Lunedì, 16 Settembre 2019 15:13

Puglia: i tredici punti di Legambiente

La rinascita ambientale e sociale dei territori per risolvere la crisi climatica. Tra paure da sconfiggere, sogni da coltivare, innovazioni da promuovere.
E' stato questo il tema dell'ultimo congresso di Legambiente Puglia svoltosi domenica corsa a Bari.

Il nostro Paese si sta faticosamente liberando di tante zavorre del passato ma è fondamentale insistere per fare altri passi in avanti per la riconversione del sistema energetico per combattere i cambiamenti climatici, la promozione del volontariato ambientale e della citizen science, la moltiplicazione delle vertenze contro i ladri di futuro e l'illegalità, l'ecologia umana e la lotta alle disuguaglianze, il sostegno all'innovazione produttiva, territoriale e sociale, la diffusione dell'economia civile. Sarà un lavoro non banale ma alla portata della storia dell'associazione che non si è mai tirata indietro di fronte a niente e a nessuno, a maggior ragione nei momenti più difficili. Oggi più che mai è il tempo del coraggio e Legambiente anche stavolta non farà mancare il suo contributo per contribuire alla rinascita ambientale e sociale del Paese..
Consapevole delle sfide future, per i prossimi quattro anni  Legambiente in Puglia deve continuare a costruire mobilitazioni, proposte credibili, praticabili e scientificamente fondate: di fronte alle vertenze territoriali l'ambientalismo scientifico deve sempre orientare le nostre scelte, le nostre posizioni, senza cedere al populismo e alla demagogia.

Di seguito riportiamo i tredici punti del documento approvato


1. LE SFIDE PER IL CLIMA

L'ambientalismo si trova di fronte a una sfida che era difficilmente immaginabile solo pochi anni fa. La dimensione della crisi climatica ha infatti assunto un livello per cui perfino le tesi dello sviluppo sostenibile finora elaborate vanno in crisi di fronte agli scenari che si potrebbero aprire in un Pianeta dove la crescita delle temperature potrebbe superare i 3 gradi, se non cambiamo strada in fretta.

In questi decenni i temi ambientali hanno conquistato il centro dell'attenzione pubblica non solo per le preoccupazioni legate all'inquinamento dell'aria, dell'acqua e del suolo ma anche perché si sta dimostrando come un'economia che punta su fonti rinnovabili, economia circolare, innovazione, tecnologie pulite e qualità dei prodotti, mettendo al centro i territori, sia più che competitiva. Oggi le questioni ambientali e climatiche sono le uniche che tengono assieme nel confronto tutti i Governi del mondo e che portano in piazza i giovani.

Se vogliamo davvero stare dentro gli impegni dell'Accordo di Parigi per la lotta ai cambiamenti climatici non basta quanto stiamo facendo nello sviluppo dell'efficienza e delle rinnovabili e nel trasferimento di tecnologie e risorse per aiutare i Paesi con economie emergenti e in via di sviluppo. Abbiamo bisogno di imprimere una accelerazione nella transizione energetica e di farlo subito, non possiamo aspettare o rinviare al 2030 le scelte indispensabili, perché sarà troppo tardi.

In Europa abbiamo una responsabilità davvero grande. Proprio gli anni che stiamo vivendo e le decisioni che prenderemo ora saranno decisivi per definire il profilo di società europea che vogliamo costruire, il ruolo che vorremo svolgere nella battaglia per i diritti delle persone in un mondo dove l'impatto dei cambiamenti climatici porterà ad un aumento dei problemi nei Paesi più esposti ai danni, a nuove migrazioni e abbandono di vaste aree.

Il grande campo di prova della sfida sul clima nei prossimi anni sarà il Mediterraneo. Perché sarà, secondo gli scienziati dell'Ipcc, una delle aree del Mondo dove saranno più rilevanti le conseguenze ambientali, economiche e sociali dei cambiamenti climatici già in atto. E se non saremo in grado di affrontare questi processi i problemi di oggi diventeranno ancora più drammatici da affrontare. E l'Italia più degli altri Paesi, per il suo ruolo al centro del Mediterraneo, deve scegliere di guardare in questa direzione per una transizione che crei nuove opportunità e rafforzi le economie locali, l'identità e la coesione sociale su tutte le sponde del Mediterraneo.

Occorre superare l'assurdità per cui trattiamo allo stesso modo beni che hanno processi di produzione e impatti sull'ambiente differenti. E al contempo dobbiamo ripensare le regole della globalizzazione sulla base di trasparenti criteri e obiettivi ambientali nell'interesse nostro e del Pianeta. Solo così diventa possibile difendere chi innova, chi riduce i consumi di risorse, chi investe nelle filiere locali, chi ricicla e recupera prodotti. Le leve su cui intervenire sono la tassazione nazionale, come l'Iva nel caso italiano, l'introduzione di una carbon tax e l'eliminazione di tutti i sussidi alle fonti fossili.

I prossimi dieci anni saranno decisivi per la battaglia sul clima. Abbiamo tempo sino al 2030 per non superare la soglia critica di 1,5 °C e raggiungere zero emissioni nette entro il 2040 come contributo europeo alla decarbonizzazione del Pianeta. E questa urgenza ci chiama direttamente in causa come Legambiente, perché dovremo essere capaci di far capire l'urgenza della sfida in Italia ma anche di spingere in ogni città, in ogni comunità e famiglia il cambiamento di cui abbiamo bisogno. Ora dovremo essere capaci di contribuire a un cambiamento trasversale e radicale, aiutando tutti coloro che sceglieranno questa strada e entrando nei conflitti tra vecchio e nuovo modello energetico che inevitabilmente si apriranno nei territori. Dovremo farlo sui due corni dell'impegno climatico: la decarbonizzazione del sistema economico e energetico, e l'adattamento dei territori agli eventi estremi, come le ondate di calore e le alluvioni, per salvare vite umane.

La nostra azione dovrà continuare, andando oltre le sole politiche di tutela di questo immenso patrimonio, e dovremo sempre di più lavorare per valorizzarlo, promuovendo un'azione sinergica con le politiche e le strategie di più ampio respiro, a livello nazionale e internazionale.

Dovremo batterci contro interessi e lobby che vogliono impedire che si apra finalmente alla possibilità di autoprodursi e scambiare energia da rinnovabili nei territori, di muoversi a emissioni zero, di riusare, riciclare e vendere prodotti da riciclo, di premiare il biologico e le produzioni agricole di eccellenza. Solo così potremo dare risposta alla domanda di qualità e cambiamento degli stili di vita.

Abbiamo di fronte la sfida più difficile, andare veloci e lontano, ma dalla nostra abbiamo la consapevolezza crescente di quanto il clima sia oggi la più grande emergenza che il mondo ha davanti e la forza del messaggio di cambiamento portato dal movimento delle ragazze e dei ragazzi dei Fridays For Future. Ma dobbiamo essere in tanti a muovere la ruota della storia nella giusta direzione, a partire dal nostro Paese sempre più disorientato da messaggi distorti sulle priorità da affrontare.

IL CASO BRINDISI

La questione energetica è sempre stata nodale nell'attività di Legambiente Puglia, avendo sul proprio territorio la centrale a carbone di Brindisi. Ma oggi non si può che avere come obiettivo una politica Carbon free (uscita dalla combustione di tutti i combustibili fossili) per dare credibilità agli impegni per combattere gli effetti dei mutamenti climatici. Il precedente governo, con la sola Polonia in Europa, ha inteso promuovere una politica di transizione energetica ed un "Capacity Market" a sostegno di nuovi impianti alimentati a gas (addirittura destinando ad essi 1,4 mln di euro all'anno). L'effetto è stato la presentazione di progetti fra cui quello di Enel per Cerano e quello di A2A per la centrale Brindisi nord, chiusa da sette anni, contro i quali Legambiente unitamente ad altre nove associazioni, ha presentato osservazioni oggi all'esame della commissione VIA-VAS al Mibac.

L'alternativa rispetto ad una politica industriale che ha asservito e devastato i nostri territori l'ambiente e la salute, è stata proposta a Brindisi da Legambiente il 9 maggio, grazie ad un proficuo rapporto con il mondo della scuola, e sono stati proprio gli studenti, le generazioni future, che hanno dato voce ad un'alternativa reale e concreta.

Sono state presente idee progettuali sul futuro dell'area che va dal petrolchimico alla centrale termoelettrica Brindisi Sud, d'intesa con professori e studenti delle scuole medie superiori:

Ø Ridefinizione delle vie di comunicazione riservando la litoranea al trasporto lento e ciclabile; la linea ferroviaria, destinata oggi al trasporto merci, ad una linea di metropolitana leggera; l'asse attrezzato, che oggi trasporta il carbone dal porto alla centrale, al trasporto rapido, in primo luogo con mezzi elettrici, verso una nuova cittadella della scienza.

Ø Riprogrammazione del parco di Fiume Grande – Saline di Punta della Contessa con creazione di una zona A di riserva integrale, una zona B di riserva orientata ed una zona C destinata a servizi.

Ø Nella zona C destinazione della Masseria Villanova a centro visite del parco e dell'ex poligono di tiro a centro di ricerca di biologia marina ed a centro di educazione ambientale.

Ø Nei 270 ettari di proprietà dell'ENEL creazione di una Cittadella della Scienza con museo dell'energia che crei un percorso espositivo dagli impianti termoelettrici alle fonti rinnovabili; creazione di un centro di ricerca, consulenza, assistenza e promozione di start up sulla smart energy; utilizzo dei carbonili in legno coperti per un centro congressi ed eventi ed un palazzetto dello sport (i carbonili hanno diametro di 150 metri ed altezza di 45 metri).

Ø Realizzazione di un impianto di produzione di energia elettrica ed idrogeno da moto ondoso da collocare anche a protezione della fragile falesia e realizzazione di un impianto solare termodinamico.

E' stato anche ipotizzato il collegamento con condotta lungo l'asse attrezzato della fornitura di acque meteoriche del Cillarese ed il recupero dell'acqua meteorica che raccolgono le 13 vasche presenti lungo l'asse attrezzato, il tutto in sostituzione dell'inquinata acqua di falda per irrigare i terreni presenti nella zona.

2. IL FUTURO DI TARANTO TRA AMBIENTE, SALUTE E LAVORO

Il futuro di Taranto, a sette anni dal sequestro dell'area a caldo dell'ex Ilva operato dalla magistratura, resta ancora un'incognita.

Arcelor Mittal, subentrata alla gestione commissariale dell'impianto siderurgico, ha finora rispettato i tempi previsti dall'attuale Piano Ambientale per la realizzazione delle prescrizioni dell'A.I.A. - Autorizzazione Integrata Ambientale- a partire dalla copertura dei Parchi Minerali, ma il cammino è ancora lungo per la loro completa realizzazione prevista per il 2023, e, d'altro canto, non è stata sinora confutata la possibilità che, anche ad A.I.A. completamente attuata, permangano i rischi sanitari evidenziati da ARPA Puglia nella Valutazione del Danno Sanitario effettuata nel 2013 in relazione ad una produzione di otto milioni di tonnellate di acciaio ottenuta dal solo ciclo integrale.

La bonifica delle aree interne allo stabilimento, cui sono destinati circa 800 milioni di euro rivenienti dalla transazione con la famiglia Riva, a tutt'oggi non è ancora iniziata né si conoscono le proposte di intervento poste sotto la responsabilità dei Commissari straordinari di Ilva in AS (Amministrazione Straordinaria). Stessa sorte per il Mar Piccolo per la cui bonifica erano stati stanziati 119 milioni di euro affidati al Commissario straordinario alla bonifica di Taranto. Dopo sei anni i fondali inquinati sono stati interessati sinora solo da una parziale rimozione di materiali di natura antropica e l'attuale commissario, dottoressa Corbelli, non ha mai reso pubblici gli esiti degli studi effettuati, nonostante le nostre reiterate richieste. Da oltre un anno è stato pubblicato un bando di gara per la realizzazione di interventi di bonifica previa dimostrazione tecnologica, ma ancora non se ne conoscono gli esiti.

La possibilità di uno sviluppo diverso resta legata all'attuazione di quanto previsto dal C.I.S. – Contratto Istituzionale di Sviluppo - di Taranto, ma – oltre alla bonifica del Mar Piccolo - anche il recupero della Città Vecchia e la creazione del Polo Museale dell'Arsenale segnano il passo; dopo un fermo durato un anno il precedente Governo aveva costituito tre gruppi di lavoro, ora si attendono le determinazioni e gli impegni del nuovo Governo.

Legambiente, nei prossimi quattro anni, continuerà la sua battaglia affinché si possano finalmente coniugare nel capoluogo jonico ambiente, salute e lavoro, avviando uno sviluppo ecocompatibile che costituisca una alternativa credibile ad un'industria siderurgica che, in ogni caso, non sia più responsabile di malattie e morti. I nostri obiettivi prioritari sono:

- l'effettuazione della VIIAS, la Valutazione preventiva dell'impatto ambientale e sanitario dello stabilimento siderurgico di Taranto, una nostra richiesta "storica", rivolta a tutti i governi che si sono succeduti in questi anni, e il conseguente riesame dell'A.I.A. rilasciata ad Arcelor Mittal che, in questi mesi, non ha certo brillato per il suo impego né in campo ambientale né in tema di sicurezza.

Noi pensiamo che il futuro dell'acciaio sia in una produzione totalmente "decarbonizzata", capace di abbattere drasticamente le emissioni inquinanti: ci batteremo affinché la Comunità Europea agisca in fretta per rendere questo futuro possibile e, nel frattempo, perché gli attuali impianti non arrechino nuovi danni ai cittadini di Taranto;

- una decisa accelerazione delle bonifiche sia interne che esterne allo stabilimento siderurgico, incalzando i Commissari di Ilva in AS affinché forniscano informazioni dettagliate sull'utilizzo delle risorse di cui sono in possesso unite ad un preciso cronoprogramma degli interventi da effettuare, e il Commissario straordinario per la bonifica del SIN di Taranto affinché dia il via al più presto alle sperimentazioni previste per la bonifica del Mar Piccolo e renda noti gli esiti degli studi effettuati sinora in modo che tutti i cittadini possano valutare con cognizione di causa gli interventi che si andranno ad effettuare.

- il recupero della Città Vecchia di Taranto e la creazione del polo museale dell'Arsenale Militare, in modo da costituire, insieme al Castello Aragonese ed al Museo Archeologico di Taranto, un grande polo culturale e turistico, possibile volano, con le attività portuali ed un Mar Piccolo bonificato, di un nuovo, diverso sviluppo di una città che – come i suoi abitanti, e in particolare quelli del quartiere Tamburi, i più esposti alle emissioni inquinanti dello stabilimento siderurgico – aspetta ancora un risarcimento, almeno sotto l'aspetto economico, per quanto, in questi anni, ha dovuto sopportare.

3. LA SFIDA PER UNA PUGLIA RIFIUTI FREE

La sfida del clima ci chiama anche ad una riflessione sullo stato dei rifiuti in ogni regione e in ogni città. Perché il comportamento dei singoli sulla gestione dei rifiuti è uno dei fattori maggiormente impattanti sul clima generale. Continuare a smaltire in modo incondizionato e indifferenziato non è più possibile, non è più sostenibile per il nostro ambiente e territorio.

Poco più di un anno fa, la Regione Puglia presentava il nuovo Piano Rifiuti avviando consultazioni che non si sono concluse, con il risultato che il Piano in vigore è ancora quello del 2013. Ad oggi, la Puglia, a causa di ritardi e furori ideologici, chiude il ciclo dei rifiuti grazie agli impianti delle altre regioni, continuando a puntare così su un'economia tutt'altro che circolare. La media percentuale regionale di raccolta differenziata è scesa nell'ultimo anno dal 50,7% al 44,3%.

Nell'undicesima edizione del Rapporto Comuni Ricicloni Puglia aumenta il numero dei Comuni Ricicloni che salgono da trentuno dello scorso anno a cinquantacinque. Di questi quattro Bitritto (Ba), Faggiano (Ta), Bitetto (Ba) e Roseto Valfortore (Fg) sono anche Comuni Rifiuti free, qualifica assegnata a tutte quelle amministrazioni che, oltre ad aver superato il 65% di raccolta differenziata, hanno anche contenuto la produzione pro capite di secco residuo al di sotto dei 75 Kg/anno/abitante. Ormai sono già tre edizioni che premiamo i comuni non solo in base alla percentuale di raccolta differenziata ma anche per il loro impegno sul fronte della riduzione del rifiuto indifferenziato destinato allo smaltimento.

Sono ventinove i comuni che ricevono il Premio di Seconda Categoria, ventidue quelli a cui va la menzione speciale "Teniamoli d'Occhio" e sette quelli che ricevono la menzione speciale "Start Up". Rimangono trentacinque i comuni definiti "Gli indifferenti", ovvero le amministrazioni che nel 2017 non hanno raggiunto il 10% di RD o non hanno effettuato alcuna registrazione sul portale ambientale della Regione Puglia. Sale la media percentuale regionale di raccolta differenziata raggiungendo il 50,7%.

Barletta con il 68,1% di RD e Andria con il 65% di RD si confermano gli unici Capoluoghi di Provincia Ricicloni. La novità di questa edizione è Lecce che con il 72,3% di RD conquista il Premio di Seconda Categoria mentre Brindisi con il 55% di RD riceve la menzione speciale "Teniamoli d'Occhio".

Questi i numeri che danno il quadro di come la sfida dell'economia circolare in Puglia sia tutta da giocare.

Nulla di nuovo, invece, si è concretizzato riguardo alle priorità di realizzazione dell'impiantistica necessaria al trattamento della frazione organica proveniente dalla raccolta differenziata (FORSU). Gli impianti per trattare l'organico vanno pensati, progettati e realizzati bene, con processi partecipativi che coinvolgano le popolazioni locali, ma vanno fatti. L'alternativa sarà lo scenario attuale che vede l'organico differenziato raccolto nel centro sud andare negli impianti del nord, con costi di trasporto che i Comuni ricicloni non riescono più a sopportare. Per trattare l'organico differenziato riteniamo che la tecnologia più avanzata per produrre compost è la digestione anaerobica. Al contrario del compostaggio tradizionale, la digestione anaerobica produce biometano, fonte rinnovabile da utilizzare nell'autotrazione o da immettere nella rete del gas con cui cuciniamo in casa o produciamo calore per riscaldare gli edifici.

L'aggiornamento del Piano regionale di gestione dei rifiuti urbani della Regione Puglia, in corso, deve avere come orizzonte di riferimento gli obiettivi del pacchetto europeo sull'economia circolare, recentemente approvato dal Parlamento europeo. Il Piano deve puntare su un nuovo sistema di premialità e penalità che incentivi la riduzione, il riutilizzo e il riciclo dei rifiuti.

Da anni ripetiamo quanto sia urgente chiudere e rendere sostenibile un ciclo dei rifiuti che risulta essere ostaggio di un'eterna "emergenza" sempre dietro l'angolo. Ognuno per le sue responsabilità, tutti con la consapevolezza che non c'è più tempo e che sarebbe una "grave colpa" rendere vane le tante esperienze virtuose che nonostante tutto continuano a esistere e resistere nella nostra regione. Gli sforzi dei comuni ricicloni rischiano di infrangersi di fronte alla carenza impiantistica e all'assenza della filiera del riciclo importante per valorizzare le frazioni differenziate.

Per rendere virtuosa e circolare l'economia in Puglia serve ridurre la produzione dei rifiuti, interrompere l'uso delle discariche, realizzare la rete degli impianti di selezione, trattamento e riciclo, e responsabilizzare i cittadini attraverso una capillare informazione

PUNTARE SULLA GREEN ECONOMY È POSSIBILE

Go Green Apulia, GO! è un progetto promosso da Legambiente Puglia e sostenuto dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri - Dipartimento della Gioventù e del Servizio Civile Nazionale, che ha promosso la green economy in Puglia con un network tra scuole, università, imprese sostenibili, enti del Terzo Settore e Pubblica Amministrazione, con l'obiettivo di sensibilizzare i giovani sulle opportunità di sviluppo offerte dai green jobs.

È un progetto durato due anni (2016-2018) e rivolto ai giovani tra i 19 e i 35 anni, che ha messo in moto un circolo virtuoso tra le città di Puglia attraverso campagne di formazione, tavole rotonde e workshop, per favorire l'economia circolare e le nuove imprenditorialità in campo ambientale.

GGAG è entrato nelle scuole, università, piazze e istituti penitenziari. Hanno partecipato più di 1.200 giovani, 15 tra organizzazioni profit e non profit e numerosi enti territoriali, analizzando prospettive e competenze green in spazi di coworking.

Le attività progettuali sono state illustrate nel sito www.gogreenapulia.org, piattaforma creata per favorire l'incontro tra domanda e offerta di lavoro nel mercato dei green jobs. Apposite sezioni, infatti, offrono alle aziende la possibilità di pubblicare annunci di lavoro e gli utenti, previa registrazione, possono inviare la propria candidatura.

I risultati più progetto comprendono La Puglia dei Green Jobs, la prima pubblicazione realizzata in Puglia, che racconta, oltre alle campagne realizzate, le nuove professioni green che influenzano il mercato del lavoro e quarantadue imprese sostenibili che effettuano eco-investimenti, contribuendo alla tutela dell'ambiente..

4. LA DEPURAZIONE RISORSA PER L'ECONOMIA CIRCOLARE

L'Europa ci chiama con forza e da tempo a tutelare le nostre acque. La mancata depurazione non ha solo un costo in termini economici ma anche ambientali, infatti si ripercuote sulla qualità delle acque marine e superficiali. In Puglia continua a migliorare la situazione sul fronte della depurazione nella nostra regione: è chiaro l'impegno della Regione verso interventi di potenziamento/adeguamento dei depuratori, compresi quelli per il contenimento delle emissioni odorigene ma anche verso il riuso in agricoltura delle acque reflue depurate e affinate. Il riuso è fondamentale: basti pensare che in Italia, in media, un terzo dell'acqua immessa nelle tubature finisce sprecata.

Sono 185 gli impianti di depurazione a servizio degli agglomerati pugliesi, di cui 181 gestiti da Acquedotto Pugliese e 4 gestiti direttamente dai comuni (Biccari, Lesina Marina, Sannicandro Garganico-Torre Mileto e Volturara Appula).

La scarsa disponibilità idrica superficiale naturale condiziona fortemente la tipologia dei recapiti finali nella nostra regione. Questo comporta che solo il 7% dei recapiti finali dei depuratori è costituito da corpi idrici superficiali, il 75% è costituito da lame e altri corsi d'acqua effimeri/episodici o dal suolo (attraverso trincee drenanti) e il 16% recapita a mare. In ragione di tali peculiarità territoriali, per la metà dei depuratori, il Piano di Tutela delle Acque in corso di aggiornamento prescrive che il trattamento sia spinto fino a rendere possibile il riutilizzo delle acque reflue.

Gli impianti che continuano a scaricare nel sottosuolo sono 3 (Lesina Marina, Manduria Vecchio e Casamassima Vecchio, quest'ultimo di prossima dismissione)

Dal monitoraggio effettuato dall'Arpa Puglia nel 2018 (2.433 controlli) emerge che sono 43 gli impianti di depurazione che nel 2018 hanno presentato una non conformità alla Direttiva comunitaria (91/271) sul trattamento delle acque reflue urbane. Di questi: 11 avevano lavori in corso tali da rendere plausibile un decremento dell'efficienza depurativa (Bari Ovest, Bitonto, Corato, Molfetta, Santeramo in Colle, Andria, Bisceglie, Cerignola, Lucera A, Galatone e Faggiano). Dei restanti 32: su 10 sono stati già programmati interventi di adeguamento/potenziamento e gli stessi risultano in corso di progettazione (Gioia del Colle, Mola di Bari, San Ferdinando di Puglia, Ascoli Satriano 1 e 2, Mattinata, Monte Sant'Angelo , San Severo, Volturino, San Cesario di Lecce); su 2 è prevista la dismissione (Casamassima Vecchio, Manduria Vecchio); per i restanti 20 (Apricena, Biccari, Cagnano Varano, Carapelle, Carpino, Castelluccio dei Sauri, Deliceto, Monte Sant'Angelo A, Ordona, Orsara di Puglia, Peschici, Rignano Garganico, San Marco la Catola, San Paolo di Civitate, Sant'Agata di Puglia, Serracapriola, Stornarella, Vico del Gargano e Copertino, Trani) si provvederà con la manutenzione straordinaria in attesa di definire la copertura finanziaria per gli interventi di adeguamento e/o potenziamento. Nel caso di Ordona e Trani, i fuori limite sono riconducili ad una fase di avvio all'esercizio di nuove opere realizzate nell'ambito di interventi conclusi a fine 2017.

Tra i fattori che possono inficiare il processo depurativo degli impianti ci sono anche gli scarichi anomali (arrivi impropri di acque meteoriche, di vegetazione e di natura lattiero-casearia).

Sono 44 gli impianti di depurazione soggetti a scarichi anomali: gli impianti maggiormente interessati dal fenomeno sono Carovigno (8 segnalazioni), Andria (7 segnalazioni), San Ferdinando e Cerignola (6 segnalazioni), Oria (5 segnalazioni), Gioia del Colle, Barletta, Bitonto e San Severo (4 segnalazioni).

Nel settore depurazione, l'attuale programmazione prevede 196 interventi infrastrutturali volti al miglioramento complessivo del comparto depurativo tra adeguamento, potenziamento della capacità di trattamento, abbattimento delle emissioni odorigene e rifunzionalizzazione dei recapiti finali.Di questi, 42 risultano ultimati, 23 in esecuzione e 131 in fase di progettazione.

L'incremento della copertura del servizio di fognatura e depurazione e il contestuale miglioramento dell'efficienza dei depuratori sta comportando un progressivo incremento della produzione dei fanghi di depurazione, che ha subito un forte trend di crescita tra il 2012 (circa 192.000 tonnellate di fango tal quale prodotto) e il 2018 (circa 218.200 tonnellate di fango tal quale prodotto).

Nel 2018, i quantitativi di fango di depurazione prodotti sono stati così conferiti: il 16% direttamente in agricoltura, il 47% in impianti di compostaggio fuori Regione, il 5% in impianti di compostaggio all'interno del territorio pugliese e il 32% in discarica. In base alle ultime stime, a regime, la produzione di fanghi dovrebbe attestarsi su un valore di circa 380.000 tonnellate/anno. La progressiva riduzione delle superfici disponibili al riutilizzo in agricoltura e la ridotta disponibilità degli impianti di compostaggio regionali ad accettare il fango prodotto dai depuratori, ha indotto Acquedotto Pugliese (dal 2014 in poi) a portare il fango fuori Regione e in discarica. Nel Piano Regionale per la gestione dei rifiuti urbani, la Regione Puglia ha adottato una strategia volta a ridurre la produzione, sostenere il recupero (in particolare il riuso agronomico) e ridurre lo smaltimento in discarica dei fanghi di depurazione, entro i limiti previsti dalle recenti indicazioni dell'Autorità per l'energia elettrica, il gas e il sistema idrico. In linea con il primo dei suddetti obiettivi, nell'ambito della programmazione in essere, è stato approvato un intervento di manutenzione straordinaria per la fornitura di 60 stazioni di disidratazione meccanica, attraverso il quale il Gestore ha stimato di poter ottenere una riduzione fino al 30% del fango da conferire al recapito finale.

Negli ultimi anni, la Regione Puglia ha messo in campo numerose iniziative finalizzate ad incentivare il riuso delle acque reflue in agricoltura, finanziando n.32 interventi sugli impianti di: Carovigno, San Pancrazio Salentino, Acquaviva, Cassano delle Murge, Fasano, Sammichele di Bari, Gioia del Colle, Barletta, Castellaneta, Castellana Grotte, Santa Cesarea Terme, Trani, Bisceglie, Pulsano, Faggiano, Conversano, Corato, Tricase, Zapponeta, Corsano, Ugento, San Donaci, Gravina di Puglia, Martina Franca, Molfetta, Ruvo-Terlizzi, Palagiano, Massafra, Sternatia-Zollino, Manfredonia, Margherita di Savoia e Taurisano.

In Puglia, nel 2018, sono n. 9 impianti (Acquaviva delle Fonti, Casarano, Corsano, Gallipoli, Ostuni, Fasano, Noci, San Pancrazio Salentino e Trinitapoli) che restituiscono un refluo idoneo al riutilizzo. Nello specifico, è stata riutilizzata l'acqua affinata presso gli impianti di Corsano (volume riutilizzato 2018 168.005 mc/anno), Gallipoli (volume riutilizzato 2018 104.757 mc/anno), Ostuni (volume riutilizzato 2018 36.366 mc/anno), e Fasano. Il Lago Milecchia viene alimentato con le acque affinate a Noci), mentre il sistema integrato di affinamento e riuso di Acquaviva delle Fonti è partito a maggio 2017. A S. Pancrazio Salentino e a Trinitapoli, l'acqua, seppur affinata, non viene ancora distribuita in attesa dell'esecuzione dei lavori sulla rete irrigua, di competenza dei Consorzi di bonifica.

Dei 27 agglomerati originariamente interessati dalla procedura di infrazione n. 2014/2059 ai danni dell'Italia per il mancato rispetto della direttiva comunitaria sul trattamento delle acque reflue urbane (91/271/CEE), 21 risultano conformi e sono in corso le procedure per l'esclusione dall'infrazione. Per i restanti 6, che ad oggi non sono ancora conformi o perché sottodimensionati o per superamento dei limiti allo scarico (Andria, Ascoli Satriano, Bari, Castrignano del Capo, San Severo e Volturino), sono previsti ovvero sono in corso interventi di adeguamento/potenziamento che consentiranno di conseguire la conformità alla direttiva 91/271/CEE secondo la seguente scansione temporale: Andria e Bari nel 2020; Castrignano del Capo nel 2021; Volturino nel 2022; Ascoli Satriano e San Severo nel 2023.

Con riferimento alla precedente procedura n.2004/2034, i n. 3 agglomerati oggetto di condanne della Corte di Giustizia Europea in materia di collettamento, fognatura e depurazione delle acque reflue sono Casamassima, Porto Cesareo e Taviano. Allo stato attuale si prevede che le criticità relative agli agglomerati di Casamassima e Porto Cesareo, per una quota parte del carico generato, saranno risolte entro il 2019, mentre per l'agglomerato di Taviano, a seguito del dissequestro delle aree di cantiere intervenuto in data 27.06.2018, sono corso le attività per il completamento della rete fognaria.

In questi anni, Legambiente Puglia ha promosso con AQP diverse campagne di sensibilizzazione. Con "Imbrocchiamola" abbiamo invitato i cittadini a bere l'acqua del rubinetto perché più sicura, controllata e soprattutto perché non produce rifiuti rispetto a di quella in bottiglia.

Nell'ottica di una nuova economia circolare il depuratore è da considerarsi un'opportunità perché produce acque reflue depurate e materia organica che possono essere riutilizzate. Ecco perché abbiamo presentato "H2Oro. In buone acque", un progetto didattico rivolto a tutte le scuole primarie e secondarie di primo grado della Puglia, realizzato con il contributo di Acquedotto Pugliese, Autorità Idrica Pugliese, e con il Patrocinio della Regione Puglia, che esplora e racconta il tema dell'acqua nelle sue proprietà e nei suoi molteplici usi, al fine di sensibilizzare cittadini e studenti sull'importanza della depurazione, del riuso e del risparmio idrico. Il progetto prevede sia attività in classe ma anche visite didattiche presso gli impianti di depurazione.

Tra le altre campagne avviate ricordiamo "Non si butta un tubo nei tubi", un vademecum che identifica i rifiuti da non buttare nel wc o nel lavandino per non intasare i sistemi fognari, favorendo una corretta depurazione delle acque, e #giuilrubinetto, campagna di sensibilizzazione sul risparmio idrico rivolta agli alunni della scuola primaria, per educare a un uso responsabile dell'acqua a partire dai piccoli gesti quotidiani come, ad esempio, tenere chiuso il rubinetto mentre ci si lava i denti.

Negli ultimi anni, Legambiente Puglia ha lavorato anche per far diventare anche luoghi fruibili dal punto di vista turistico gli impianti di depurazione come nel caso di quelli ubicati Gioia del Colle, Fasano, Noci e Melendugno, che si collocano in una zona di particolare valenza ambientale, caratterizzata da aree naturali e da posizioni strategiche nella dinamica dei flussi migratori dell'avifauna rappresentando l'ennesimo tassello di una Puglia da raccontare.

5. IL GOVERNO DEL TERRITORIO CHE TUTELI, VALORIZZI E SVILUPPI SOSTENIBILMENTE.

Per far fronte ai cambiamenti climatici è fondamentale anche che si agisca e lavori sui e nei territori attraverso degli strumenti efficaci e funzionali, che si contrasti il consumo di suolo e si vada verso città smart, intelligenti e che puntino ad una rigenerazione reale ed integrata.

La Puglia dispone di un corposo quadro normativo che consentirebbe agli enti che, alle varie scale, hanno la responsabilità del governo del territorio di orientare le trasformazioni in modo corretto; cionondimeno nel corpus dei vigenti strumenti legislativi/normativi e programmatori/pianificatori si celano numerosi dispositivi che purtroppo consentono altresì di realizzare interventi impattanti sotto il profilo ambientale (leggasi: economico-ambientale) e paesaggistico.

In Puglia durante il quadriennio 2015-2019, col perdurare della crisi economica, s'è registrata in generale (al netto di alcune eccezioni) una sostanziale stagnazione nel comparto edilizio che è stato tenuto in vita principalmente dagli interventi avviati e/o attuati nell'ambito degli spazi di manovra resi possibili dal Piano Casa, uno strumento che avrebbe dovuto essere straordinario e temporaneo e che invece è poi stato di anno in anno ripetutamente prorogato e ampliato, fino a produrre sensibili perturbazioni, spesso negative, negli assetti delle nostre città (ad esempio, si pensi alle demolizioni di numerosi manufatti architettonici di pregio rese possibile dagli insufficienti meccanismi di tutela del patrimonio paesaggistico-culturale presenti nel Piano Casa o all'incremento del fenomeno dello sprawl urbano). In parallelo bisogna registrare la perdurante obsolescenza della pianificazione comunale, a tutt'oggi quasi in toto costituita da strumenti urbanistici datati, che prevedono strutture urbane superate e inefficienti e che infondatamente prefigurano incrementi demografici sulla base dei quali programmano l'espansione della città costruita, determinando così da una parte un ingiustificato e dannoso consumo (in atto e/o potenziale) della risorsa suolo e dall'altra sensibili tensioni nei tessuti politico-economici locali. A tal proposito bisogna prendere atto del fatto che le legislazioni nazionale e regionale non sono state in grado di individuare adeguate contromisure e che i tentativi fatti finora si sono sostanzialmente limitati a prevedere lo spostamento delle volumetrie previste e finanche bonus volumetrici che, lungi dal risolvere il problema, possono addirittura costituire un peggioramento della situazione; soprattutto va annotato come non di rado questi (apparenti) correttivi diano luogo a sensibili variazioni degli assetti pianificati che ne alterano gli equilibri e che, non inquadrati in alcuno scenario di coordinamento complessivo, finiscono per determinare anche forti scompensi nelle strutture urbane.

Bisogna poi registrare un'insufficiente incisività dei processi partecipativi, che spesso sono stati utilizzati soltanto per contribuire alla formazione del quadro conoscitivo e/o per raccogliere le istanze della popolazione locale e raramente sono riusciti ad influire concretamente nella definizione delle scelte.

Scarsamente incisivi sono stati anche gran parte degli interventi di rigenerazione urbana, spesso episodici e non messi a sistema e perciò non in grado di innescare processi virtuosi di più ampia scala (ad esempio: non pochi interventi, ben lungi da riorganizzare una sufficientemente estesa porzione di città o di territorio, non sono andati oltre la ristrutturazione di un singolo edificio o la riqualificazione di una piazza o di una via e perciò non sono stati in grado di produrre effetti sensibili in scala urbana/territoriale). Se da un lato frequentemente le amministrazioni locali hanno dimostrato di non disporre delle risorse organizzative necessarie per poter governare correttamente questo genere di processi innovativi, producendo frequentemente piani o interventi non all'altezza delle aspettative, dall'altra è mancata un'adeguata regia in grado di orientare, coordinare e gestire i processi di rigenerazione, accompagnando gli enti locali in questo difficile percorso che, per essere davvero efficace, ha bisogno di essere realizzato anche mediante meccanismi di partnership pubblico privato già fruttuosamente sperimentati in altri contesti europei.

Non è stata finora trovata alcuna adeguata soluzione alle criticità nei processi di formazione e funzionamento delle Commissioni Locali per il Paesaggio che costituiscono organi di controllo periferici cui è assegnato un compito strategico ed essenziale.

In relazione ai piani settoriali incidenti sugli assetti urbanistici, vanno registrati anche i limiti dei piani della mobilità e dei trasporti che, non di rado redatti ed approvati soprattutto per poter conseguire maggiori punteggi nelle procedure selettive relative all'attribuzione di finanziamenti pubblici, da un lato rischiano di restare sulla carta, dall'altro non hanno previsto azioni che vadano oltre il medio corto termine, ignorando di fatto i cambiamenti di lungo termine che saranno determinati dall'imminente rivoluzione nel settore del trasporto privato su gomma che imporrà una radicale riorganizzazione delle infrastrutture viarie, soprattutto in ambito urbano (ad esempio: contrazione delle superfici necessarie a strade e parcheggi, riduzione e spostamento delle autorimesse, recupero ad altri usi di garage e autosili), mentre riguardo alla pianificazione portuale (in via di aggiornamento) e a quella delle ZES (in fieri), se da un lato va rilevata una crescente attenzione – sia pur per adesso soltanto annunciata – verso le matrici ambientali all'in¬terno delle aree portuali e retroportuali, dall'altro non si può non rimarcare la quasi totale indifferenza riguardo le (antiche e nuove) qualità paesaggistiche di tali aree che, va sottolineato, sono pressoché sempre in diretto rapporto e non di rado in strettissima simbiosi con i centri storici, come pure con le fasce litoranee e coi lungomare urbani.

Resta a tutt'oggi irrisolta (anche qui, facendo salva qualche eccezione) l'annosa questione dei piani comunali delle coste che dovrebbero disciplinare una corretta gestione delle fasce litoranee.

Per dare una risposta adeguata a tutte le suddette questioni è necessario un radicale cambiamento nei meccanismi che governano le trasformazioni urbanistico-territoriali; nei prossimi anni occorrerà cioè – sia operando nello scenario attuativo del PPTR e sia utilizzando nuovi strumenti legislativi, come la in nuce Legge Regionale sulla Bellezza – redigere e concretizzare piani e programmi di ultima generazione, con particolare riguardo agli strumenti di (vera) rigenerazione urbana, adottando nel contempo nuove norme e misure per il miglioramento della qualità prestazionale, funzionale ed architettonica degli edifici

Nel prossimo quadriennio compito della nostra associazione sarà quello di sostenere e partecipare a tale processo; Legambiente Puglia dovrà dunque, assieme ai circoli locali, continuare a promuovere la ricerca di soluzioni per queste criticità, sia intervenendo nel dibattito tecnico culturale, sia proponendo modifiche migliorative degli strumenti legislativi/normativi e sia agendo direttamente nelle fasi di programmazione/pianificazione e in quelle di progettazione, utilizzando gli strumenti della "Costruzione sociale del paesaggio" (ex NTA del PPTR), partecipando ai tavoli di concertazione istituiti dalle pubbliche amministrazioni, alle iniziative "dal basso" che nasceranno a livello locale e che ci impegneremo ad innescare, redigendo progetti-pilota in concorso con altri stakeholders, promuovendo la formazione di organismi in grado di accompagnare gli enti locali negli impervi percorsi di attuazione dei programmi di rigenerazione, come le agenzie regionali per la rigenerazione urbana proposte dal progetto RIUSO (ANCE - CNAPPC - Legambiente) e mutuate dal modello francese dell'ANRU.

Va sottolineato che all'interno di questo scenario operativo sarà frequentemente necessario agire alle varie scale (locale, sovralocale e regionale), in quanto le unità territoriali realmente interessate dalle azioni non di rado si estendono ben oltre i confini delle singole amministrazioni locali.

In parallelo Legambiente continuerà ovviamente a svolgere le proprie attività di educazione e formazione anche in questi ambiti e continuerà altresì la propria pluridecennale attività di contrasto al fenomeno dell'abusivismo edilizio e ai cosiddetti ecomostri (di ogni taglia), che sarà sempre svolta in collaborazione con tutte le autorità preposte alla salvaguardia paesaggistico ambientale ed eventualmente anche in concorso con altri soggetti che condividono gli obiettivi della nostra associazione.

6. CITTA' PIÚ VERDI

Un territorio, una città è senza alcun dubbio più sostenibile se punta a trasformarsi in un polmone verde. In una fase storica in cui bruciano sempre più boschi in tutto il mondo, sarebbe di vitale esempio che le città si riconvertano e creino dei "boschi cittadini".

È fondamentale che le amministrazioni comunali mettano a disposizione dei cittadini spazi verdi sempre fruibili con una progettazione meditata, attenta e con una manutenzione costante per migliorare la qualità della vita dei cittadini anche nella prospettiva della sostenibilità a favore delle future generazioni.

Nei prossimi decenni sempre di più le popolazioni, anche a seguito dei flussi migratori, vivranno nelle città come luogo che garantisce la sopravvivenza delle persone. Gli uomini già oggi nascono, crescono, vivono, amano, lavorano nelle città e alcuni di loro non escono mai dalla realtà urbana e a malapena conoscono e fruiscono il territorio circostante la propria zona di residenza. Il sistema dei giardini è diventato un'infrastruttura di vitale importanza per tutte le città. Ecco che allora le Amministrazioni comunali devono fornire elevate estensioni con presenza di vegetazione anche di qualità con giardini belli, curati e sicuri.

Tre sono gli aspetti importanti per incrementare la qualità delle Infrastrutture Verdi: manutenzione, illuminazione e azioni gestionali.

La manutenzione condiziona la percezione di armonia e bellezza degli spazi verdi ed influenzano la presenza e permanenza delle persone nell'area. Auspicabile l'applicazione di standard di cura e manutenzione attraverso accurati turni di pulizia, riparazioni tempestive dei manufatti e soprattutto una precisa cura del patrimonio vegetale per garantire un alto livello estetico e attrattivo degli spazi.

Per garantire standard di manutenzione ordinarie sono previsti degli strumenti indispensabili per la gestione del Verde Urbano: il Censimento che riguarda non solo le superfici con vegetazione ma anche di tutte le specie vegetali presenti nel territorio comunale. Il Regolamento del Verde quale strumento tecnico che specifica come eseguire i lavori per il conseguimento della migliore qualità di verde ma anche finalizzato ad una gestione 'economicamente conveniente' per l'Amministrazione comunale. Il Piano per il Verde una vera pianificazione territoriale della vegetazione al pari del PRG o PUG.

L'illuminazione anche se rappresenta un aspetto compositivo dev'essere studiato con maggiore attenzione in relazione alla presenza e all'accrescimento delle masse vegetali per garantire la sicurezza del luogo anche di sera.

L'azione gestionale dell'Amministrazione comunale sulle Infrastrutture Verdi, può influenzare positivamente lo stesso Gestore. Come? Promuovendo pratiche di sorveglianza e ispezione sulle aree; organizzazione di iniziative sportive, ricreative e culturali; presidio e convenzioni con esercizi commerciali o con Associazioni ambientaliste (qui siamo chiamati come Circoli Legambiente a partecipare anche nelle Azioni gestionali dei Comuni), promuovendo attività previste dai nostri Statuti per portare vita nelle aree verdi, aumentare la presenza dei cittadini ed evitare ogni forma di degrado urbano. Quindi promuovere funzioni ludiche negli spazi verdi: aree ludiche e ricreative; aree per sport; aree per progetti di citizen science.

Il Circolo di Legambiente presente sul territorio avrà così un'altra motivazione per contattare l'Amministrazione Comunale al fine di concretizzare insieme azioni mirate alla partecipazione e all'inclusione sociale così da diffondere tra i cittadini principi d'identità legati agli spazi verdi e alla tanto sofferta coesione sociale, indispensabile per garantire una sana e pacifica convivenza ed una buona qualità della vita.

7. POLITICHE E STRUMENTI PER LA PROMOZIONE DELLA MOBILITÁ SOSTENIBILE

La mobilità sostenibile indica le modalità di spostamento, ovvero il sistema di servizi e mezzi di trasporto pensati e messi a disposizione dei cittadini, in grado di conciliare il diritto alla mobilità con l'esigenza di ridurre gli impatti ambientali, sociali ed economici generati dai veicoli privati, quali: le emissioni di gas serra, lo smog, l'inquinamento acustico, la congestione del traffico urbano e l'incidentalità, il degrado delle aree urbane (causato dallo spazio occupato dagli autoveicoli a scapito dei pedoni), il consumo di territorio (causato dalla realizzazione delle strade e infrastrutture).

Il tema della mobilità sostenibile sta divenendo negli ultimi anni uno degli argomenti di maggiore dibattito nell'ambito delle politiche ambientali locali, nazionali e internazionali. Le nuove sfide ambientali che le città sono chiamate ad affrontare nel prossimo futuro hanno come tema centrale la mobilità urbana sostenibile.

In base a quanto affermato dal Ministero dell'Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare "il settore dei trasporti produce oltre il 49% delle emissioni di polveri sottili (PM10) in Italia, di cui oltre il 65% di queste deriva dal trasporto stradale. Il sistema dei trasporti è quindi considerato uno dei maggiori responsabili dell'inquinamento atmosferico. Il miglioramento del sistema dei trasporti, in particolare in ambito urbano, rappresenta una delle priorità per i paesi che vogliono favorire una migliore qualità della vita dei cittadini, in termini di relazioni sociali e culturali, in ambito locale, nazionale e internazionale e nel creare nuove opportunità economiche." (2)

Nell'ultimo decennio sono stati compiuti grandi passi dall'Unione Europea. A partire dal 2007, l'U.E. ha intensificato il proprio impegno per orientare le città verso forme di mobilità sostenibile: dal Libro Verde sul Trasporto Urbano, al Patto dei Sindaci, mirato a coinvolgere attivamente le città nel percorso verso la sostenibilità energetica ed ambientale e, ancora, al Libro Bianco sui Trasporti del 2011. Numerose sono state le strategie, le iniziative e le ricerche messe in campo per allinearsi con gli indirizzi definiti nel Libro Bianco del 2011. La maggior parte delle azioni sono state orientate in modo da promuovere una sostanziale limitazione del trasporto privato all'interno delle aree urbane e per incentivare modalità alternative di spostamento. Nel 2014 è stato creato uno specifico portale dedicato al tema della mobilità sostenibile urbana e agli indirizzi che devono seguire i Piani della Mobilità Urbana Sostenibile (PUMS) che saranno sviluppati dalle città europee (European Local Transport Information Service: www.eltis.org). Il 5 ottobre 2017 con Decreto n. 233 il Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti ha pubblicato le Linee Guida per i Piani di Mobilità Sostenibile finalizzate a "favorire l'applicazione omogenea e coordinata di linee guida per la redazione di Piani urbani di mobilità sostenibile, di seguito PUMS, su tutto il territorio nazionale". Le linee guida nazionali definiscono il PUMS come uno strumento di pianificazione strategica che, in un orizzonte temporale di medio-lungo periodo (10 anni), sviluppa una visione di sistema della mobilità urbana proponendo il raggiungimento di obiettivi di sostenibilità ambientale, sociale ed economica attraverso la definizione di azioni orientate a migliorare l'efficacia e l'efficienza del sistema della mobilità e la sua integrazione con l'assetto e gli sviluppi urbanistici e territoriali.

Con DELIBERAZIONE DELLA GIUNTA REGIONALE 20 febbraio 2018, n. 193 sono state approvate le Linee Guida Regionali per la redazione dei PUMS – Piani Urbani per la Mobilità Sostenibile. La Regione Puglia, unica nel contesto nazionale, ha inteso predisporre delle Linee Guida regionali che, pur ponendosi in continuità con il documento nazionale, ne introducessero approfondimenti, dati conoscitivi e valutazioni afferenti le specificità del contesto pugliese. Le Linee Guida regionali sono destinate in prima istanza alle Amministrazioni Locali pugliesi che intendano impegnarsi nello sviluppo di un Piano Urbano della Mobilità Sostenibile (PUMS), ma anche ai professionisti esperti in pianificazione e gestione della mobilità che forniscono il loro supporto alle amministrazioni locali.

Le aree urbane rappresentano un laboratorio fondamentale delle politiche rivolte allo sviluppo sostenibile, esse sono il luogo dove "si lavora, ci si muove, si fanno affari e dove la vita è regolata dalla funzionalità dei servizi pubblici ma anche dai nuovi stili di vita dei singoli cittadini legati ad esempio al tempo libero. La mobilità urbana è diventata una delle più grandi opportunità di sviluppo e allo stesso tempo fonte di problemi della vita contemporanea, il cui maggiore fattore strutturale è legato ai cambiamenti della morfologia urbana e alle trasformazioni dell'intero sistema urbano nel suo complesso". Sebbene lo Stato e le Regioni elaborino indicazioni che vanno nella direzione di una mobilità sostenibile concreta è a livello locale che devono essere adottati i provvedimenti più efficaci e più impattanti, diffondendo una vera e propria cultura della mobilità sostenibile che promuova e sperimenti nuove modalità di trasporto, nuovi di stili di vita e che includa proposte alternative sui modi di muoversi in città, privilegiando gli spostamenti a piedi, in bicicletta o con mezzi pubblici.

In tale direzione Legambiente, in linea con gli obiettivi europei nazionali e regionali, può assumere un ruolo determinante nel settore della mobilità al fine di migliorare la qualità dell'ambiente urbano e della qualità di vita.

In tal modo, non solo si potrà contribuire al miglioramento delle condizioni ambientali del contesto urbano, ma anche al miglioramento della qualità dei luoghi e alla riappropriazione da parte dei cittadini degli spazi pubblici, aumentando la vivibilità della città per i residenti, i turisti e city users.

Il documento elaborato si configura come sintesi del lavoro di ricerca finalizzato a fornire una panoramica sulle principali sfide che le città del futuro si troveranno ad affrontare in tema di mobilità.

La struttura del rapporto è stata articolata in quattro blocchi tematici: la prima parte riporta una breve descrizione del concetto di mobilità sostenibile; la seconda sviluppa tutti gli aspetti connessi alla normativa e alla programmazione di settore (analisi del contesto Europeo, Nazionale e Regionale); la terza parte riporta alcune delle strategie e azioni a supporto della mobilità sostenibile, nella quarta parte sono descritte le politiche per incentivare lo sviluppo della Mobilità ciclistica.

8. RIVOLUZIONARE LA GESTIONE DEI PARCHI IN PUGLIA.

La Puglia rappresenta sul piano biologico un vero e proprio crocevia, in grado di adattarsi ad accogliere piante e animali diversi, giunti da territori limitrofi, vista la sua centralità geografica all'interno del "bioma mediterraneo". C'è da perdersi tra zone umide, lame e corsi d'acqua sotterranei, falesie lungo la costa, manifestazioni carsiche. Non mancano comunque i boschi e le peculiarità del paesaggio agrario che bilanciano, con il loro tocco di verde, le zone più aspre legate alla pseudo steppa.

Ma non si può solo continuare a istituire parchi, bisogna anche rilanciarli e metterli in rete affinché il nostro invidiabile patrimonio naturalistico, enogastronomico e archeologico non rimanga una potenzialità inespressa. In questi anni è cambiato l'atteggiamento delle Pubbliche Amministrazioni rispetto ai Parchi, non visti più come vincolo ma come occasione di sviluppo, di marchio vincente.

I Parchi svolgono un ruolo fondamentale nella sperimentazione di modelli di gestione sostenibile sia della costa sia delle aree rurali interne. Sono stati precursori nella regolamentazione degli accessi alla costa, nella individuazione di modalità sostenibili di pulizia delle spiagge, nel contenimento dell'erosione costiera, nell'attuazione di protocolli di monitoraggio degli habitat naturali e delle specie della flora e della fauna soggette a forti pressioni antropiche. Hanno, altresì, sperimentato forme alternative di mobilità sostenibile con l'integrazione tra mobilità pubblica e privata (treno, bus, bici) ed il recupero di stazioni ferroviarie dismesse e di una rete sentieristica preesistente abbandonata.

Nelle aree rurali ricadenti nei Parchi si mette in atto un'agricoltura multifunzionale, moderna e in grado di coniugare la produzione di cibi di qualità ottenuti con metodi di agricoltura biologica, con l'ospitalità, con i servizi di fruizione e conoscenza del patrimonio rurale (frantoi ipogei, sistema viario rurale, antiche masserie) e con le attività didattiche e di conoscenza delle eccellenze agroalimentari. Nelle aree Parco troviamo anche piccoli borghi e aree costiere insignite dei più ambiti riconoscimenti nazionali e internazionali (Bandiere blu, Cinque vele, Bandiere arancioni, Città Slow, Borghi più belli d'Italia, siti UNESCO). Proprio per questo i Parchi devono continuare a svolgere un ruolo di governance interagendo con i vari attori pubblici e privati affinché la tutela sia più coniugata con modelli di sviluppo sostenibile.

Per far ciò è importante che attuino sempre più politiche attive sul territorio miranti ad orientare il turismo e l'agricoltura, così come la mobilità, il corretto utilizzo dell'acqua e in genere delle risorse, in una logica di sostenibilità.

La leva del turismo che assume un ruolo cruciale nel rilancio delle Aree Protette Pugliesi. L'universo dei parchi naturali pugliesi è un insieme variegato di tipologie di aree protette, ma si registra una profonda differenziazione fra i parchi a seconda del livello di turisticità dell'area cui appartengono.

Un aspetto interessante riguarda le dinamiche che la presenza del parco riflette sulle imprese, e che riguarda comportamenti virtuosi nei confronti dell'ambiente in cui operano. Alcune aree protette hanno infatti già adottato un sistema di certificazione di qualità delle imprese, come ad esempio il marchio dell'area marina protetta di Porto Cesareo, che viene attribuito a tutti gli operatori turistici del territorio che rispondono a un disciplinare di qualità. Un altro tipo di percorso è invece quello seguito da alcune aree protette riguardo la valorizzazione delle produzioni agricole, che possono diventare veri e propri ambasciatori del territorio. E ancora, gli esempi delle aree protette Dune Costiere e Torre Guaceto che, non solo hanno lavorato sulla valorizzazione di specifici prodotti, oggi presidi Slow Food, ma che si possono fregiare di prodotti che portano il marchio del parco.

Questi esempi di esperienze in atto e il fortissimo potenziale di buoni turismi da costruire attraverso il percorso di rilancio delle aree protette pugliesi, mettono in luce il passaggio concettuale (con le conseguenze pratiche) per cui la natura è sempre più protagonista della vacanza, diventando parte integrante del prodotto turistico territoriale.

Lo stato della natura protetta in Puglia

Al momento in Puglia esistono 2 Parchi Nazionali (Gargano e Alta Murgia), 3 Aree Marine Protette (Torre Guaceto, Porto Cesareo, Tremiti), 16 Riserve Naturali dello Stato le quali fanno capo al Ministero dell'Ambiente e 18 Parchi Regionali istituiti dalla Regione Puglia con Legge Regionale. Relativamente a questi ultimi, due Parchi (Parco Regionale delle Dune Costiere da Torre Canne a Torre San Leonardo e Parco Otranto-Santa Maria di Leuca) sono gestiti da Consorzi di gestione obbligatori, composti da enti locali (Comuni e Province). Per il resto dei Parchi regionali la gestione è demandata direttamente ai comuni, unione dei comuni e/o Provincia. I Parchi Naturali Regionali gestiti da Consorzi, hanno una propria struttura amministrativa, con un presidente, una giunta esecutiva, un'assemblea dei Sindaci (nessuno di questi percepisce compensi, tanto meno rimborsi spese o gettoni di presenza), un Direttore. Ogni Ente Parco ha un bilancio proprio, sinora alimentato da contributi regionali. Per le aree naturali protette comunali, invece, le risorse finanziarie per la gestione di ogni Parco sono inserite in un Capitolo di spesa all'interno del bilancio comunale. Con le leggi vigenti la Regione ha contribuito alla gestione dei Parchi con un contributo all'istituzione dell'Ente di 50 mila euro. Ma di fatto la maggioranza dei Parchi regionali sono stati costituti solo sulla carta e nessuna azione di avvio e/o rilancio delle attività è stata effettuata. Per questo è necessario rivede la legge regionale n. 19 del 1997 sulle aree protette, adeguandola alle normative più recenti.

Uno dei principali limiti evidenziati è una insufficiente capacità dei parchi pugliesi di lavorare in rete e di essere riconosciuti dalla regione come un Sistema, in grado di operare in sinergia tra loro e con l'autorità regionale. A parte pochi sporadici casi legati a specifiche programmazioni di cooperazione territoriale, le aree protette nazionali e regionali non hanno elaborato una programmazione comune in grado di ottimizzare le poche risorse disponibili, in assenza, anche, di una Regia regionale in tal senso. Il prossimo periodo è di cruciale importanza per il mantenimento dei risultati raggiunti da parte dei parchi pugliesi in termini di conservazione e valorizzazione e la Regione deve svolgere un ruolo centrale, considerando che la Biodiversità pugliese mantiene la sua tendenza all'impoverimento. I parchi pugliesi risultano essere un forte attrattore turistico e un interessante volano per lo sviluppo sostenibile e proprio per questo le aree protette devono essere messe nelle condizioni di esprimere una governance efficace in grado di contrastare le numerose aggressioni al territorio. In quanto biglietto da visita della Puglia, le aree protette devono essere considerate primarie nella programmazione regionale. Deve essere sviluppato, pertanto, un coordinamento dei parchi con il supporto della Regione Puglia, al fine di individuare azioni di sistema, ottimizzare le risorse disponibili, rendere disponibili nuove risorse – attraverso la programmazione regionale - per il raggiungimento di obiettivi condivisi.

CRITICITÀ E PROPOSTE

1) Nell'ambito della governance:

- Riconoscimento e codifica del ruolo delle associazioni nella gestione e programmazione sociale dei Parchi e Riserve naturali in Puglia;

- Superamento della gestione provvisoria assegnata ai Comuni/Province con la legge istitutiva di ciascun Parco se non la revisione della legge regionale n. 19 del 1997 sulle aree protette

- Istituire un contributo regionale ordinario per la gestione dei parchi regionali, con una premialità per i parchi più virtuosi che dimostrano, per esempio, il raggiungimento di obiettivi di conservazione e gestione stabiliti nel programma triennale e di avere una maggiore capacità progettuale.

- Istituzione del tavolo permanente, anche intersettoriali, per incontrare tutti i Parchi e le Riserve nazionali e regionali, all'interno della quale esporre le attività svolte ma nello stesso tempo evidenziare le criticità gestionali che possono trovare soluzione attraverso lo scambio di esperienze gestionali tra i vari Parchi.

- Mantenimento della fase negoziale per l'assegnazione dei fondi FESR alle aree protette pugliesi;

- Individuazione all'interno dei PSR e FEAMP regionali di specifiche linee di finanziamento;

- Accelerazione nel processo di istituzione delle ZSC con l'individuazione degli organismi di gestione, tenendo presente le eventuali realtà di protezione già esistenti e funzionamenti nei medesimi territori (sia a terra che a mare), anche ai fini della gestione coordinata e della razionalizzazione delle spese;

- Attivazione di convenzioni con le Società Trasporti Pubblici finalizzate a qualificare in maniera sostenibile l'accessibilità e la visitazione dei Parchi, promuovendo l'uso del mezzo pubblico, per la riduzione degli impatti provocati dall'utilizzo dell'auto nei periodi di maggiore presenze turistiche.

- Garantire una proficua collaborazione con i Consorzi di Bonifica i quali devono garantire la manutenzione ordinaria e straordinaria di canali e bacini ricadenti in aree parco.

- La Regione svolge un ruolo fondamentale nel coordinamento dei servizi di protezione civile e nell'attività di coordinamento per la prevenzione incendi boschivi con i Carabinieri Forestali e con l'ARIF; molte di queste convenzioni stipulate a livello locale potrebbero essere definite in una cornice regionale per tutte le aree naturali protette regionali;

- Snellire le procedure autorizzative (pareri rilasciati vari enti quali a solo titolo esemplificativo: Demanio, Sovraintendenza, servizio foreste, ecc...,) per la realizzazione di progetti in accordo con le finalità istitutive del Parco

2 ) Nell'ambito delle problematiche inerenti la tutela e la gestione della biodiversità

- Redazione di un programma triennale a livello regionale per la conservazione della biodiversità con obiettivi e traguardi misurabili.

- Organizzazione di tavoli permanenti con altri settori regionali in modo da ottimizzare e uniformare le politiche territoriali regionali e identificazione di un set minimo di indicatori di monitoraggio dello stato di conservazione, comune tra i nodi della rete, per l'elaborazione su scala regionale di un monitoraggio annuale a responsabilità regionale (ARPA) o dei singoli parchi;

- Elaborare un piano di monitoraggio degli habitat e delle specie quale strumento programmatico indirizzato: 1) all'osservazione pluriennale di alcune delle principali caratteristiche ecologiche presenti all'interno delle aree protette; 2) alla valutazione degli interventi di gestione intrapresi; 3) al supporto dell'attività di governance.

3) Nell'ambito delle problematiche inerenti l' agricoltura, la pesca e paesaggio

- Nell'ambito del PSR le azioni legate alla conservazione e alla difesa del suolo, es. difesa dei pascoli delle zone umide, della biodiversità, attuazione di progetti di filiera legati all'agricoltura biologica sostenibile, possono essere orientati verso le aziende delle aree Parco che svolgono la costante manutenzione del paesaggio;

- Avere come soggetti promotori e coordinatori di progetti di sviluppo rurale gli Enti Parco che, essendo presidi attivi sul territorio e conoscitori delle criticità più impattanti sugli agroecosistemi, possono meglio orientare l'utilizzo di tali strumenti finanziari regionali, per il raggiungimento degli obiettivi istitutivi delle aree naturali protette;

- Chiarimenti sulle distinzioni tra pesca professionale e sportiva e sui relativi attrezzi e strumenti da pesca consentiti per legge e regolamentazione della pesca sportiva (da terra e da mare) nei SIC marini;

- Eventuale pianificazione di campi ormeggio eco-compatibili per Posidonia e su coralligeno;

- Incentivi per la predisposizione di forme di mitigazione ambientale in corrispondenza di impianti di maricoltura e acquacoltura.

4) Nell'ambito delle problematiche inerenti il turismo sostenibile, la mobilità e patrimonio culturale

- Promuovere il turismo sostenibile avendo come punta di diamante i servizi promossi nelle aree naturali protette (trekking, ciclo-trekking, pescaturismo, escursionismo, laboratori didattici, laboratori del gusto, ippoturismo, teatro in masseria, eventi culturali in natura, ecc.) in quanto fortemente vocate a sperimentare modelli di turismo sostenibile innovativi;

- Salvaguardare, Tutelare e Valorizzare le emergenze archeologiche presenti nelle Aree Naturali Protette attraverso l'incentivazione nei parchi di campagne di scavi e ricerche scientifiche;

- Regolamentazione e contingentamento delle immersioni subacquee nei SIC Marini;

- Promozione della fruizione sostenibile in mare: mobilità sostenibile, sport eco-compatibili e di iniziative di turismo sostenibile pubblico-privato.

Legambiente nei Parchi di Puglia

Se Legambiente ha avuto un ruolo fondamentale nella individuazione ed istituzione della rete delle Aree Protette pugliesi, oggi ha completamente reinventato il ruolo dell'associazionismo all'interno del sistema della natura protetta, sperimentando forme di gestione sociale e turismo sostenibile, processi di decisione e problem solving partecipati, integrazione territoriale avanzata con i SAC ed i GAL, ricavandosi un ruolo di partner sociale che la colloca al fianco e spesso più avanti degli enti gestori deputati.

Attualmente la nostra Associazione gestisce in convenzione le attività di promozione, monitoraggio e mobilità del PNR Isola S. Andrea – Litorale di Punta Pizzo e il relativo Centro visita di Torre S. Giovanni La Pedata, il CRTM ed il CEA di Manfredonia (Parco Nazionale del Gargano), i CEA di Manduria (RNR del Litorale Tarantino Orientale), Torre Lapillo (RNR Palude del Conte).

Legambiente Puglia con i suoi circoli territoriali ha anche da tempo avviato in aree protette delle politiche di valorizzazione territoriale e promozione del volontariato nazionale ed internazionale attraverso i suoi Campi di Volontariato: Gallipoli e Porto Cesareo.

Dall'8 marzo 2019 Legambiente Puglia è soggetto responsabile del progetto "Tra Laghi e Gravine: tutela integrata della biodiversità" che si pone l'obiettivo di valorizzare e tutelare la Riserva Naturale Orientata dei Laghi di Conversano e Gravina Monsignore grazie al Bando Ambiente 2018 promosso da Fondazione con il Sud, che consentirà di adottare e sperimentare interventi di tutela dei laghi e di prevenzione contro gli incendi.

L'Associazione sta anche rivestendo un ruolo strategico e di presenza all'interno degli organi di gestione delle aree protette, con i propri rappresentanti all'interno dei consigli direttivi dei Parci e delle Aree Protette, apportando un forte contributo fattivo ed esperienziale nella visione strategica, di sviluppo e valorizzazione.

9.IL TURISMO RESPONSABILE E IL CONTRIBUTO DI LEGAMBIENTE PUGLIA

Il turismo è un settore in costante espansione che sposta in tutto il mondo cinque miliardi di persone grazie allo sviluppo dei trasporti e delle comunicazioni. È uno dei settori più remunerativi con un fatturato- in Italia- di trentanove miliardi e da lavoro a tre milioni di persone.

La grande massa di turisti che si sposta in modo incontrollato porta, però, ad avere nelle località di importanza storica, artistica, religiosa e di grande bellezza naturale un overtourism, un sovraffollamento che incide in modo significativo sulle comunità locali e sul territorio.

A fronte di questa continua richiesta da parte dei turisti e dei visitatori, bisogna intervenire e porre l'attenzione, da subito, su questa delicata situazione che si sta verificando in ogni parte del mondo.

Alcuni provvedimenti si stanno già prendendo. Ad esempio, in Australia da ottobre sarà vietato salire sul massiccio dell'Uluru, considerato sacro dagli aborigeni, e venendo più vicino a noi, il lago di Braies in Alto Adige, è stato chiuso dal 10 luglio al 10 settembre di quest'anno a causa proprio dell'overtourism. In Puglia, Gallipoli è riconosciuta come uno di quei luoghi in cui i flussi turistici sono sproporzionati rispetto ai residenti.

Anche nel 2019 la Puglia sta confermando un trend positivo di arrivi di turisti da ogni parte del mondo che si riversano nelle località più rinomate invadendo centri storici, spiagge, borghi. Molti di questi sono alla ricerca smodata di un divertimento sfrenato che lascia tracce irreparabili come è avvenuto per le dune spianate nei concerti di Jovanotti.

Inoltre, la nuova tendenza a viaggiare per accumulare followers e like sui social network ha fatto perdere di vista la vera essenza del viaggio che è quella di arricchire il proprio bagaglio di vita fatto di conoscenza, emozioni e di apertura verso l'altro.

Senza aspettare che si verifichino ulteriori danni ai territori e alle comunità locali è necessario perseguire un turismo responsabile che metta in sincronia i tre attori del turismo: gli operatori del settore, i viaggiatori e la collettività locale.

Ci deve essere un equilibrio tra le parti affinché ci sia una uguaglianza nel trarre benefici sia economici che sociali. Chi ospita, la popolazione del luogo, deve avere un ruolo importante nelle decisioni e nei progetti di turismo che si creano e si realizzano sul territorio, senza subirli passivamente e senza nessuna forma di sfruttamento.

In questa ottica il turismo responsabile racchiude le altre forme di turismo legate al concetto di sostenibilità, all'ecoturismo, al turismo culturale ed equo solidale.

La parola d'ordine per il consumatore consapevole deve essere RISPETTO. Rispetto per le persone, le diverse culture, le tradizioni e per l'ambiente. Il turista ha il dovere di avere cura del luogo in cui è ospitato a partire dalla natura circostante, ai beni comuni e culturali, agli usi e costumi della comunità ospitante.

Legambiente Puglia e il turismo responsabile

Legambiente, sin dal 1977, si è sempre distinta nel proporre attività che richiamano i principi fondamentali del turismo sostenibile istituendo anche il premio Oscar Ecoturismo, da assegnare a parchi, aree protette e strutture ricettive.

La Guida Blu-Il mare più bello, i campi di volontariato, Goletta verde, Voler bene all'Italia sono tutte campagne che mettono al centro tutte le azioni di sostenibilità e di valorizzazione del territorio.

E se la Puglia è salita sul podio per il mare più bello 2019- Guida blu, ottenendo il terzo posto dopo Sicilia e Sardegna, lo stesso non si può dire per l'oscar dell'ecoturismo che non vede alcuna struttura turistica affiliata a Legambiente Turismo, nessun parco o area protetta premiata.

Non potendo obbligare le strutture ricettive ad adeguarsi seguendo il principio della "triple bottom down", cioè di tenere conto dei tre obiettivi simultaneamente: qualità ambientale, equità sociale e prosperità economica, diventa importante sensibilizzare gli operatori del settore mettendo in campo tutte le azioni che possano coinvolgerli, evidenziando le potenzialità e i benefici che ne potrebbero trarre.

Così attraverso i social media, convegni, campagne attive, riconoscimenti, cataloghi ed altro, Legambiente Puglia può diventare la locomotiva trainante affinché si facciano scelte etiche.

Nello stesso tempo, è necessario continuare ad educare il turista e il viaggiatore ad avere comportamenti sostenibili con la diffusione delle buone pratiche da osservare.

Su quest'ultimo punto, Legambiente in Puglia ha attivato molte iniziative che hanno avuto riscontri positivi evidenziati da una massiccia presenza di persone che sono state coinvolte attivamente.

Tra le tante attività dei circoli pugliesi e dalla sede regionale di Legambiente si segnalano:

- il Festival della Ruralità, l'evento organizzato in collaborazione con il Parco dell'Alta Murgia che mira a promuovere e valorizzare il patrimonio rurale e culturale del territorio nonché i prodotti locali;

- i Campi di Volontariato all'interno dei parchi, quest'anno realizzati dai circoli di Gallipoli, Porto Cesareo e Putignano, che hanno visto la partecipazione attiva e diretta dei giovani partecipanti;

- Parchi in Rete e Arte & Natura, le escursioni organizzate rispettivamente dal circolo di Massafra e dal circolo di Martina Franca, con il preciso obiettivo di far conoscere il territorio pugliese abbinando la scoperta dei parchi e delle aree protette ai beni culturali dei borghi, in cui essi ricadono, Escursioni legate anche alle esperienze enogastronomiche per far conoscere i prodotti tipici locali. O anche le Escursione Arte & Natura del Circolo Due di Campomarino di Maruggio nel borgo antico di Maruggio e lungo la costa di Campomarino.

Queste attività ben si sposano con la nuova vocazione del turista/viaggiatore che vuole tornare a casa con un ricordo che gli resti nel tempo e che ha fatto SOLO in quel luogo.

In Puglia il turismo esperienziale ed emozionale è una carta vincente e sta a noi, con le nostre azioni, attività, campagne di sensibilizzazioni, promozione del territorio, valorizzazione dei prodotti locali continuare a seminare l'amore per la nostra Terra e indirizzare il settore del turismo verso un atteggiamento più sostenibile e consapevole.

10. UNA PUGLIA SOLIDALE E INCLUSIVA

Il 25 settembre 2015, le Nazioni Unite hanno approvato l'Agenda Globale per lo sviluppo sostenibile ed i relativi target da raggiungere entro il 2030. Si è espresso un chiaro giudizio sull'insostenibilità dell'attuale modello di sviluppo non solo sul piano ambientale, ma anche su quello economico e sociale. La trasversalità dell'impegno ambientalista si interseca con obbiettivi di educazione, sicurezza alimentare, parità di genere, tutela dell'ambiente, diritti umani, sociali ed economici e quindi con la necessità di cambiamenti radicali altrimenti anche un ritorno della crescita economica in termini di Prodotto Interno Lordo non potrà, comunque, ovviare a distorsioni come povertà, disuguaglianze e degrado ambientale.

In tale prospettiva Legambiente in Puglia ha intensificato e tradotto in concrete azioni progettuali attività di accoglienza, integrazione, solidarietà e lotta ai pregiudizi. Obiettivo raggiunto è stato anche quello di incoraggiare le comunità locali ad intraprendere azioni per superare le paure del diverso e piuttosto comprendere come la diversità sia una indubbia fonte di arricchimento e positivo confronto.

Nello specifico la convenzione tra DAP-Amministrazione Penitenziaria di Puglia e Basilicata e Legambiente Puglia ha cristallizzato le iniziative che da anni registrano la presenza di detenuti/e accanto ai volontari di Legambiente in concrete azioni di pulizia e tutela dell'ambiente e degli spazi urbani. Sono stati coinvolti all'interno e all'esterno degli istituti, in percorsi formativi su sviluppo sostenibile ed economia circolare, mentre l'intesa con il Tribunale dei Minorenni ha consentito di attivare incontri, con le modalità di affidamento in prova, con minori a rischio.

Altro preciso target di riferimento risultano i migranti divenuti efficaci protagonisti di molteplici attività di Legambiente e con i quali non solo si sono strutturate azioni comuni di adozione di alcune aree verdi e naturalistiche ( con Puliamo il Mondo con i Circoli di Cassano delle Murge, Corato, Trani, Andria, ecc.) ma si sono attivate permanenti sinergie che vedono coinvolti, ad iniziare dalle scuole, anche migranti di seconda generazione con lo sviluppo di eventi interculturali ed integrazione con la popolazione locale come la "Festa dei popoli e delle Culture" nella città di Trani. L'interazione con i soggetti provenienti da paesi extraeuropei ha visto Legambiente Puglia impegnata in attività di cooperazione internazionale in Libano, Palestina, Israele, Tunisia, Kossovo, Albania, Armenia, Georgia e da ultimo nei campi profughi siriani presenti in Grecia al fine di svolgere attività soprattutto a sostegno di bambini e donne.

La consapevolezza che la cura del territorio non possa prescindere da realtà emarginate e dalle fasce di povertà vede Legambiente Puglia attualmente e concretamente impegnata nel recupero delle arre verdi del territorio in un progetto come "Scuola Corsara" con il coinvolgimento di adolescenti a rischio di dispersione scolastica, unitamente a giovani "border line" ed a rischio di emarginazione e criminalità. Altro progetto, avviatosi nel luglio 2019, denominato "una Tavola più grande" in linea con la Legge regionale sullo spreco alimentare e dei farmaci consente di coniugare le politiche di economia circolare e compostaggio con forme di intervento indirizzate a valorizzare l'attività di solidarietà e beneficenza con la Legambiente attiva nel realizzare, con il cibo recuperato tavolate sociali aggregative all'esito delle quali molti dei bisognosi, migranti, ex detenuti si affiliano alle iniziative pubbliche di Legambiente.

Poiché le sfide ambientali e sociali richiedono un effettivo e globale coinvolgimento delle nuove generazioni e l'impegno di tutti, al di là dei confini, senza distinzione di credo, genere e provenienza Legambiente in Puglia ha aderito al programma europeo di volontariato e solidarietà denominato "Corpo europeo di solidarietà" (ESC) indirizzato a giovani desiderosi di apportare un cambiamento solidale e positivo nella propria comunità locale. In particolare un progetto di solidarietà attivo dal febbraio 2019 nel tratto costiero tra Trani e Barletta e denominato "Mare di inverno" è stato ritenuto come il miglior progetto giovanile italiano di solidarietà sociale e mitigazione ambientale con la conseguenza che tre giovani legambientini pugliesi sono stati invitati, in aprile 2019, nel Parlamento Europeo a Bruxelles in occasione della Settimana europea della gioventù per confrontarsi con organizzazioni giovanili e responsabili politici provenienti da tutta Europa.

11. IL VOLONTARIATO COME RISORSA DI SVILUPPO

Il Volontariato oggi non è più semplicemente un "attività gratuita" svolta da un individuo nei suoi ritagli di tempo, ma è un qualcosa di più articolato e complesso che va visto sotto più aspetti e sfaccettature della vita. Il Volontariato oggi è un potente strumento che favorisce il rafforzamento della fiducia interpersonale abituando gli individui che si associano a fidarsi vicendevolmente per raggiungere gli obiettivi e stimolando lo sviluppo di sentimenti positivi.

Un mondo sempre più articolato attraverso il quale poter dare lettura dello spaccato della realtà sociale e di come, di conseguenza, la società odierna si sta evolvendo e trasformando. Ed infatti anche l'Istat se n'è accorta ed ha pubblicato a fine 2018 il 26° rapporto annuale sulla situazione del paese, mettendo al centro della ricerca le reti e le relazioni sociali e analizzando la popolazione a partire dalla sua presenza in reti di sostegno, di amicizia, di lavoro, di cultura sia formali che informali.

Dal rapporto emerge un rapporto tra benessere personale e volontariato: chi vive meglio fa più volontariato e chi fa volontariato vive meglio. Appartenere a gruppi o associazioni consente, infatti, di arricchire quella rete di relazioni e di scambi evitando l'isolamento e garantendo la costruzione di occasioni di socialità. Chi si impegna manifesta, inoltre, una maggiore propensione all'ottimismo, con aspettative sul futuro più rosee: il 35,9 per cento dei volontari crede che la sua situazione personale migliorerà, contro il 25,6 dei non volontari.

Il volontariato ha anche ricadute positive laddove ci sono situazioni di difficoltà: gli effetti maggiori dello svolgere attività solidali sono dichiarati soprattutto dalle persone con risorse economiche scarse o insufficienti, dalle casalinghe, dalle persone in cerca di lavoro o con un basso titolo di studio, confermando come fare volontariato abbia ricadute positive soprattutto nelle persone a rischio di marginalità.

Il rapporto evidenzia, però, che tra i fattori che incidono maggiormente sull'esercizio di attività di solidarietà ci siano ancora il titolo di studio e l'essere già coinvolti in altri contesti di socializzazione. La quota di volontari è molto più alta della media nei gruppi sociali con reddito medio alto e titoli di studio elevati.

Il Volontariato però oltre far bene alla salute e alle relazioni è divenuto nel tempo un'importante punto di riferimento in Italia ma anche un'opportunità e occasione di occupazione e crescita, soprattutto nel Mezzogiorno

Nel Mezzogiorno (Sud e Isole), infatti, sono presenti 89mila istituzioni non profit, pari al 26,5% del totale nazionale ed in particolare il 6,2% delle INP italiane sono in Sicilia, il 5,7% in Campania, il 5% in Puglia, il 3,2% in Sardegna e il 2,6% in Calabria. Il tasso di crescita rispetto al 2011 che nel Mezzogiorno (Sud + isole) risulta leggermente superiore alla tendenza nazionale (+12,3, rispetto al dato nazionale pari a +11,6), nel Sud continentale è pari a +15,6% e nelle Isole a +6,9%. Il dato della Puglia è in linea con il dato nazionale (+11,4%).

Le INP presenti nel Mezzogiorno impiegano (al 31 dicembre 2015) 157 mila lavoratori dipendenti, pari al 19,9% del totale nazionale (con un incremento rispetto al 2011 pari al 23,5%) e 1 milione e 180 mila volontari, pari al 21,3% del totale nazionale (con un incremento del 23,5% e 7 punti percentuali rispetto al dato nazionale). Il 26,2% dei dipendenti delle INP meridionali è concentrato in Sicilia, il 21,7% in Puglia, il 19,1% in Campania e il 13,6% in Sardegna. I volontari invece sono concentrati per il 20,3% in Campania, il 18,6% in Puglia, il 18,4% in Sicilia e il 16,4% in Sardegna.

I primi dati diffusi dall'Istat restituiscono una serie di segnali positivi sul ruolo del Terzo settore come volano per la crescita e lo sviluppo socioeconomico delle regioni meridionali. Tale opportunità si delinea anche in relazione ai settori in cui le INP meridionali operano: Sviluppo economico e coesione sociale, Sanità, Assistenza sociale e protezione civile, delle Relazioni sindacali e rappresentanza di interessi.

Tali dati evidenziano quindi, anche nel Sud Italia, la diffusione crescente del "modello non profit" di produzione e di fornitura dei servizi, in grado di creare opportunità di lavoro anche in un periodo di grande difficoltà generale

In Puglia i dipendenti prevalgono nei settori della Sanità (30,7%) e della Cultura, sport e ricreazione (6,5%). In tutte le regioni meridionali inoltre prevale, rispetto al dato nazionale, la quota di dipendenti impiegati nel settore delle Relazioni sindacali e rappresentanza di interessi.

Nell'ambito della rilevazione censuaria sono state rilevate anche informazioni relative alla "mission" delle organizzazioni non profit, intesa come la/le finalità a cui esse tendono, declinate secondo tre modalità distinte: "la promozione e tutela dei diritti", "il sostegno e supporto di soggetti deboli e/o in difficoltà", "la cura dei beni collettivi". Nelle Regioni del Mezzogiorno per ogni finalità considerata la quota percentuale è sempre superiore al valore nazionale, e ciò lascia ipotizzare una maggiore attenzione del settore non profit per questi temi, proprio nei contesti territoriali dove essi risultano più urgenti. In particolare, in quasi tutte le regioni meridionali la percentuale di INP dedite al sostegno e supporto di soggetti deboli o in difficoltà (quindi alla loro inclusione sociale) è superiore al dato nazionale. Anche la cura dei beni comuni (es. acqua, parchi, edifici e monumenti pubblici e privati) risulta essere un tema molto sentito dalle INP meridionali, a testimonianza della nascita e dello sviluppo di nuove forme di cittadinanza attiva e di impegno civico, orientate alla tutela del territorio e del patrimonio collettivo (culturale, paesaggistico, naturale), anche eventualmente in contesti già disagiati.

Questo potrebbe essere letto come un segnale positivo, laddove il ruolo di socializzazione ed espressione del settore nei contesti disagiati del Sud possa favorire l'inclusione sociale dei soggetti "a rischio" (soprattutto giovani), e possa essere veicolo di valori quali la solidarietà, la legalità e il rispetto di regole condivise.

In questo scenario si innesta Legambiente Puglia, la rete regionale di Legambiente, l'associazione no profit con 40 anni di carriera e che punta la sua attività su un ambientalismo scientifico fatto di dati oggettivi e concreti. Un'associazione che in puglia vanta 50 circoli territoriali e circa 1.500 volontari che quotidianamente si rimboccano le mani per mantenere pulito il proprio paese contro i "barbari" distruttori: singolo individuo o grande multinazionale. In un contesto culturale e sociale in cui sono sempre più diffusi allarmismi e fake news, spesso costruiti a tavolino e con scopi ben precisi, è di fondamentale importanza la presenza di un rigore scientifico che sia alla base del dibattito politico, sociale e culturale di ogni singolo paese e città. Per questo l'ambientalismo scientifico oggi più che mai deve assumersi un ulteriore carico di responsabilità sulle proprie spalle rispetto a quanto fatto fino ad oggi.

Oggi è necessaria una rigenerazione culturale e sociale che passi attraverso l'ambiente inteso in senso lato, non solo quello della "natura", ma anche quello di ogni casa, di ogni spazio comune, di ogni luogo condiviso e privato, perché ogni gesto è importante per noi e per la nostra società. Anche una singola persona che butta una sola bottiglia di plastica per strada ha conseguenze per tutti. Ma è fondamentale agire con azioni concrete e nel tempo, e non singoli spot o slogan. Il problema non è più rilegato ad una sola azione, ma ormai è diffuso in larga scala e pertanto bisogna agire nella base antropologica e culturale di ognuno di noi.

L'ambientalismo scientifico è uno dei tratti distintivi di Legambiente. L'associazione ha iniziato il suo percorso con i fisici protagonisti della battaglia contro il nucleare e promotori di un nuovo modello energetico, i medici che lanciavano i primi allarmi sui rischi per la salute provocati dallo smog e da molte produzioni industriali, i biologi che denunciavano l'inquinamento di fiumi, laghi e mari e continua ancora oggi con le tante competenze del suo comitato scientifico. Oggi i fronti su cui siamo impegnati - dalla lotta ai cambiamenti climatici al percorso di decarbonizzazione del sistema energetico e dell'economia, dalla tutela delle risorse idriche allo sviluppo dell'economia circolare, dalla riconversione innovativa dell'industria ad un'agricoltura pulita, giusta ed equa, dalla promozione della mobilità a zero emissioni per combattere lo smog alla tutela degli animali e della biodiversità solo per citarne alcuni - si sono moltiplicati e le sfide che abbiamo davanti non sono semplici, né semplificabili.

Abbiamo il compito, ad ogni livello, di fornire nel modo più ampio e accessibile le chiavi per leggere le questioni ambientali del nostro Paese, della nostra Regione e della nostra città, per interpretare i fenomeni e saper fornire delle soluzioni concrete e realizzabili.

E' da qui che ha origine la citizen science, inserita nel 2014 nel dizionario Oxford English, che rappresenta per Legambiente lo strumento migliore per sollecitare azioni che contribuiscano concretamente alla salvaguardia dell'ambiente e dei beni comuni. Una pratica associativa presente fin dai primi anni di attività della nostra associazione, quando nel 1986 partiva la prima edizione di Goletta Verde con il monitoraggio scientifico delle acque di balneazione, o due anni dopo con il primo monitoraggio su inquinamento dell'aria e rumore nelle città italiane realizzato dal Treno Verde, prima che venissero installate le prime centraline per i controlli pubblici. Che è seguita con il monitoraggio della beach litter e marine litter, con le campagne anche in chiave regionale di dossier come quello sulla Depurazione in Puglia, Comuni Ricicloni Puglia o campagne di sensibilizzazione come Puglia Eternit Free, ecc. Per non parlare dei dossier in cui si è denunciato negli anni l'abusivismo nella nostra regione ed in alcuni casi ci ha portati a diffidare legalmente enti comunali come il Comune di Rodi Garganico per disporre l'immediata demolizione dell'ecomostro di Roccamare, in esecuzione della sentenza definitiva del Consiglio di Stato che ha confermato le precedenti decisioni del TAR Puglia, rigettando l'appello dei costruttori. O ancora lo storico caso del villaggio turistico "Pino di Lenne" a Palagiano una vicenda di abusi ed omissioni lunga 39 anni.

Una nuova pagina dell'ambientalismo scientifico che è stata possibile grazie al pensare globalmente e l'agire localmente messo in campo dalla rete capillare dei nostri circoli sul territorio regionale che deve essere sempre più in grado di svilupparsi e adattarsi alle nuove forme di mobilitazione che stanno interessando anche il nostro Paese.

12. LA SCUOLA APERTA E INCLUSIVA

Il ruolo che Legambiente ha con la scuola è di fondamentale importanza per l'azione educativa che si prefigge l'associazione in tutte le sue attività, iniziative e campagne. Poter lavorare sulla coscienza dei più giovani è di primaria importanza, affinché crescano nel pieno rispetto dell'ambiente e del territorio. Questo è fondamentale soprattutto in una fase e momento storico delicato come questo, dove la crisi climatica attanaglia governi e città.

Da tener presente, però, che oggi anche le associazioni che operano nel mondo educativo si trovano a fare i conti con un problema importante che colpisce le fasce adolescenziali scolastiche, ovvero quello dell'abbandono scolastico e della povertà educativa. E un'associazione come la nostra, che pone gran parte delle proprie speranze nei giovani, non può restare inerme difronte a questo fenomeno sociale.

L'abbandono scolastico è uno dei problemi più seri tra quelli che affliggono non solo il mondo della scuola, ma l'intera società italiana. I motivi per cui una ragazza o un ragazzo abbandona la scuola prima del diploma superiore possono essere diversi. Spesso incidono condizioni di marginalità sociale, che possono portare sia a una frequenza saltuaria, sia all'abbandono definitivo degli studi.

Un ragazzo che abbandona la scuola è un fallimento educativo e segnala che qualcosa non ha funzionato. Le ricerche indicano che a lasciare gli studi prima del tempo sono spesso i giovani più svantaggiati, sia dal punto di vista economico che da quello sociale. Un meccanismo molto pericoloso perché aggrava le disuguaglianze già esistenti. Quando il fenomeno colpisce ampi strati della popolazione, è l'intera società che diventa complessivamente più debole, povera e insicura.

Uno degli obiettivi stabiliti dall'Ue è che la quota di giovani che abbandonano prematuramente gli studi scenda sotto il 10% entro il 2020. Questo target rappresenta una media europea, ed è stato successivamente parametrato per le diverse situazioni nazionali. Ad esempio per la Francia l'obiettivo è il 9,5%, per la Spagna è il 15%, mentre per l'Italia è il 16%[1].

Per ridurre dispersione e abbandono scolastico, il governo italiano è intervenuto nel 2013 con una legge. L'obiettivo era tener aperte le scuole oltre l'orario, ma anche promuovere le attività sportive. L'Italia si è assestata sul 14% di abbandoni scolastici. Andamento della quota di giovani 18-24 anni che abbandonano prematuramente gli studi (2008-2017)

Dal 2008 ad oggi, il dato italiano è migliorato. In quell'anno i giovani tra 18 e 24 anni che avevano al massimo la licenza media e non erano inseriti in nessun percorso di formazione erano quasi il 20% del totale. Da allora questo valore è migliorato costantemente, per poi assestarsi attorno al 14% negli ultimi due anni. Da un lato quindi l'Italia ha superato il target nazionale, dall'altro, resta ancora abbastanza lontana la soglia del 10%. Ma sul risultato nazionale pesano delle profonde differenze territoriali. Alcune aree del paese hanno raggiunto (o quasi) l'obiettivo europeo: nord-est (10,3% nel 2017), nord-ovest (11,9%), centro (10,7%). Nell'Italia meridionale invece gli abbandoni sono ancora al 18,5%.

Il mezzogiorno già all'inizio della rilevazione mostrava una quota di abbandoni più alta (23%), però anche il nord-ovest era quasi al 20%. In 8 anni, quest'ultimo è sceso di oltre 7 punti (arrivando all'11,9%), mentre il mezzogiorno, che pure ha avuto una contrazione significativa (-4,5 punti), rimane al 18,5%.

Il dato regione per regione mostra che nelle due isole, Sardegna e Sicilia, la quota di giovani che abbandonano prematuramente gli studi supera il 20%. Poco sotto il 20% anche Campania (19,1%) e Puglia (18,6%). Analizzando il dato pugliese si nota che la provincia con maggiore abbandono scolastico è quella di Brindisi con il 26%, segue Barletta-Andria-Trani con i 20,8%, Foggia e Taranto con il 19,2%, Lecce con il 17,4% ed infine, la più virtuosa, Bari con il 14,6%.

Tra i fattori che si incrociano con l'abbandono scolastico non può essere tralasciata la povertà educativa, un altro elemento di forte incidenza sulla realtà sociale della scuola e dei suoi studenti. La povertà educativa, infatti, cioè la mancanza delle competenze necessarie per uno sviluppo adeguato e per farsi strada nella vita, è una mina innescata sul futuro di migliaia di bambini e adolescenti pugliesi.

Quasi un quindicenne su 4 è sotto la soglia minima di competenze in matematica e 1 su 6 in lettura, percentuale che fra gli adolescenti del Sud che vivono in famiglie più svantaggiate raggiunge rispettivamente il 44,2% e il 34,5%: povertà economica e povertà educativa infatti si alimentano reciprocamente e si trasmettono di generazione in generazione. D'altra parte, notevoli sono le carenze di servizi e opportunità formative scolastiche ed extrascolastiche: in Puglia, solo il 4% dei bambini tra 0 e 2 anni riesce ad andare al nido o usufruire di servizi integrativi, l'84% delle classi della scuola primaria non offre il tempo pieno e il 74% dei minori non accede ad una serie di attività ricreative, sportive, formative e culturali. In particolare, il 55,7% dei minori tra 6 e 17 anni non ha letto neanche un libro nell'anno precedente, il 75,4% non ha visitato un sito archeologico e il 70% un museo, il 57% non ha svolto alcuna attività sportiva[2].

Le caratteristiche della scuola frequentata, come la qualità delle infrastrutture, la connessione ad internet, la partecipazione ad attività extracurriculari, sono correlate all'incidenza della povertà educativa. Il Rapporto rileva che in Italia il 45% dei ragazzi che hanno aule con connessioni internet carenti non raggiunge le competenze minime in matematica e il 41% in lettura, percentuale che scende a 43% e 28% se le scuole sono ben connesse. In Puglia la percentuale di aule non connesse raggiunge il 29%.

Anche la qualità degli edifici scolastici è fondamentale per lo sviluppo delle capacità di apprendimento, tuttavia in Puglia il 68% degli alunni di 15 anni frequenta scuole con infrastrutture insufficienti.

Per non parlare dell'importanza delle attività extracurricolari per attivare percorsi di recupero nei minori più svantaggiati. C'è, infatti, una correlazione positiva tra la partecipazione ad attività sportive, musicali, di volontariato e l'incidenza della povertà educativa. Tuttavia in Puglia il 91% degli alunni di 15 anni frequenta scuole che non prevedono attività extracurricolari.

In tale contesto è fondamentale il ruolo delle associazioni al fine di dare un supporto formativo e didattico alla realtà istituzionale scolastica nel creare alternative educative extrascolastiche. Fondamentale è l'allargamento della comunità educante con chiare responsabilità educative: dalla famiglia alla scuola, dallo studente alle istituzioni. D'altronde è ciò che fa Legambiente da anni attraverso i suoi circoli e campagne di educazione ambientale (Nontiscordardimè, Festa dell'Albero, Spiagge e Fondali Puliti, Puliamo il Mondo, ecc.), che in alcuni casi e contesti si trasformano in percorsi educativi continuativi e costanti come ad esempio i Centri di Educazione Ambientale. Il rapporto tra scuola e Legambiente è fondamentale per la realizzazione delle attività associative, avvicinando bambini e adolescenti al mondo ambientale e del volontariato attraverso un apprendimento ludico-didattico, dentro e fuori le mura scolastiche.

Legambiente, inoltre, attraverso Legambiente Scuola e Formazione, riconosciuta dal Ministero dell'Istruzione, è ente qualificato per la formazione del personale scolastico (DM 177/2000, decreto 6/10/2005). Progetta, organizza e gestisce attività di formazione e aggiornamento professionale per gli insegnanti e percorsi formativi per educatori ed animatori ambientali.

Da qui la promozione del primo corso in Puglia per gli educatori iscritti al Registro Nazionale degli Educatori Ambientali di Legambiente "PROGETTARE E GESTIRE LA DIDATTICA ATTIVA - Corso introduttivo per la progettazione e conduzione di attività di educazione ambientale e alla cittadinanza", tenutosi il 7-8 aprile 2018 che ha visto la partecipazione di oltre 50 persone provenienti anche da regioni limitrofe.

Ed è obiettivo futuro di Legambiente Scuola & Formazione Puglia la promozione di un nuovo corso specifico sulla Povertà Educativa ed abbandono scolastico per riflettere con istituzioni, associazioni e parti sociali ed educative sul fenomeno pugliese. Ma allo stesso tempo promuovere corsi, seminari e momenti di riflessioni sulle opportunità educative odierne in Puglia e in Italia.

Su questa linea Legambiente Puglia in questi quattro anni ha realizzato ed avviato, attraverso i circoli territoriali, un "Protocollo d'intesa per azioni di contrasto alla povertà educativa e attività di educazione ambientale di bambini e adolescenti" con le scuole della regione, al fine di dotare i circoli e la stessa Legambiente Puglia di un accordo formale per poter creare insieme dei percorsi formativi ed educativi tesi a tali finalità.

Legambiente Puglia, inoltre, ha deciso di partecipare nel 2017 al Bando Adolescenza di Impresa Sociale Con i Bambini, proprio per contrastare l'abbandono scolastico e la povertà educativa. E' nato il progetto "Scuola Corsara" che fino al 2020 vedrà una rete territoriale composta da 14 partner lavorare in sinergia con le scuole della città di Trani. Un esperimento ambizioso che però ha delle basi consolidate grazie all'esperienza di Legambiente. Un progetto attraverso il quale poter lanciare in modo più forte e conciso, in giro per la Puglia, gli obiettivi fondamentali per il prossimo futuro in ambito educativo:

ü I minori devono poter apprendere, sperimentare, sviluppare capacità, competenze, talenti e aspirazioni;

ü Tutti devono poter avere accesso ad un'offerta educativa di qualità;

ü Tutti devono poter sviluppare le proprie competenze educative in luoghi e strutture sufficienti e connesse;

ü Tutti devono poter usufruire e scegliere attività extrascolastiche adeguate per eliminare la povertà educativa e la marginalità sociale.

Il tutto è possibile attraverso un approccio innovativo sul piano organizzativo, didattico e sociale. Attività e progetti devono sfruttare le innovazioni tecnologiche a supporto della progettazione partecipata e dell' e-democracy, in cui è possibile rendere protagonisti tutti i componenti del comunità educante. Adottare una scelta di condivisione e di connessione sinergica tra molteplici realtà è già un grande risultato per un territorio in cui anche il mondo del volontariato e le istituzioni educative operano in modo autoreferenziale e concorrenziale.

La seconda innovazione si deve avere seguendo un approccio pedagogico del "Service Learning", recentemente sviluppatosi in Italia, che coniuga sistematicamente e intenzionalmente apprendimento e servizio; discipline e impegno solidale si integrano in un circolo virtuoso che tende alla soddisfazione di un bisogno reale della comunità attraverso l'applicazione dei saperi e di competenze disciplinari e trasversali ponendo al centro di ogni azione il curricolo, il servizio e lo studente. Utilizzando così metodologie didattiche basate su pratiche laboratoriali, apprendimento cooperativo, peer education, learning by doing e 'impresa simulata".

La sfida educativa è senza alcun dubbio un obiettivo vitale e fondamentale per qualsiasi associazione che opera quotidianamente sul territorio, perché le nuove generazioni sono il futuro, sono il domani ed è importante, se non vitale, "educare" le coscienze di questi adulti del domani affinché vivano in un mondo in cui il rispetto dell'ambiente, della natura, dell'altro sia al centro di ogni individuo ed affinché si cambi l'atteggiamento distruttivo che ci ha portato al mondo e società odierna. Uno spiraglio si apre grazie al movimento giovanile che ha avuto origine con Greta Thunberg e il Fridays for Future, spiraglio che però va mantenuto vivo e alimentato ed è qui che dobbiamo entrare in gioco noi legambientini, grazie alla base territoriale agendo dentro e attraverso le scuole, alimentando quel fuoco giovanile che si è accesso.

13. LO STATO DELLA XYLELLA IN PUGLIA

La vicenda relativa al Complesso del Disseccamento Rapido dell'Olivo (COdiRO) e della presenza del batterio oggetto delle norme di quarantena fitosanitarie della UE a 6 anni dalla prima segnalazione in Puglia ha evidenziato la complessità del fenomeno e di conseguenza la difficoltà da parte delle Istituzioni e della comunità di trovare una sintesi come Legambiente aveva più volte notare dai primi interventi.

Dobbiamo evitare di confondere i diversi scenari: La normativa UE definisce delle zone delimitate per approcciare il tentativo di arginare la diffusione del batterio da quarantena.

Le zone delimitate si distinguono in:

Ø Zona Cuscinetto

Situata in zona dichiarata indenne dalla presenza del batterio dove le attività di monitoraggio non hanno riscontrato presenza di focolai.

L'eventuale ritrovamento di piante infette in questa zona comporterebbe l'avanzamento della delimitazione e l'abbattimento del focolaio espiantando tutte le piante ospiti presenti nel raggio della pianta infetta previa ulteriore indagine sulle piante presenti nel raggio di 200 mt.

In questa zona è fatto obbligo di lotta integrata o in biologico degli insetti vettori con mezzi meccanici dal 1'marzo fino al 30 aprile e successivamente con due trattamenti sulla chioma utilizzando i prodotti ammessi seguendo le indicazioni del monitoraggio.

Ø Zona di Controllo

Situata in zona infetta dove l'azione di monitoraggio ha l'obiettivo di trovare ulteriori focolai ed espiantarli senza dover allargare tale azione alle piante circostanti non infette.

In questa zona è fatto obbligo di lotta integrata o in biologico degli insetti vettori con mezzi meccanici dal 1' marzo fino al 30 aprile e successivamente con due trattamenti sulla chioma utilizzando i prodotti ammessi seguendo le indicazioni del monitoraggio.

Ø Zona Infetta

É la zona dove per l'autorità fitosanitaria la presenza del batterio è considerata endemica e non esistono prescrizioni riguardanti l'abbattimento delle piante infette.

In tale zona è consentito il reimpianto di piante ospiti le cui specie e varietà sono stabilite dal Comitato fitosanitario nazionale. Al momento è consentito il reimpianto con varietà di olivo "Leccino" e "FS17 detta Favolosa"

In questa zona è raccomandata la lotta meccanica al vettore meccanica è obbligatoria dal 1' marzo fino al 30 aprile. La lotta attraverso trattamenti sula chioma è raccomandata.

Ø Zona indenne

È definito il territorio europeo dove non è stata riscontrata la presenza del batterio.

Appare evidente che tutte le azioni che possano prevenire la diffusione del batterio in questa zona sono fortemente raccomandate a partire dalle pratiche di controllo del vettore.

Nella zona Infetta la priorità è quella di recuperare la redditività delle superfici olivetate salvaguardando l'ambiente il paesaggio e l'agrobiodiversità.

Il tentativo di contenere l'ulteriore diffusione del batterio in zona infetta è fondamentale valorizzando le azioni di controllo della popolazione del vettore anche attraverso metodi indiretti che l'Università di Bari sta mettendo a punto in questi anni.

Nelle zone cuscinetto e contenimento l'evoluzione della normativa e della giurisprudenza rendono ineludibile l'obbligo delle azioni di contenimento attraverso il monitoraggio finalizzato alla scoperta di nuovi focolai e il conseguente espianto e il controllo dei vettori.

Nella zona indenne è fortemente raccomandata l'applicazione di azioni tendenti a prevenire la diffusione del batterio dando priorità alla lotta al vettore.

Volendo esprimere un bilancio dell'esperienza appare chiaro che la priorità in tutte le zone è contenere la popolazione degli insetti vettori essendo gli unici mezzi di diffusione.

Per fare un esempio: in un campo è presente una pianta infetta non rilevabile da una ispezione visiva in quanto asintomatica anche perché appartenente a varietà resistenti circondata da piante non ancora infettate.

Il numero contenuto di insetti vettori diminuisce il rischio di diffusione soprattutto se tali insetti sono attratti da altro tipo di specie vegetale non ospite presente nell'oliveto.

Per certi versi potremmo paragonare tale strategia a quella che ha consentito nei decenni scorsi il contenimento delle epidemie di Malaria... il controllo del vettore Zanzara anofele attraverso bonifiche e trattamenti ha debellato la diffusione della malaria e consentito la cura dei malati non più soggetti a reinfezioni.

Il monitoraggio per scoprire nuovi focolai da espiantare ha presentato dei forti punti di debolezza. Nel commissariamento ad opera della protezione civile il numero di campionamenti fu di circa 30.000/anno su una superficie di diversi milioni di piante, il metodo di campionamento seguiva esclusivamente le segnalazioni che arrivavano per vari canali al servizio fitosantitario.

Dal 2016 il campionamento gestito da Arif è arrivato a circa 300.000 piante partendo dalla zona indenne arrivando al limite della zona infetta campionando in ogni ettaro olivetato una pianta dando priorità a quelle con sintomi che potessero ipotizzare la presenza del batterio.

In quelle zone è stimata una presenza media di 6 milioni di piante e dai riscontri analitici si è riscontrato che molte piante con sintomi non risultavano infette molte piante senza sintomi risultavano infette.

Quindi appare evidente che nonostante l'enorme mole di lavoro svolto in pochi mesi da circa 200 agenti fitosantitari la percentuale di piante analizzate è molto bassa e che essendoci piante seppur asintomatiche infette l'efficienza del monitoraggio in un'area così estesa è molto bassa.

Con questa riflessione non si vuole porre una critica alla strategia definita "erga Omnes" dalla Commissione UE quanto dare ulteriore evidenza che nel caso Puglia il controllo degli insetti vettori su tutto il territorio è la strategia preventiva più efficace conosciuta oggi.

Allo scopo di favorire le decisioni la Regione Puglia dal 2016 ha selezionato e finanziato 26 linee di ricerca e stabilito 3 accordi specifici con enti di ricerca pubblici.

Il vero problema ambientale sociale ed economico sin dal 2013 è apparso nella zona infetta che dal Salento si spinge fino alla valle d'itria e minaccia la provincia di Bari e parte di quella di Taranto.

E' un dato oggettivo che i fenomeni di disseccamento e perdita produttiva ad oggi sono evidenti nella provincia di Lecce e in parte di quella di Brindisi.

Pertanto la priorità in zona infetta è nelle azioni di recupero della produttività del comparto agricolo attraverso azioni che possano salvaguardare il patrimonio olivicolo esistente, rigenerare le aree oramai devastate attraverso azioni di reimpianto accompagnandole alla diversificazione produttiva seguendo gli studi etnobotanici e sulla agrobiodiversità finanziati dal PSR 2007/2013 della Regione Puglia uno fra questi i progetti Biodiverso e Save Grain Apulia che hanno fornito importantissimi contributi scientifici sul germoplasma delle produzioni pugliesi tradizionali nelle colture annuali ortive fresche e da granella.

E' bene ricordare che nell'agricoltura tradizionale gli oliveti erano prevalentemente consociati con produzioni erbacee e a volte con oliveti e mandorleti al fine di consentire ai contadini la certezza della produzione stagionale.

La rigenerazione del territorio ove l'olivicoltura non rappresenta una fonte di reddito professionale come nel caso di piccole proprietà familiari può essere favorita dalla riforestazione con piante non elencate nella lista delle piante ospiti.

Molti imprenditori si orienteranno sul rinnovamento della superficie olivicola con impianti intensivi che prevedono circa 1800 piante per ettaro. Questo potrebbe pregiudicare ulteriormente la criticità della situazione idrogeoligica Salentina. a tale proposito Legambiente Puglia ha proposto nel corso della discussione parlamentare del Dl 27/2019 la possibilità di agevolare i produttori che reimpiantando fossero stati disposti acque irrigue provenienti dagli impianti di depurazione conformi alle normative vigenti.

Le sperimentazioni finanziate dalla Regione Puglia sono in fase di rendicontazione amministrativa e scientifica. Fra queste ad oggi vanno segnalate quella condotte dal Università del Salento e CREA riguardanti protocolli per il controllo della batteriosi che oltre ad una nutrita e qualificata produzione scientifica pubblicata su riviste specialistiche "peer review" sta dando interessanti risultati in pieno campo nella zona infetta attraverso l'utilizzo di prodotti ammessi in agricoltura biologica a basso impatto ambientale e La sperimentazione di Uniba riguardante le tecniche di monitoraggio per il controllo dei vettori al fine di adempiere con precisione alle direttive della UE per l'uso sostenibile dei pesticidi.


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