori, dottorandi, medici.
Tre alberghi laddove gli attuali non sono certo in overbooking, ma i cui proprietari e gestori spesso si lamentano dei pochi clienti, fanno sorridere e aprono la strada a ovvi cattivi pensieri su possibili utilizzi futuri diversi da quelli oggi prospettati. La previsione di residenze connesse a un centro di ricerca, poi, è da primato: non si capisce perché gli eventuali addetti non possano risiedere altrove, fermo restando che per laboratori e centri di ricerca ci sono comunque localizzazioni alternative.
Insomma sono poche le notizie che filtrano - ad esempio ci chiediamo di quanti piani saranno i tre edifici indicati come alberghi che, dal poco che abbiamo potuto capire, ci sembrano costruzioni a molti piani, vere e proprie torri, più consone a civili abitazioni che ad alberghi-, ma sono sufficienti a qualificare l'operazione per quello che è: un'espansione della città del tutto deleteria sia sotto l'aspetto sociale che urbanistico, un ulteriore consumo di suolo in una cintura urbana sin troppo dilatata, una spinta a svuotare ulteriormente il Borgo, ad accrescerne il degrado.
Legambiente chiede che si fermi questa assurda corsa alla cementificazione, perpetuata incredibilmente, a Taranto come in Italia, mentre la popolazione ristagna o decresce.
Consumare suolo non serve né a innescare sviluppo né, tantomeno, a salvaguardare l'ambiente o il territorio. Sembrerà banale ricordarlo, ma senza suolo non si mangia. Senza tutela del suolo si perde un importantissimo serbatoio di carbonio dalla cui corretta gestione può dipendere gran parte del successo della lotta al cambiamento climatico e, quindi, la nostra vita sul pianeta. Eppure nel nostro Paese il consumo di suolo procede al ritmo di quasi 1,6 metri quadrati al secondo. Come se ogni anno spuntasse dalla campagna una nuova città, con un territorio pari a quello di Bologna.
Lo diciamo chiaro e forte: l'approvazione del via libera ad un nuovo mare di cemento, ad una nuova spinta all'espansione urbanistica, sarebbe la morte della speranza di costruire una Taranto diversa, migliore.
Legambiente chiede che nessuno si macchi di questo autentico delitto di cui porterebbe la piena responsabilità negli anni a venire: c'è una sola decisione giusta da prendere, anzi da confermare, ed è quella di dire stop ad una crescita senza senso, seguendo davvero le linee guida del DPP approvato che parla di contenimento e ricucitura del tessuto urbano e dedica grande attenzione alla tutela dei valori naturalistici.
La priorità non è approvare la suddivisione della sottozona 32 in subcomparti e progetti che si traducono in una nuova rovinosa espansione urbanistica, ma accelerare nella adozione del nuovo Piano Urbanistico Generale di Taranto, in modo da dare risposte programmate e non improvvisate, evitando deleteri consumi di suolo. Questo, per noi, significa lavorare per costruire quell'Ecosistema Taranto che l'Amministrazione Comunale ha assunto a bandiera del proprio operare: la cementificazione del territorio sarebbe la sua bara.
Lunedì, 26 Ottobre 2020 10:03
Una colata di cemento incombe su Taranto! Legambiente: "Fermatela, sarebbe la nostra bara"
Pubblicato in
La Città
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